A scuola di antimafia

Formare i giovani contro le mafie: è questo l’obiettivo della “Bottega dei saperi e dei sapori” delle Acli Pisa. Ogni anno con i corsi nelle scuole, gli incontri con le associazioni e i campi estivi, di ragazzi la bottega ne incontra tanti. “Almeno 500 – ricorda Paolo Martinelli, gestore del negozio – erano presenti il 21 marzo in piazza alla giornata contro le mafie organizzata a Pisa. È stato bellissimo rincontrare tutti questi giovani che abbiamo intercettato con le nostre iniziative. È stato emozionate quasi come leggere a Firenze gli oltre 900 nomi di vittime per mafia”.

Nata nel 2009 grazie a Libera, Avviso Pubblico e Acli provinciali, la bottega cerca di diffondere la cultura della legalità nelle scuole, nelle associazioni, nelle famiglie. “Al momento la Toscana non è una zona di mafia, ma bisogna stare attenti perché come ha evidenziato il rapporto Caponnetto 2012, è una terra ricca dove è possibile investire per riciclare il denaro sporco”. Su 12.064 beni confiscati alla mafia in tutta Italia, nel 2011 solo 61 si trovavano in Toscana.

I prodotti venduti nella bottega arrivano soprattutto da Puglia, Campania, Sicilia e Calabria ma terreni strappati alla criminalità organizzata si trovano in tutta Italia. “Il miele – precisa Martinelli – viene infatti dal Piemonte”. Altri prodotti nascono invece all’interno di cooperative che promuovono l’inserimento lavorativo di disabili, extossicodipendenti e detenuti.
Saranno proprio loro i disabili i prossimi vicini di casa della bottega: “A partire dal 13 aprile, cambiamo indirizzo. Saremo ospitati ne ‘Il colombre’, un social bar di Libera gestito da ragazzi disabili con la sindrome di down”.

La bottega è soprattutto una cassa di risonanza per le iniziative antimafia. Gestito da giovani volontari, il locale è piccolo ma accogliente. Arredato con vetro, trasparente come i processi di produzione, e legno, duro come il lavoro di chi lotta ogni giorno contro le mafie, lo spazio è diviso in due: da un lato gli scaffali degli alimenti, dall’altro la libreria. Un computer collega la bottega al Centro di documentazione Cultura della legalità democratica della Regione Toscana con i suoi 4.000 volumi, 200 tesi di laurea, 9.000 documenti e 100 film e documentari su tematiche legate alla mafia.

“La vendita dei prodotti al dettaglio che tra l’altro hanno un costo più alto rispetto a quello dei supermercati – spiega Martinelli – non garantisce una realtà solida. Nei nostri spazi però possiamo organizzare incontri, dibattiti, avvicinare genitori e ragazzi, creare una rete con le scuole e le associazioni per promuovere una cultura della legalità e della solidarietà e raggiungere così un vasto pubblico nella lotta contro la mafia”.

Fanno parte delle attività formative anche i campi di lavoro che ogni estate la bottega organizza insieme ad altre associazioni. “Per i ragazzi queste esperienze hanno un fascino particolar perché lavorano su sulle terre confiscate a stretto contatto con persone che ogni giorno subiscono minacce e intimidazioni per il loro impegno, imparano cosa vuol dire vivere in territori strappati alla criminalità organizzata”.

Grazie alle sue iniziative, la bottega raccoglie fondi per sostenere i progetti nelle terre confiscate. “In passato, siamo riusciti a comprare un trattore per la cooperativa Don Peppe Diana, nel Casertano, o a costruire una biblioteca pubblica a Castel Volturno. La cultura è infatti fondamentale per garantire un futuro migliore e per favorire la nascita della legalità”.

Giovani, cultura e lotta alla criminalità organizzata sono anche le parole d’ordine del premio letterario sulla legalità promosso dal 2011 da Acli Toscana e da Libera, l’organizzazione di don Ciotti che combatte le mafie. Rivolto alle scuole medie e superiori, il premio 2013 ha come tema “Di legalità si vive. Corresponsabilità e giustizia sociale nell’agire quotidiano”.

“La cultura della legalità – spiega Gabriele Parenti, delle Acli regionali e uno dei promotori dell’iniziativa – non si ferma all’osservanza delle leggi ma si estende alla partecipazione democratica, alla cittadinanza attiva. Il premio è un’ottima occasione di confronto e di radicamento nel tessuto sociale, a cominciare dalle scuole. La legalità infatti si afferma ogni giorno con comportamenti concreti”.

E mettere l’accento sulla corresponsabilità vuol dire sottolineare, come ha già detto il procuratore Caselli che “delegare la lotta antimafia soltanto alle forze di polizia e alla magistratura è perdente: insieme all’antimafia della repressione deve infatti funzionare l’antimafia della cultura e dei diritti”. Al premio, che quest’anno raccoglie anche corto metraggi, si aggiungono anche incontri e dibattiti su doveri civici, tutela dei diritti, partecipazione democratica e, lotta alla criminalità organizzata. Il messaggio delle Acli è chiaro: la mafia si vince con la formazione e coinvolgendo i giovani.

A scuola di antimafia
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR