A Varese medici per stranieri irregolari

39 volontari, 729 patologie diagnosticate, 1.454 visite mediche, circa 950 ore di volontariato. Sono alcuni dei numeri presentati dalle Acli Varese in occasione dei 5 anni di attività dell’ambulatorio medico “Sanità di frontiera” che cura gratuitamente homeless e immigrati senza permesso di soggiorno e pertanto non iscritti al Servizio sanitario nazionale.

Nato nel 2009, l’ambulatorio è promosso da 25 associazioni – dalle Acli alla Caritas ai sindacati Libera alla varesina “I colori del mondo” – che con questa iniziativa volevano riaffermare l’importanza delle cure per tutti, indipendentemente dalla cittadinanza o dal permesso di soggiorno in regola. La loro era una sfida al mondo politico che cercava di inserire nel disegno di legge sulla sicurezza la possibilità per i medici di denunciare i pazienti immigrati non in regola.

La scelta della sede, all’interno delle Acli provinciali in via Speri della Chiesa 9 a Varese, è stata quasi obbligata: per gli stranieri le Associazioni cristiane lavoratori italiani erano già un punto di riferimento i servizi di Patronato, per il circolo delle colf, per i corsi di italiano e i progetti dell’Ipsia. “In più – ricorda Filippo Pinzone, presidente delle Acli Varese – avevamo anche un ambulatorio medico interno e così ci siamo proposti. Oggi – scherza – siamo conosciuti come ‘le Acli per gli immigrati’”.

L’ambulatorio offre una prima assistenza sanitaria, medica o farmacologica per la piccola patologia, fornisce un orientamento o un accompagnamento ai servizi della Asl a chi ha difficoltà con la lingua o problemi di autonomia, invia le persone alle strutture ospedaliere più idonee dopo un primo accertamento sullo stato di salute, offre consulenza psicologica e richiede alla Asl il codice Stp che permette anche agli stranieri irregolari temporaneamente presenti in Italia di ricevere tutte le cure necessarie nelle Asl e negli ospedali.

Oggi nell’ambulatorio delle Acli si alternano 8 medici di cui 3 medici ospedalieri, 4 psicologi, 1 specializzanda in psichiatria, 12 infermiere, 1 fisioterapista e 13 volontari che accolgono i pazienti, registrano i dati, prendono appuntamenti. In passato tra i volontari c’era stato anche un ingegnere informatico che aveva sistemato l’archivio. Pochi gli stranieri curati che diventano a loro volta volontari.

La riconoscenza invece c’è in tutti i malati che ricambiano con ringraziamenti, doni e offerte in denaro. L’ambulatorio infatti si regge grazie a donazioni private, il contributo annuo delle associazioni fondatrici e i farmaci offerte dalle farmacie di Varese. “L’ambulatorio ha bisogno di circa 1.500 euro l’anno tra medicine e materiale sanitario”, spiega il prsiedente delle Acli Varese.

Sin da quando ha iniziato la sua attività, l’ambulatorio ha una collaborazione molto stretta con l’ospedale che, come ricorda Filippo Bianchetti, uno degli 8 medici volontari, “ha sempre accettato la nostra carta intestata. Capiscono che facciamo un lavoro serio e riconoscono che grazie alla nostra attività gli immigrati non affollano il pronto soccorso perché noi facciamo da filtro. Per l’ospedale, il nostro servizio ha il vantaggio di inviare alle strutture ospedaliere persone già valutate clinicamente e per le quali sono richieste prestazioni mirate”.

La collaborazione con la Asl è venuta dopo, solo nell’ottobre 2011 quando l’azienda sanitaria locale ha permesso ai medici volontari di utilizzare i ricettari regionali “Siamo gli unici ad avere questa possibilità – ricorda Pinzone – è uno strumento di lavoro fondamentale. Ogni due mesi presentiamo alla Asl le fotocopie delle ricette e loro fanno un controllo del lavoro. Anzi, all’inizio i medici di base utilizzavano i loro ricettari ma poi uno è stato richiamato. Quando quando abbiamo spiegato la situazione alla Asl sono stati comprensivi”.

Lo stesso si può dire della prefettura, con la quale è stato raggiunto un accordo: “Se il primo anno la prefettura ci avesse mandato una pattuglia di poliziotti davanti alla sede non sarebbe venuto nessuno a farsi visitare, invece non è successo ”.

Aperto due giorni a settimana, il martedì e il venerdì dalle 18.00 alle 20.00, fino a oggi l’ambulatorio ha fatto 1.454 visite, circa 390 l’anno, richiesto 259 codici Stp e registrato 401 pazienti al primo accesso che arrivano soprattutto da Ucraina, Albania, Marocco, El Salvador e Bangladesh. Il 56% degli utenti sono donne, l’età media 37 anni.

“All’inizio – racconta il medico – avevamo molte badanti, ma poi con la sanatoria queste donne sono emerse dal lavoro nero e hanno ricevuto un medico di base. In alcuni casi, come molti altri immigrati, sono tornate a casa per la crisi”. Un’ipotesi che i numeri presentati il 22 marzo 2014 confermano: nel 2009 c’erano 86 pazienti, 94 nel 2011, solo 67 nel 2013.

A leggere però i dati, la vera sorpresa è un’altra: le malattie infettive, quelle tanto temute da chi crea la paura dello straniero, in cinque anni sono state pochissime: 5 casi, pari allo 0,6%, su 729 casi. Le patologie più diagnosticate sono invece quelle ginecologiche, 87 casi, ortopediche, 70 casi, gastriche e cardiologiche con 56 casi, dermatologiche con 53 casi e odontoiatriche, 50 casi.

Pochi anche i casi psicologici e psichiatrici: 24 in 5 anni, nonostante arrivino “persone disperate e con grande solitudine – spiega il medico – Anzi, proprio l’incontro con l’ambulatorio le aiuta a uscire dal loro isolamento”.

Per il futuro l’ambizione è quella di non essere più necessari. “Non vogliamo sostituirci alla Asl – conclude il medico – vorremmo che la Asl prendesse in carico queste persone, come sostiene la legge. Fino ad allora si continua.”

A Varese medici per stranieri irregolari
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR