Abitare la storia: l’arte di vivere

É fondamentale apprendere l’arte del vivere, tra tutte la più ardua ed essenziale: colmare ogni istante di un contenuto sostanziale, nella consapevolezza che esso non si ripeterà mai più come tale.
Mi colpiscono le parole di Pavel Florenskij, filosofo, religioso e matematico russo, contenute nel libretto di preparazione alla pasqua realizzato dalle Acli di Bergamo.
Saper vivere: di solito lo traduciamo nei termini furbeschi del saper trovare il modo – soprattutto illecito o vietato – per godere di un bene ambito. Ma c’è anche un modo giusto di saper vivere: ed è stare dentro il proprio tempo in armonia con la propria vocazione. È un saper vivere che dà pienezza alla propria identità e la rende sincronica.
In fondo è quanto stiamo cerchiamo di realizzare nei seminari di Abitare la storia: riflettere sul saper vivere come associazione nel mondo per cercare di portare una speranza, quella che sta all’incrocio tra la via del fare le cose e la via del mettere insieme delle persone per offrir loro un senso. Di fatto è quanto le Acli hanno sempre realizzato: dare un senso attraverso un compito operativo. È la buona via per poter stare anche nella pubblica piazza della democrazia.
Oggi ci chiediamo:– Come possiamo abitare le vie di queste città sapendoci stare con competenza, con passione e con pubblica utilità? Nei seminari di Abitare la storia stiamo facendo questo: stiamo cercando un fare pensato o un pensiero operativo: agire, direbbe Hannah Arendt.
C’è modo e modo per abitare la storia. C’è un modo che asseconda le derive negative e c’è un modo che asseconda la crescita positiva: c’è un modo regressivo e c’è un modo profetico. Il modo regressivo consiste nell’appiattirsi sulla situazione più facile per risolvere un problema, indipendentemente dalle conseguenze e dal modo con cui si risolve (se si risolve). Il modo profetico consiste nel cercare la soluzione forse più difficile, ma più utile per il bene della propria comunità, nel dare un “piccolo sogno” alla propria comunità. Possiamo esemplificare: se non sappiamo come far vivere il circolo, se le persone non ci vengono più e non si tesserano più, allora un modo regressivo è installare delle macchinette, come le slot machine, e altri giochi d’azzardo. Un modo profetico è invece avviare qualcuna delle strade con cui stiamo cercando di pensare il futuro, per partecipare alla vita del nostro popolo, per abitare la storia. Oggi le possibilità sono molte, dai Punti famiglia ai Gas, dai circoli tematici ai circoli più tradizionali ma capaci di innovazione: l’Italia aclista è ricca di buone prassi, che arricchiscono all’associazione e alla propria comunità. Sono pensieri e pratiche che uniscono le persone, che danno loro un compito comune.
Insomma: abbiamo davanti un futuro dai contorni poco chiari. Ma per osare il futuro dobbiamo alimentare un sogno che si traduce in un progetto, in una proposta. O come meglio scrive Muriel Barbery: “ecco a cosa serve il futuro, a costruire il presente con veri progetti di vita”.

Abitare la storia: l’arte di vivere
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR