Acconto Irpef: Si può richiedere la riduzione

Sono un lavoratore dipendente. Ho presentato regolarmente a giugno la mia dichiarazione dei redditi 730/2015 dalla quale è risultata una situazione a debito. Visto che a novembre dovrei versare l’acconto per l’imposta 2015, vorrei sapere – viste le spese mediche e di ristrutturazione che ho sostenuto, e sto continuando a sostenere quest’anno – se ho la possibilità di pagare meno di quanto calcolato dal mio Caf in dichiarazione.

La risposta in linea di massima è affermativa: se infatti il contribuente si accorge di percepire nel 2015 un reddito inferiore rispetto a quello dichiarato per il 2014 (nel 730/2015), o magari, pur con lo stesso reddito, abbia accumulato nel frattempo oneri e/o spese deducibili/detraibili che dovrebbero far abbassare in misura considerevole l’imposta calcolata sulla base del reddito 2014, può chiedere di versare a novembre un importo più basso rispetto a quanto riportato nel prospetto di liquidazione 730-3, manifestando in forma scritta la propria volontà al datore di lavoro o all’ente pensionistico (il secondo o unico acconto Irpef, o di cedolare, scade infatti alla data del 30/11). Bisogna però affrettarsi, perché i tempi di richiesta al sostituto scadono mercoledì 30 settembre.

Va ricordato che per effetto dell’art. 11, comma 18, del Dl. 76/2013, l’acconto è oramai dovuto nella misura del 100%. Ma il 100% di cosa? Il 100% dell’imposta scaturita dall’ultimo 730 elaborato sui redditi dell’anno precedente. In questo caso, quindi, il 730/2015 riferito all’anno 2014.

Ora, se l’imposta calcolata risulta pari o inferiore a 52 euro, non è dovuto nessun acconto. Se invece l’imposta è superiore a 52 euro si aprono due strade: o il versamento dell’acconto spalmato in due rate (16 giugno – 30 novembre) oppure in un’unica rata (30 novembre, quest’anno un lunedì).

Il versamento in due rate (rispettivamente del 40 e 60%) si applica se l’imposta riportata nel 730-3 è pari o superiore a 257,52 euro, viceversa il versamento in un’unica rata (100% appunto) si avrà in caso di imposta netta superiore a 52 euro ma inferiore alla soglia di 257,52 euro.

Per la precisione, nel prospetto di liquidazione 730-3 gli importi del secondo o unico acconto Irpef e della cedolare secca sono indicati, rispettivamente, nel rigo 95 e nel rigo 101 (115 e 121 per il coniuge dichiarante).

Detto questo, se si vuole che la trattenuta non venga effettuata o che venga effettuata in misura minore rispetto a quanto riportato (perché, ad esempio, avendo sostenuto molte spese detraibili, si ritiene che le imposte dovute sui redditi 2015 dovrebbero ridursi), è possibile armarsi di carta e penna e calcolare in proprio l’acconto dovuto, comunicandolo per iscritto al proprio sostituto d’imposta. Ma attenzione!

Il contribuente che intenda percorrere la strada del calcolo previsionale, cioè in previsione della futura imposta (il contrario, quindi, del cosiddetto metodo “storico”), deve essere più che sicuro della sua correttezza. Infatti, se al momento della liquidazione dell’imposta annuale dovuta per il 2015 (con la relativa dichiarazione dei redditi 730/2016) gli acconti dovessero risultare inferiori a quelli effettivamente dovuti, scatterebbero le sanzioni per versamento insufficiente, pari al 30% della differenza tra il versato e il dovuto.

 

Per informazioni: www.caf.acli.it

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