7 ottobre: Giornata Internazionale del lavoro dignitoso

In occasione della giornata internazionale del lavoro dignitoso il dipartimento Lavoro delle Acli e l’Ipsia con la collaborazione di Acli Colf hanno prodotto il documento che trovate riportato qui di seguito.
Work is progress… solo se…
Il lavoro è sviluppo solo se è dignitoso!


In occasione del 7 ottobre, Giornata internazionale del lavoro dignitoso, a pochi giorni dalla chiusura del Summit Onu sugli Obiettivi del Millennio, nell’anno europeo di lotta alla povertà e all’esclusione, le Acli ritengono che sia necessario rimettere al centro dell’attenzione il tema del lavoro sottolineando come oggi avere un lavoro non è condizione sufficiente per essere immuni dalla morsa della povertà. Solo un lavoro dignitoso permette un reale sviluppo, della persona, delle comunità e dei Paesi.



Per le Acli in generale un lavoro è dignitoso:

come recitano le convenzioni internazionali, solo se è “un lavoro in condizioni di libertà, sicurezza, dignità ed uguaglianza a cui vengano corrisposte adeguata retribuzione e protezione sociale”
come recita la Costituzione Italiana, solo se “concorre al progresso materiale o spirituale della società”
come ricorda la Caritas in Veritate, solo se è espressione della dignità essenziale di ogni uomo e ogni donna e lascia uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale”.


Oggi, in Italia il lavoro è fattore di diseguaglianza e non è più garanzia di dignità.
Le retribuzioni, oltre ad essere fra le più basse d’Europa, sono anche una delle principali cause di disparità fra i lavoratori. Essere uomo o donna, avere un contratto a tempo indeterminato o un contratto atipico comporta differenti tutele e prospettive di vita e familiari. Un lavoratore con contratto a tempo indeterminato guadagna mediamente il 20% in più di un lavoratore a termine e il 34% in più di un collaboratore a progetto.
L’esposizione agli effetti della crisi sull’occupazione: la componente più giovane della popolazione attiva è quella più esposta. La drastica riduzione dei lavoratori temporanei ed i limiti dei nostri strumenti di “ammortizzazione sociale”, che escludono gran parte del lavoro non standard, hanno finito per penalizzare le giovani generazioni, dove si concentrano, la maggiore flessibilità dei rapporti di lavoro, i minori livelli di copertura assicurativa e previdenziale ed i livelli salariali più bassi.
Il lavoro non è più in grado di garantire un domani dignitoso. Tra trent’anni i lavoratori dipendenti del settore privato avranno una pensione base pari al 56,5% del loro stipendio, mentre quelli autonomi avranno una pensione pari al 34,3% della loro retribuzione. A questi vanno aggiunti i molti giovani che fra lavori intermittenti non si stanno costruendo alcun futuro previdenziale.
Per questo le Acli chiedono al Governo Italiano:

Estendere ai lavoratori non standard le tutele previste per i lavoratori subordinati a tempo indeterminato, introducendo un contratto prevalente di accesso al lavoro
Promuovere una riforma della previdenza per garantire pensioni dignitose, fondandola su più pilastri: una pensione di base a carico della fiscalità generale; una pensione contributiva obbligatoria e una pensione complementare ad adesione volontaria
Ridurre le aliquote fiscali sui redditi da lavoro per gli scaglioni più bassi

Per questo le Acli chiedono alle Istituzioni Europee di:

Integrare il tema del lavoro dignitoso nelle strategie di sviluppo e riduzione della povertà
includere il lavoro dignitoso e il rispetto delle norme fondamentali del lavoro negli accordi commerciali bilaterali (come già previsto anche dal vertice di Heilgendamm del 2007)
sostenere la ratifica e l’applicazione effettiva delle convenzioni in tema di diritti sociali fondamentali;
tutelare maggiormente i lavoratori e le lavoratrici migranti che operano in settori chiave dell’economia e del welfare italiani (edilizia, settore manifatturiero, lavoro di cura), e che ancora oggi si trovano costretti a lavorare in modo sommerso, privi di tutele infortunistiche e previdenziali, discriminati sul piano della tutela sanitaria per via del reato di clandestinità, spesso sottopagati e ridotti in condizioni di semi-schiavitù;
promuovere convenzioni bilaterali con i paesi di immigrazione verso l’Italia sulle questioni di sicurezza sociale con riferimento ai rispettivi sistemi previdenziali che chiariscano le posizioni previdenziali dei migranti in Italia, valorizzino i contributi versati nei rispettivi Paesi, aprano una stagione di riflessione circa il futuro pensionistico di quanti vorranno tornare nel loro Paese d’origine.



Ritengono inoltre che sia opportuno:
Sostenere e rilanciare la proposta presentata in questi giorni dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, e dal premier spagnolo, Luis Zapatero, di introdurre una mini tassa pari allo 0,05% del valore di ogni  transazione sui mercati finanziari, in grado su scala mondiale di generare fino a 665 miliardi di dollari l’anno, una cifra importante da impegnare per sconfiggere la povertà promuovendo il lavoro dignitoso.

7 ottobre: Giornata Internazionale del lavoro dignitoso
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR