Acli Milano: riflessioni e un documento sul “dare valore al lavoro”

A Milano la consueta manifestazione per la Festa del Lavoro, acquista tinte programmatiche forti, ispirate alla solidarietà tra cittadini/lavoratori e alla cultura e informazione al consumo responsabile.

Lavoro nero, caporalato, lavoro sottopagato, lavoro nei giorni festivi in attività non essenziali come la grande distribuzione commerciale, aumento degli infortuni sul lavoro nei primi mesi dell’anno. Questi fenomeni, diversi tra loro, sono tutti indicativi della perdita di valore del lavoro, sempre più spesso subordinato all’esigenza di ridurre i costi per aumentare i profitti, investendo più nella distribuzione e promozione dei prodotti che nel lavoro e nella qualità della produzione.

Il dibattito politico quasi quotidianamente si dedica ad analisi quantitative dell’occupazione, molto meno della qualità del lavoro e delle condizioni di lavoro. Ma la svalutazione del lavoro comporta effetti proprio a questo livello con una crescente insoddisfazione dei lavoratori sulle proprie condizioni di lavoro e a una riduzione dei diritti.

Come contrastare questa deriva?

Occorre una maggiore cultura della legalità e del senso di responsabilità verso la comunità, verso gli altri. Nelle molteplici identità che compongono il cittadino contemporaneo si riscontra una grande capacità di separare queste identità assumendo comportamenti che di volta in volta portano al maggior vantaggio personale con il minimo sforzo, in una prospettiva prettamente individualista. Senza preoccuparsi delle conseguenze negative che alcune scelte individuali hanno sulla società.

Così il cittadino quando è nei panni del lavoratore lamenta l’insoddisfazione per la propria retribuzione, la mancanza di adeguati riconoscimenti del proprio lavoro da parte dei superiori, la propensione dell’azienda a ridurre la qualità negli acquisiti di materiali e attrezzature in nome del risparmio, un’attenzione insufficiente al legame dell’azienda con il territorio. Quando poi veste i panni del consumatore lo stesso cittadino/lavoratore spesso sceglie i prodotti che acquista quasi esclusivamente in base al criterio del risparmio.

Occorre allora riscoprire e rilanciare quell’alleanza tra consumatori e produttori che era stata così importante tra la fine del secolo scorso e i primi anni 2000, che tanto ha prodotto in termini di equità e giustizia con la diffusione del consumo critico, dove il consumatore sceglie in base a criteri di equità e di solidarietà, del commercio Equo e solidale che spinge non tanto alla solidarietà di vicinato ma a quella tra lavoratori di paesi lontani in nome di una giustizia senza confini, alla filiera corta dove invece si privilegia la giusta retribuzione del produttore e gli effetti positivi per il territorio e la comunità locale dai rapporti diretti tra produttore e consumatore, il risparmio etico che privilegia gli investimenti indirizzati verso l’economia buona e non verso i fondi speculativi. Più in generale a stili di vita volti a ridurre i consumi e gli sprechi.

Sono tutti comportamenti che ormai sappiamo essere praticabili, che si basano sulla solidarietà tra lavoratori (quello che consuma e quello che produce un bene) e che portano vantaggi reciproci e comunitari al prezzo di qualche costo superiore sostenuto individualmente.

Sono scelte che in questi anni hanno visto un’adesione crescente tra i cittadini, anche grazie all’iniziativa culturale svolta da associazioni come le Acli e all’impegno di tanti volontari e alle scelta del modello cooperativo di tante aziende.

Sono prospettive che vanno ancora promosse e sostenute nell’interesse generale in questa fase di crisi prolungata, dove sembra che una grande maggioranza dei cittadini si illuda di superare la crisi con scelte individuali di vantaggio immediato che di fatto alimentano i meccanismi speculativi di mercato che ci hanno portato a questo punto, e che continuano a prevalere nelle scelte di politica economica degli Stati e nelle dinamiche produttive di molte aziende.

Bisogna perciò che i consumatori riscoprano questo loro potere di influenzare il mercato con le proprie scelte di consumo, sostenendo le iniziative volte ad informare in modo sempre più approfondito i consumatori attraverso le etichette dei prodotti.

Infine contrastando l’illegalità anche nelle piccole scelte quotidiane come quelle di chiedere la ricevuta fiscale e premiando le aziende e gli esercizi commerciali che rispettano i contratti e assumono regolarmente i lavoratori, piuttosto che ridurre al minimo gli acquisti on-line ed evitando di acquistare o anche solo di frequentare le cattedrali del consumo nei giorni festivi.

Piccole scelte personali che, se diffuse, possono davvero contrastare la svalutazione del lavoro e lo sfruttamento del lavoratore, in nome della solidarietà tra lavoratori.

 

Buon 1° maggio!

 

 

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