A proposito di fiducia

Negli ultimi mesi la fiducia degli italiani nella politica ha raggiunto i minimi storici. Lo scontro tra i partiti e dentro i partiti sta assumendo caratteri del tutto inediti. Non si tratta più di una competizione tra diverse visioni del mondo nè tra differenti progetti economici o amministrativi. Non si capisce cosa opponga Casini a Cicchitto o a Enrico Letta, Bersani a Rutelli, Fini a Buttiglione o a Franceschini, e così via, in base a quel cast mediatico che Ballarò o Annozero continuano a propinarci con protagonisti e comparse sempre più canuti e stanchi.
Lo scontro sembra diventare tanto più furibondo quanto più si riduce ad astio personale, a mera volontà di predominio nel controllo della propria fazione, a rissa tra capibanda.
Sarebbe un gravissimo errore diagnostico ritenere che questa situazione costituisca un fatto tipicamente e unicamente italiano. Possediamo caratteristiche di partigianeria e di rissosità radicate nei secoli; ma la crisi di credibilità della politica è un fenomeno che coinvolge l’intera area occidentale.

Basti pensare che oggi il 62% degli americani ritiene che gli Usa di Obama stiano andando fuori rotta e il 57% vorrebbe eleggere un nuovo e diverso rappresentante al Congresso. Basti pensare, tornando in Europa, che solo il 17% dei tedeschi dà fiducia ai propri deputati e ai propri ministri. Non parliamo poi della fiducia che anima le popolazioni europee intorno alle politiche della Ue, o alle sue istituzioni: si rasenta l’encefalogramma piatto.
Ma perché accade tutto questo? Come mai la politica, e cioè la democrazia occidentale, sta vivendo un livello così basso di credibilità, proprio ora che non sembra avere più nemici, tranne il terrorismo?
È da queste domande che forse dovremmo ripartire, per ritrovare una visione filosofica in grado di dare vitalità anche ai progetti politici continentali.
Dovremmo comprendere molto meglio cioè lo sviluppo di tutto il XX secolo e i suoi totalitarismi.
Dovremmo ripensare cioè la storia che ci ha portati al 1989, alla caduta del muro di Berlino, e capire quale nuova fase si stia aprendo sul pianeta, quale nuova figura di democrazia, e cioè di umanità, prema per assumere la guida di questa fase straordinaria, unica e decisiva della storia del mondo.
Dovremmo inaugurare quello straordinario “nuovo slancio di pensiero”, che anche Benedetto XVI indica come l’unica via di uscita da questa impasse storico-culturale. La politica infatti, fin dalla sua nascita, è una branca della filosofia, è un’antropologia pratica, e, se questo pensiero sull’uomo viene a mancare, non può che ridursi a lotta tra bande, o alla caccia tra guardie e ladri.
Chiediamo perciò a Fini come a Vendola, a Casini come a Tremonti, o alle nuove generazioni che li sostituiranno, di investire energie nella rielaborazione teorica della politica. Chi saprà rianimare un vero movimento culturale e spirituale nel cuore stesso della politica, potrà diventare il “germe” di una nuova Europa, nuova-mente consapevole della propria missione storica nel mondo.
*poeta e saggistamarcoguzzi@marcoguzzi.it

A proposito di fiducia
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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