Abitare la storia: 1978, l’anno dei tre papi

Nei giorni dell’elezione di Francesco, il terzo Papa del nuovo millennio, l’Archivio Storico delle Acli nazionali propone alcuni materiali, pubblicati su Azione sociale nel 1978.
Quello fu un anno molto importante e travagliato non soltanto per la vita politica italiana, si pensi ai drammatici giorni del rapimento e dell’uccisione da parte delle Brigate Rosse di Aldo Moro e alle dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, coinvolto in alcuni scandali, ma anche per la Chiesa, che nel volgere di pochi mesi ha visto succedersi ben tre papi. Non è esagerato dire che si trattò di un periodo di vera e propria crisi morale e istituzionale per il Paese, che per certi versi richiama quella attuale.
Allora, come già in altri momenti della nostra storia, la Chiesa in modo indiretto, in virtù del suo ruolo e peso morale, ebbe parte nelle vicende nazionali e, senz’altro lo avrà anche nell’immediato; per questo vogliamo ripercorrere il clima e le vicende ecclesiali di quel periodo, così come furono commentate e vissute dalle Acli.

Il primo documento è un articolo di padre Pio Parisi accompagnatore spirituale delle Acli dal 1976 al 1999 in cui egli interpretava il programma di Papa Luciani all’indomani della sua elezione (Azione sociale n. 20 del 17 settembre 1978).
Il secondo documento è un estratto della relazione del presidente nazionale Domenico Rosati al Consiglio nazionale in cui esamina il passaggio dal pontificato di Paolo VI a quello di Giovanni Paolo I in relazione alla presenza e all’azione delle Acli nella società italiana (Azione sociale n. 22 del 1° ottobre 1978). In tale relazione si legge fra l’altro: […] «L’estate trascorsa è stata segnata dalla scomparsa di Paolo VI e dall’elevazione al Pontificato del Patriarca di Venezia Albino Luciani col nome di Giovanni Paolo I. Lutto e gioia si sono alternati nella coscienza della Chiesa universale nel giro breve di 15 giorni. Da figli della Chiesa abbiamo partecipato a questi momenti forti della vita della comunità, cogliendone il senso profondo in una linea di continuità e di serenità che non conosce sgomento perché si fonda sul mistero di Cristo e della sua Chiesa, di cui siamo parte. […] Non abbiamo potuto nascondere i nostri sentimenti nel sottolineare quanto dolorosa per noi fosse la scomparsa di Paolo VI, la cui vicenda umana e pastorale è dalla storia così intimamente legata alla vicenda della nostra organizzazione, dalle origini ai momenti più esaltanti a quelli più ardui. […] Di Papa Luciani abbiamo una conoscenza non profonda, non intensa. Ma sapevamo già della sua capacità di comunicare il messaggio di fede alla gente semplice senza diaframmi ed orpelli; sapevamo la sua schiettezza nel porre i problemi e nell’ascoltare le ragioni addotte. […] La Presidenza nazionale ha inviato a Papa Luciani un saluto che interpreta le nostre speranze, in una linea di continuità che si fa carico del problema storico del rapporto tra Chiesa e movimento operaio che costituisce una delle questioni più cruciali della Chiesa in Italia e nel mondo».
Il terzo documento è la prima pagina di Azione sociale n. 24 del 22 ottobre 1978, in cui Angelo Gennari dà il benvenuto al nuovo Pontefice Giovanni Paolo II: «Papa Giovanni Paolo II, infrangendo una tradizione, ha parlato subito, dalla loggia. Anzitutto alla sua città, a Roma. Mi hanno eletto vescovo di Roma ha detto. Non ha detto: mi hanno eletto papa. E, per uno studioso di teologia come lui, il fatto è significativo. Ha parlato subito, però, perché subito ha voluto il contatto con il popolo, fedeli e curiosi che gremivano la piazza. C’era una barriera da far cadere il più presto possibile, quella dello “straniero”, e c’è riuscito subito: vengo da lontano, ma da un Paese vicino…la vostra lingua, la nostra lingua…se sbaglio, correggetemi.” Gennari inoltre non mancò di sottolineare come Carol Wojtyla, allora arcivescovo di Cracovia,  si fosse già distinto nel 1964 in occasione del Concilio Vaticano II, quando si discuteva dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno, e lui pronunciò le seguenti parole: “ Non si dà dialogo se la Chiesa si assegna un posto sopra il mondo e non nel mondo. La Chiesa non deve presentarsi al mondo come docente, chiedendo solo obbedienza, parlando autoritariamente, ma deve cercare, con il mondo, come il mondo può trovare la verità; altrimenti il suo sarà un soliloquio».
Il quarto documento è una interessante analisi sul significato dell’elezione di Karol Wojtyla per la Chiesa da parte di Ruggero Orfei (Azione sociale n. 25 del 29 ottobre 1978): «[…] con l’elezione di Giovanni Paolo II si ha la sensazione di essere entrati in quella che potremmo definire la “fase calda” del dopo-concilio. Ormai lontani da ogni arida volontà celebrativa, si sta cioè entrando nel vivo di un problema costituito dalla verifica nei fatti della capacità della Chiesa di superare la propria crisi e di contribuire al superamento della crisi del nostro tempo. […] La Chiesa con la scelta di Papa Wojtyla si è assunta l’onere di una potente accelerazione, che nel breve volgere di pochi giorni ci fa apparire tempi lontani quelli che erano soltanto un’ieri.»

Abitare la storia: 1978, l’anno dei tre papi
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