A Terni la cura è nelle relazioni

Franca, un nome come tanti, ha quasi 50 anni. Da 30 soffre di allucinazioni, è convinta che i familiari la vogliano avvelenare e nel suo tentativo di sfuggire alle loro “persecuzioni” si è chiusa in casa, non esce, e non frequenta nessuno. Da qualche tempo però, grazie all’intervento dei parenti e di un assistente sociale, ha capito di essere malata ed è riuscita a entrare in un luogo di riabilitazione per malattie mentali. Si tratta del centro semiresidenziale diurno “Marco Polo” della Usl Umbria 2 gestito dalla cooperativa “Cultura e lavoro” delle Acli di Terni. Uno dei luoghi in cui Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, farà visita nella sua due giorni in Umbria, il 24 e 25 febbraio 2013.

Il centro, aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 18.00, al momento ospita 27 pazienti con età che varia tra i 20 e i 60 anni ma la maggiore affluenza si verifica nella mattina. Nel pomeriggio gli utenti nono sono più di una decina. A seguirli nelle attività e nelle richieste quotidiane le infermiere della Usl, gli operatori sanitari e alcuni soci della cooperativa.

“Il nostro compito – spiega Andrea Gresta, coordinatore del centro per la coop – è rendere accettabile la qualità di vita di queste persone, aiutarle a riappropriarsi della propria individualità, promuovere l’autonomia e l’indipendenza lavorativa, soprattutto nei giovani che hanno tutta la vita davanti”.

I malati vanno e vengono, alcuni restano per anni altri per qualche mese, “ma parlare di guarigioni vere e proprie è difficile perché da noi ci sono anche casi gravi”.

A volte, come è successo per Alice, storia vera nome di fantasia, c’è voluto poco tempo per rimettere a posto qualcosa che era andato in tilt. “Alice è arrivata da noi con una storia pesante, aveva subito un ricovero, ma nel giro di due anni è riuscita a rientrare nel suo appartamento e a trovare un lavoro. Ogni tanto passa ancora da noi, ma viene soprattutto a salutarci perché qui ha creato dei legami. Purtroppo non tutti i casi sono come il suo. Ci sono persone che rimangono legate al centro diurno per tutta la vita perché fuori di qui sono completamente sole”.

Tra gli obiettivi del centro c’è quello di ricreare dei legami con gli altri e con il territorio: “La maggior parte delle nostre attività hanno una relazione con il mondo esterno, cerchiamo di evitare dinamiche di chiusura tipiche di un manicomio. Il piacere della scoperta, l’invenzione di progetti, la valorizzazione delle relazioni rappresentano la difesa contro il rischio della istituzionalizzazione che è invece disattenzione, inerzia, ripetizione, monotonia, denutrizione affettiva e relazionale”.

Studio dell’attualità , cinematerapia, visite culturali, incontri con le scuole, partecipazione a mostre artistiche e a concorsi per videomaker: le attività che il centro propone sono tante, ma l’obiettivo è sempre quello di aprirsi all’esterno, di analizzare attraverso i giornali o i film il proprio vissuto, stabilire delle relazioni con gli utenti e gli operatori e nello stesso tempo, attraverso i laboratori di macramè, pittura, corniceria e di ceramica, gli utenti recuperano le loro competenze , si riappropriano della propria persona e della capacità di stare bene con se stessi e con gli altri.

In alcuni casi, gli utenti diventano responsabili di una parte del progetto mettono a disposizione le loro capacità: sono i pazienti che insegnano agli studenti di Terni e dei comuni più grandi della provincia a utilizzare la video camera, sono sempre i pazienti che hanno costituito un’associazione di ricamo e partecipano alle mostre che permettono di racimolare qualche soldo da reinvestire nel centro, e sono sempre gli utenti che con il loro coro “Sibelius” partecipano ai concorsi per cori di malati psichici.

E poi ci sono le attività interne al centro. Dove è possibile, i pazienti gestiscono gli spazi e i beni comuni: c’è chi conteggia i pasti quotidiani e li prenota per telefono, chi acquista e paga i quotidiani, chi tiene il registro delle entrate e delle uscite, qualcuno si occupa di tenere pulita la stanza fumatori, qualcun altro compra il sapone e la carta per i bagni, c’è chi si occupa di noleggiare i video per la cinematerapia e chi fa da bibliotecario per i libri prestati agli ospiti della struttura. Piccole pezzetti di responsabilità quotidiana che aiutano i pazienti a ristabilire un rapporto con la realtà esterna e a riappropriarsi di un ruolo nella società.

Con i suoi 100 lavoratori e i 32 anni di esperienza, la cooperativa “Cultura e lavoro” si occupa anche di assistenza ai disabili, di asili nido, di educazione per minori e di dipendenze, oltre che di disagio psichico.

“Non ci siamo mai occupati di anziani – ricorda Flavia Chitarrini, presidente delle Acli di Terni e responsabile per la cooperativa per le dipendenze – perché era un settore già coperto. Abbiamo sempre lavorato sulla qualità più che sulla quantità, con grande attenzione alle persone e ai loro disagi. Negli anni abbiamo raggiunto anche la certificazione etica Sa8000 di cui sono molto orgogliosa. Oggi purtroppo, con la crisi che c’è, stiamo soffrendo molto e siamo dovuti ricorrere alla cassa integrazione in deroga, me compresa. Con la Asl ancora reggiamo, ma dobbiamo trovare anche altre strade oltre alle gare di appalto. Non possiamo metterci in competizione con chi paga 5 euro a lavoratore mentre Cultura e lavoro ha scelto di pagare tutti in regola con costi quattro volte più alti”.

A Terni la cura è nelle relazioni
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Fonte UNHCR
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