A Como l’autostima cresce col ritratto

A Villa Citterio, una casa di riposo gestita da oltre 15 anni dalle Acli di Como attraverso la cooperativa “Acli solidarietà e servizi”, gli anziani di Lezzeno (Co) si sono scoperti pittori e hanno festeggiato il loro talento con due mostre che si sono svolte a giugno 2014.

Ora, le opere, ognuna di 30×30 centimetri, sono esposte in modo perenne nel refettorio della struttura: 29 quadri per 29 volti che raccontano, con colori forti, gioie e sofferenze degli stessi abitanti di Villa Citterio, autori e modelli dei dipinti.

Titolo della mostra è “Io, ancora io”, un modo per sottolineare che nonostante le rughe, gli acciacchi e le difficoltà dell’età, i pensionati della struttura, continuano a esistere, ad avere degli interessi, a essere delle persone e come tali vanno trattate e rispettate.

Un’idea su cui la direttrice della struttura, Valeria Meroni, lavora molto: “Non mi sono mai piaciute le attività con le perline o la pasta di sale. Sono cose che io da anziana non vorrei fare, le considero deprimenti. Voglio che queste persone anche a 90 anni siano rispettate nella loro dignità e nelle loro scelte senza essere trattate come bambini”.

Il percorso, partito a settembre 2013, è iniziato con una semplice fotografia: le immagini ingrandite e contrastate al computer sono state poi ricalcate su lastre di masonite – un derivato del legno molto resistente – ritagliate e ripresentate agli ospiti della casa di riposo perché le dipingessero. Il corniciaio ha completato l’opera.

“Nello scegliere i colori – ricorda Valeria Meroni, direttrice della struttura – gli ospiti dovevano rispondere alla domanda ‘Come mi vedo? Come mi percepisco? Alcuni si sono disegnati con i colori della gioventù, altri non riuscivano a identificarsi né nella foto né nell’immagine stilizzata.”

L’obiettivo di nove mesi di laboratorio era infatti quello di “sostenere l’identità e l’autostima dei nostri ospiti: chiunque viene istituzionalizzato in un luogo che non è casa propria, con abitudini e regole diverse, subisce un grosso assalto alla propria identità e autostima. Le persone si guardano allo specchio e non si riconoscono, il tempo lascia tutte le rughe del caso anche a livello psicologico”.

Già in passato gli ospiti della struttura si erano avvicinati all’arte, ma in quell’occasione avevano semplicemente trascritto i loro ricordi, con il ritratto invece si sono confrontati con il presente, con i cambiamenti avvenuti nei loro corpi.

“Il ritratto – spiega Giorgio Bedoni, psichiatra e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, e coordinatore del progetto di Villa Citterio – pone la domanda: chi sono io? chi è questo volto? e dunque va a toccare gli elementi costitutivi della nostra identità personale. Nei ritratti dei nostri autori c’è una creatività felice, dove la raffigurazione dello scorrere del tempo e il mutamento della propria identità, elementi di per sé connotati dalla malinconia, sono attraversati dalla forza vitale, dall’ironia e dal gioco”.

“La grande scommessa – racconta Stefania Castelnuovo, una dei sette docenti che ha seguito gli anziani in questa attività – era quella di proporre ai nostri artisti di lavorare in modo non convenzionale sulla propria immagine, stimolando ironia, voglia di mettersi in gioco e accettazione di sé. La realtà dei fatti ha visto nascere dapprima un timoroso approccio, poi una sorprendente e illuminata adesione”.

Grazie a questo lavoro, Villa Citterio ha raggiunto anche un altro risultato: è migliorata la coesione e il clima della casa di riposo. “In alcuni casi si è creata una certa complicità tra gli ospiti, c’era chi non riusciva a dipingere ma chiedeva a un amico di farlo seguendo le indicazioni che gli dava, in altri casi le persone sono riuscite a superare dei pregiudizi che si portavano dietro da anni”, ricorda la direttrice.

Per l’anno prossimo l’obiettivo continua a essere l’accettazione di sé.
“Vorrei lavorare sul Kintsugi, una tecnica giapponese per cui gli oggetti che si rompono sono riparati con l’oro invece di essere buttati via e divengono oggetti preziosi. Le crepe vengono messe in mostra invece di essere nascoste e il risvolto psicologico è enorme”.

A Como l’autostima cresce col ritratto
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Fonte UNHCR
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