46^ Settimana sociale: mercato del lavoro

Intraprendere è una delle parole chiave sulle quali ruoterà la riflessione della Chiesa Italiana nella 46° settimana sociale.Attraverso questa prospettiva il documento preparatorio affronta anche le tematiche riguaranti il mercato del lavoro. Il punto che sta molto a cuore alle Acli, nel documento si apre con questa domanda: “come ridurre precarietà e privilegi nel mercato del lavoro, aumentandone partecipazione, flessibilità (in entrata e in uscita), eterogeneità?”A questa domanda il testo, proposto dal Comitato preparatore, propone alcuni spunti di riflessione sui quali appare opportuno confrontarsi:

1) Auspici: sarebbe importante favorire un mercato del lavoro che sia ampio (ovvero capace di offrire opportunità di lavoro a tutti); accessibile e accogliente (cioè aperto alla conciliazione sui tempi di vita e alle pari opportunità); fluido e flessibile (dove potersi muovere professionalmente e territorialmente); qualificato e qualificante (perché si dovrebbero valorizzare i talenti ed il capitale umano e professionale di tutti).2) Nodi critici: dualismo tra lavoratori protetti e lavoratori precari; settore publico inefficienza e qualità dei servizi; ammortizzatori sociali capaci di coinvolgere i cittadini nel mercato del lavoroCerto l’elenco potrebbe essere assai più ampio.Però appare interessante la descrizione degli auspici, perché potrebbe essere di stimolo a ragionare sui gravi limiti della partecipazione al mercato del lavoro: gli alti tassi di precarietà giovanile; l’inconciliabilità tra lavoro e famiglia (che pagano soprattutto le donne), le scarse prospettive di crescita professionale all’interno di un mondo della produzione che ha un’offerta lavorativa schiacciata verso il basso; la difficoltà di guardare alla flessibilità in termini ampi e che non si limiti alla temporalità del contratto…Forse aiuterebbe ampliare il campo offrendo la chiave di lettura del mondo della produzione, piuttosto che quella di mercato del lavoro, in modo da non schiacciare troppo la visuale sulla relaizone datore di lavoro-lavoratore e poter inserire anche la comunità locale, il territorio, la responsabilità sociale di impresa, le finalità dei prodotti, gli stili di consumo… Tutti elementi che incidono sul benessere del “lavorare”.Inoltre per una riflessione complessiva rispetto alla questione lavoro sembra opportuno oggi tenere la barra dritta seguendo due traiettorie:La dignità della persona che lavora ed il lavoro come garanzia a tutela dello stato permanente di vulnerabilità in cui ogni cittadino vive nella nostra attuale società.Nella Caritas in Veritate vengono sintetizzati in modo molto chiaro quando si chiede «un lavoro che, in ogni società, sia espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa» (Caritas in Veritate, n. 63).

46^ Settimana sociale: mercato del lavoro
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR