8 per mille? No, solo per due

L’8 per mille torna a far discutere. Ma questa volta la polemica non riguarda la Chiesa Cattolica ma l’8 per mille gestito dallo Stato.
Ad accendere la miccia è stato un comunicato di Palazzo Chigi del 4 gennaio con il quale si informa perentoriamente che «per l’anno 2011 non è stato predisposto il decreto di ripartizione della quota relativa all’otto per mille dell’Irpef a diretta gestione statale».

Contrariamente a quanto scelto dagli italiani che avevano deciso di affidare allo Stato questa risorsa, si informa che il contributo non sarà utilizzato per far fronte a interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, e conservazione di beni culturali  (finalità espressamente previste dal Regolamento dell’8 per mille proposte al contribuente al momento della scelta). Dei circa 145 milioni di euro di competenza statale, più della metà del fondo (64 milioni di euro) è stato destinato alla Protezione civile per le esigenze della flotta aerea antincendi durante il precedente Governo e i rimanenti 57 milioni sono stati destinati dall’attuale Esecutivo alle esigenze dell’edilizia carceraria e per il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni.

Indubbiamente si tratta di necessità difficilmente contestabili (al netto degli immancabili sprechi). Ma non era così che avevano deciso gli italiani.

Il Governo si giustifica dicendo che la ripartizione prevista dagli articoli 47 e 48 della legge 20 maggio 1985, n. 222, secondo il Regolamento di cui al DPR 10 marzo 1998, n. 76 non è stata effettuate per mancanza di disponibilità finanziaria. In altre parole, altre norme avevano provveduto ad accaparrarsi questa somma. Per mostrare ragionevole la manovra, la nota aggiunge: «La scelta se effettuare interventi a pioggia o concentrare l’investimento prioritariamente in alcuni dei settori di pubblica utilità sopra indicati viene effettuata in ragione della disponibilità del bilancio e dell’impellenza delle necessità».
La conclusione però è la seguente: «Pertanto nessuno dei progetti presentati con scadenza 15 marzo 2011 è stato ammesso a contributo».
Il provvedimento quindi non solo disattende la scelta del contribuente ma anche le giuste attese delle associazioni e degli enti che avevano presentato progetti relativi a quelle finalità. Sono rimasti a bocca asciutta gli operatori che aiutano i rifugiati politici a gestire il primo inserimento, i volontari che cooperano con popolazioni colpite da gravi calamità e via dicendo. E si trattava di progetti sicuramente di grande efficacia perché gestibili in forme meno burocratiche e più aderenti alla realtà dei fatti.

Che dire?
La procedura in verità prevede che siano coinvolte le commissioni parlamentari. Tuttavia dal tenore della nota governativa vien fatto di pensare che i giochi siano ormai chiusi, e non solo per quest’anno.
Lascia un po’ perplessi l’autoassoluzione posta a conclusione della nota: «Non sono stati toccati quindi i fondi del ministero per i Beni culturali, né sono state tradite in alcun modo, né da questo né dal precedente Governo, le attese degli Italiani che hanno destinato la quota dell’8 per mille alle esigenze dello Stato: tali sono la Protezione civile e l’edilizia carceraria».
Purtroppo invece non sorprende più di tanto che  – come capita troppo spesso – sono i più deboli e poveri che ci rimettono.

8 per mille? No, solo per due
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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