Accogliere il regno di Dio

Quale cuore per accogliere ed entrare nel regno di Dio?

In questo brano sono riuniti due episodi differenti della predicazione di Gesù.

Il primo riguarda una disputa con i farisei a riguardo del divorzio. Gesù è il maestro che insegna una nuova interpretazione della legge, che a prima vista sembra più “liberale” di quella dei farisei. Questi lo vanno a interrogare per vedere se effettivamente è così e lo vogliono mettere alla prova su una questione importante, come quella del divorzio.

La pratica del divorzio, secondo Gesù, è stata scritta da Mosè – e non da Dio -, a causa della durezza del cuore dell’uomo. Se il cuore dell’uomo non fosse indurito, egli saprebbe accogliere la diversità del coniuge e, attraverso il perdono reciproco, la vita comune potrebbe trovare la via della vita reciproca. Ma questo sappiamo che non accade, non tanto per cattiva volontà dei coniugi (a volte anche questo), quanto perché le differenze e i diversi gradi di maturazione psicologica e spirituale degli sposi non sempre riescono ad armonizzarsi in una vita possibile per tutti e due. Constatare questo è duro per noi che vorremmo che tutto andasse sempre bene e non ci fossero problemi. Ma così non è.

Tuttavia Gesù non si pone su questo piano, ma rimanda ciascuno all’origine della creazione, invitando ognuno a un esame di coscienza riguardo alla fedeltà alla propria creaturalità. Gesù sa bene che per superare certe incomprensioni occorre un cuore puro e sincero, che sappia essere cosciente dei propri limiti e delle proprie risorse, con umiltà ma anche con sapienza, e soprattutto che sappia chiedere a Dio quell’aiuto necessario a convertire il cuore al progetto originario. Riconoscere che la scelta di una persona a volte è stata fatta non in piena coscienza a causa di una non maturità piena per vari motivi, causa sofferenza e per il bene di tutti a volte è meglio non vivere più insieme. Tuttavia Gesù rimanda ciascuno a una coscienza dell’origine per risvegliare quelle energie possibili che lì trovano il loro fondamento.

Ai discepoli poi Gesù aggiunge un ulteriore argomento: se la carne è una sola, il risposarsi dopo il divorzio significa commettere adulterio, in quanto si era promessa fedeltà al primo coniuge. E’ una questione di parole date cui mantenere fede, anche se sappiamo che non sempre c’è piena coscienza di ciò che si promette, ma come credenti riconosciamo che per i credenti c’è l’aiuto dello Spirito. Non a caso il matrimonio è uno dei sette sacramenti, cioè è un gesto che rivela la presenza di Dio a favore dell’uomo e della donna, che si affidano a lui nello Spirito per compiere ciò che si promettono: amore nella buona e cattiva sorte. E’ una promessa di aiuto che può essere di aiuto se viene accolta nel cuore, ma a volte i diversi cammini procurano ferite insanabili.

Il secondo episodio mette in luce a chi appartiene il regno di Dio. Gesù, di fronte a un gesto di repulsione dei discepoli, s’indigna. La sua è una reazione forte, perché si tratta di una questione importante: il regno di Dio appartiene a chi è come un bambino. Qui si tratta di comprendere bene cosa vuol dire Gesù. Probabilmente egli vuole dire che i bambini, quasi sempre, si affidano a chi manifesta loro con gesti e parole il bene che vuole loro. Essi riconoscono la qualità dell’amore che ricevono e vi si affidano con semplicità.

Gesù vuole invitarci a fare lo stesso, se vogliamo che il regno di Dio ci appartenga. Se facciamo come i farisei che vogliono metterlo alla prova non riconosciamo il regno di Dio ed egli non ci può appartenere. Ma se, al contrario, riconosciamo che Gesù e il regno di Dio che egli annuncia sono per il nostro bene – anche se richiede un’esigente presa di coscienza di chi siamo e quali possibilità di amore possiamo vivere -, allora il regno di Dio ci appartiene perché ne sappiamo riconoscere e vivere le modalità di fraternità e giustizia.

 

4 ottobre 2015 – XXVII Domenica tempo ordinario – Anno B

Marco 10,2-16

In quel tempo, 2 alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3 Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4 Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 5 Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6   Ma dall’inizio   della creazione (Dio) li fece maschio e femmina; 7 per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8 e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9 Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 10 A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11 E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; 12 e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».13 Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14 Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. 15 In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». 16 E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro. 

 

 

Leggi tutto nel documento allegato

Accogliere il regno di Dio
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR