Abitare la storia nel movimento

Il filosofo Silvano Petrosino ha recentemente raccolto gli articoli da lui pubblicati su Avvenire in un unico testo, intitolato Ripensare il quotidiano. Il libro contiene anche un articolo riguardante la crisi, che prende spunto da una serie di articoli pubblicati in Communitas.
Petrosino ci dice che, in tutti gli scritti sulla crisi, ritrova almeno due pensieri comuni.
Il primo è che questa crisi non è congiunturale, è più propriamente un passaggio d’epoca. In particolare è termina l’era della crescita infinita, cioè l’idea che si possa sempre crescere: nella produzione, nel consumo, in una forma di dominio che in realtà è possesso esasperato. Come ogni idolo, anche quello della crescita, ha portato alla distruzione.
Il secondo è che questa crisi è un’occasione di pensiero: di ripensare il paradigma della nostra vita quotidiana, per passare da una condizione insostenibile ad una condizione sostenibile.
Peraltro l’etimologia della parola crisi deriva – com’è noto – dal greco krisis, che significa separazione, giudizio: da cui le parole critica e criticare. Così “arredato”, il pensiero sulla crisi muta, e la crisi diventa quel periodo in cui si verificano le condizioni per poter distinguere ciò che va abbandonato da ciò che va abitato.Ecco allora la “nostra” storia da abitare: il senso del nostro convenire in questi seminari di studio. Impariamo a leggere la storia non come flusso acritico di fatti (che non richiederebbe alcun giudizio), ma neppure come semplice contrapposizione tra positivo e negativo (che – anche qui – non richiederebbe alcun giudizio, ma il solo lavoro di mantenimento e ripristino delle condizioni positive): la storia, sembra dirci questa crisi, è un tempo che va vissuto nel mutamento. Tutto cambia, tutto si modifica e si trasforma: pensavamo fosse un tempo di passaggio e invece è un vero e proprio passaggio di tempo…In questa storia che comincia in questi anni c’è dunque spazio anche di chiedersi cosa sarà delle nostre Acli. Che ruolo avranno in questa crisi? Come contribuiremo al mutamento e come muteremo noi stessi.
Certamente ci sarà spazio per nuove forme di partecipazione: di – passate il gioco di parole – “movimento”. Di militanza. Per Abitare la storia occorrerà ritrovare noi stessi. Così potremo aprirci e metterci in gioco per il Paese.
Per abitare la storia abbiamo bisogno di un’ipotesi per leggere questo tempo, di una buona teoria per poter agire. Perché non si potrà, di fronte alla storia, far finta di niente. La storia non è una successione di fatti acritici, occorre prendere una posizione. Perché poi – come ben cantava De Gregori – la storia dà torto e dà ragione.In Documenti correlati, la presentazione del percorso e il programma del primo Seminario, Bergamo 22-23 febbraio 2013.

Abitare la storia nel movimento
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR