A Betlemme, per dare dignità alle persone attraverso il lavoro

Le Acli operano oggi in Palestina in risposta alla “chiamata” di Giovanni Paolo II.

Festeggiare la beatificazione di Giovanni Paolo II nella prima domenica dopo la Pasqua, per volere dello stesso papa polacco domenica della “Divina Misericordia”, ed in occasione del 1° maggio, Festa dei lavoratori, è per noi tutti motivo di gioia. Festeggiarlo qui a Betlemme, città della pace e del dialogo, insieme con la Fondazione Giovanni Paolo II e tanti lavoratori palestinesi lo è ancora di più.

Perché le Acli a Betlemme

Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani – Acli – nascono per il servizio ai lavoratori, alla Chiesa e alla democrazia e per questo qui, oggi, sentono pienamente realizzata la loro vocazione. Nate nel 1944, verso il termine della II guerra mondiale, le Acli si sono impegnate per dare formazione, diritti, valori di riferimento ai lavoratori italiani che dovevano ricostruire il loro paese molti luoghi ridotto a macerie. Lo hanno fatto con impegno e passione, coinvolgendo milioni di persone e contribuendo alla strutturazione delle istituzioni democratiche, spinti dal desiderio di dare testimonianza della propria fede cristiana e, al contempo, di collaborare con tutti gli uomini, di qualsiasi fede o cultura, impegnati a costruire un mondo migliore.

Le Acli sono oggi qui a Betlemme, partecipi del progetto di questa Casa della Pace, per una duplice chiamata. In primo luogo, da parte di papa Giovanni Paolo II, che nel 2002, nel suo quarto incontro con l’associazione, disse agli aclisti: “Oggi siete chiamati ad allargare i confini della vostra azione sociale, in relazione ai nuovi fenomeni dell’immigrazione e della mondializzazione. In particolare, il fenomeno della globalizzazione, che è il nome nuovo della questione sociale, impone di fare ogni sforzo per far convergere le forze in campo verso un autentico spirito di fraternità”. Sempre in tale occasione il papa – oggi beato – ci invitò a “globalizzare la solidarietà”, spingendoci a dare avvio a progetti di cooperazione internazionale, che oggi ci vedono impegnati dal Kenya al Brasile, dal Mozambico al Kossovo.
In secondo luogo, siamo qui perché chiamati dalla Fondazione Giovanni Paolo II, che ha saputo trasformare la nostra generica disponibilità in progetti, consentendoci di operare in un luogo straordinario come questo, ricco di una storia straordinaria ed insieme carico di problemi e complessità apparentemente insolubili.

Il ruolo specifico di un’associazione di lavoratori e l’impegno della Chiesa

L’odierna ricorrenza del Primo Maggio, inoltre, ci spinge a riflettere sul nostro specifico ruolo di associazione di lavoratori. E lo voglio fare ancora a partire dalle parole di papa Wojtyla, espresse nell’enciclica Laborem Exercens proprio 30 anni or sono: “Il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell’uomo. E se la soluzione o, piuttosto, la graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si ripresenta e si fa sempre più complessa, deve essere cercata nella direzione di rendere la vita umana più umana, allora appunto la chiave, che è il lavoro umano, acquista un’importanza fondamentale e decisiva”.

Perciò, bisogna continuare a interrogarsi circa il soggetto del lavoro e le condizioni in cui egli vive. Per realizzare la giustizia sociale nelle varie parti del mondo, nei vari Paesi e nei rapporti tra di loro, sono necessari sempre nuovi movimenti di solidarietà degli uomini del lavoro e di solidarietà con gli uomini del lavoro. Tale solidarietà deve essere sempre presente là dove lo richiedono la degradazione sociale del soggetto del lavoro, lo sfruttamento dei lavoratori e le crescenti fasce di miseria e addirittura di fame. La Chiesa è vivamente impegnata in questa causa, perché la considera come sua missione, suo servizio, come verifica della sua fedeltà a Cristo, per essere veramente la «Chiesa dei poveri». E i «poveri» compaiono sotto diverse specie; compaiono in diversi posti e in diversi momenti; compaiono in molti casi come risultato della violazione della dignità del lavoro umano: sia perché vengono limitate le possibilità del lavoro – cioè per la piaga della disoccupazione – sia perché vengono svalutati il lavoro ed i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia.

Il senso e la natura del progetto delle Acli

Da qui scaturisce la scelta di essere qui ad operare in un progetto per dare lavoro e, soprattutto, dare dignità alle persone attraverso il lavoro. La formazione professionale, nei diversi ambiti con cui si sta costruendo in questo centro – artigianato del legno e della madreperla, operatori turistici,

animatori sociali – rappresenta un piccolo ma chiaro segno della direzione verso cui insieme vogliamo andare. Non in logica assistenzialistica o meramente umanitaria, ma di cooperazione per promuovere sviluppo, economia civile, dignità economica e sociale.

Per questo il nostro obiettivo non è solo di dare competenze tecniche, ma sviluppare quelle capacità cooperative che possano portare i lavoratori ad associarsi per affrontare le sfide del mercato costituendo piccole imprese, soprattutto di tipo cooperativo.

In questa prospettiva è evidente che il nostro progetto – come è stato fin dal principio – deve essere costruito e portato avanti insieme all’Autorità palestinese e alle autorità locali: la nostra connotazione di associazione cristiana non ci porta a chiuderci alla sola nostra comunità di fede, ma ad operare con e per tutti i cittadini.

Stiamo imparando a conoscere lo splendido popolo palestinese e contiamo di creare una struttura permanente, insieme con la Fondazione, di presenza in questa terra.
In questa giornata così ricca di memoria e di speranza voglio quindi riaffermare l’impegno delle Acli in questa terra, nella prospettiva che è attraverso azioni, anche piccole ma significative, che si può contribuire alla costruzione della pace. E in questo luogo santo ogni nostro sforzo sta a significare l’impegno affinché si affermi il dialogo tra i popoli e in special modo tra il popolo di Israele e di Palestina. Alla memoria carissima di Giovanni Paolo II, papa lui stesso lavoratore, amico dei lavoratori e instancabile uomo di dialogo, affidiamo queste intenzioni e questa opera.

A Betlemme, per dare dignità alle persone attraverso il lavoro
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR