A Cosenza curiamo tutti

Nel centro di Cosenza, in via Alimena 76, un palazzo signorile ospita un ambulatorio medico particolare. È lo sportello “Salute e vita” realizzato dalle Acli provinciali per stranieri e italiani indigenti: un via vai continuo di persone che chiedono visite specialistiche o incontri con il medico di base fornito dalla Asl.

Lo sportello è nato nel 2012, quando in molte città il diritto alla salute e alle cure per tutti era scritto nell’articolo 32 della Costituzione italiana ma rimaneva inapplicato in molte regioni con la conseguenza che molti immigrati, indigenti e non in regola con il permesso di soggiorno, non potevano accedere alle cure mettendo a rischio la salute personale e collettiva.

Nel 2008 il ministero della Salute ha introdotto il codice Eni (Europeo non iscritto) che dà diritto all’assistenza sanitaria ai cittadini comunitari non in regola con le condizioni di soggiorno ma la normativa è stata recepita a macchia di leopardo e in Calabria solo nel maggio 2013 a seguito dell’accordo Stato-Regioni di dicembre 2012.

Alle Acli invece abbiamo sempre curato tutti – ricorda Giamaica Puntillo, responsabile del Punto famiglia e delle Acli Colf di Cosenza – Per noi è importante che il diritto alla salute e le informazioni per prevenire le malattie, siano riconosciute a tutte e a tutti i cittadini a prescindere dalla nazionalità”. “Mi ricordo un caso di una donna rom che si era ustionata e che all’ospedale l’avevano rimandata a casa senza curarla perché non aveva il codice Eni. È arrivata alle Acli fuori orario, non c’era nessun medico e l’ho curata io. Mi sono messa i guanti e con molta attenzione ho cercato di pulire la ferita e di medicarla”.

“Fino allo scorso luglio – ricorda ancora la Puntillo – non potevamo firmare ricette né prescrivere farmaci. Potevamo solo prendere appuntamenti per i medici che qui da noi offrono il loro servizio volontario: pediatri, ginecologi, cardiologi.

Poi il 25 giugno 2014 abbiamo stipulato una convenzione con l’azienda sanitaria locale che gratuitamente ci ha messo a disposizione due medici di base e la possibilità di assegnare i codici per gli stranieri temporaneamente presenti sul territorio nazionale, gli Stp per intenderci, e codici Eni. Inoltre possiamo anche dare farmaci perché abbiamo un piccolo banco farmaceutico”.

Ogni giorno arrivano tantissimi pazienti, si siedono e aspettano il loro turno nella sala d’aspetto riservata: “Abbiamo ristrutturato l’appartamento in modo che i pazienti non abbiano contatti con le persone in fila per i servizi fiscali e del Patronato Acli. Abbiamo pensato a tutto. Anche i bagni sono diversi”.

Un segnale della grande affluenza è il fatto che in quattro mesi di servizio l’ambulatorio ha cambiato orari diverse volte: “All’inizio eravamo aperti una mattina e un pomeriggio a settimana, poi abbiamo portato l’orario a 4 mezze giornate e dal 15 gennaio 2015 siamo aperti tutte le mattine e tutti i pomeriggi dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00”.

Avvicinare gli stranieri e far conoscere l’ambulatorio non è stato difficile: “Incontro stranieri dal 2006, da quando mi occupo delle colf, hanno il mio numero e possono chiamarmi quando vogliono, però non abbiamo fatto nessuna promozione e nessuna pubblicità, gli immigrati hanno fatto passaparola e in poco tempo eravamo pienissimi”.

“Grazie a questo servizio – continua Giamaica Puntillo – evitiamo che si affolli il pronto soccorso, gli utenti che hanno bisogno di essere ricoverati li inviamo direttamente ai reparti con un’impegnativa del medico oppure chiediamo una visita agli specialisti che collaborano volontariamente con le Acli”.

Gli unici a non essere contenti sono gli abitanti del condominio. “Non possiamo attaccare all’esterno qualche manifesto o targa che pubblicizza l’ambulatorio perché ce la staccano. È già successo. Alcune persone ci hanno anche detto che dovevamo andare via e che non potevamo rimanere nel palazzo. Abbiamo risposto che appena avessero messo per scritto la richiesta ce ne saremmo andati, ma i condomini non sono mai andati oltre l’insulto verbale. È più una questione di puro razzismo che di timore di infezioni”.

“Dai nostri dati infatti – conclude Giamaica Puntillo – risulta che le malattie infettive sono pochissime, abbiamo qualche caso di tubercolosi o di epatite C, nessuno di Hiv. So invece di numerose donne che hanno bisogno di un ginecologo, o di persone che hanno bisogno di un cardiologo o che hanno malattie dovute all’età o alle cattive condizioni igieniche in cui vivono”.

L’obiettivo per il 2015?: “Portare il servizio anche in alcuni circoli Acli della provincia”.

A Cosenza curiamo tutti
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR