Ad Arezzo la prevenzione antidroga

“Ad Arezzo c’è un problema di droga, soprattutto di cocaina usata nei ceti benestanti e tra i professionisti adulti. Come Acli dovevamo fare qualcosa”. Così Stefano Mannelli, presidente delle Acli di Arezzo, motiva la nascita, a marzo 2015, dello sportello antidroga all’interno nella sede provinciale.

Gestito dal Gruppo 13, un’associazione di genitori collegata a San Patrignano, lo sportello offre consulenza, riservata e gratuita, ai tossicodipendenti e alle loro famiglie e inizia un percorso che porterà i primi a entrare nella comunità terapeutica fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978.

“Fino a un anno e mezzo fa – ricorda Anna Maria Carletti, presidente di Gruppo 13 di Firenze – avevamo uno sportello anche ad Arezzo. Poi ha chiuso ma le richieste sono rimaste alte. Avevamo l’esigenza di fare i colloqui ad Arezzo e di essere visibili in quella città. Quando ne parlai con il presidente delle Acli aretine accettò subito”.

D’altra parte, Stefano Mannelli conosceva per fama la comunità di San Patrignano, ne aveva fiducia e conosceva come operava per aver visto lo spettacolo Ragazzi per male del gruppo “We free” collegato alla comunità terapeutica: “Sono storie molto forti, vere, di giovani anche minorenni che raccontano il loro calvario per uscire dalla droga. Vedere quello spettacolo ti cambia la vita”.

Dal 14 marzo, quando lo sportello è stato aperto, 4 persone sono già entrate nella comunità terapeutica più grande d’Europa e altre 6 hanno iniziato un percorso di avvicinamento.

“San Patrignano – spiega la Carletti – funziona così: chi entra deve essere libero da droghe e non deve neanche fare uso di metadone, deve aver seguito un percorso di diversi mesi con un’associazione affiliata a San Patrignano e poi potrà entrare nella comunità vera e propria dove resterà almeno 3 anni. Il nostro compito è quelle di aiutare le persone a capire che c’è un problema, che non sono sole e che basta un po’ di coraggio per uscirne”.

“Alle Acli – spiega ancora la presidente del Gruppo 13 – facciamo un percorso motivazionale. Poi una volta che i tossicodipendenti sono entrati in comunità, i genitori verranno a Firenze due volte a settimana per stare insieme ad altre famiglie con lo stesso problema e fare un percorso parallelo a quello dei figli; perché se una persona si droga, non è colpa dei genitori ma di sicuro qualcosa nel contesto familiare va rivisto. Per il futuro mi piacerebbe iniziare anche ad Arezzo, magari alle Acli dove le persone vengono volentieri, un cammino per le famiglie così non si devono spostare fino a Firenze”.

Chi sono gli utenti dello sportello? “Sono persone, italiane e straniere senza disagi psichiatrici, che ci hanno conosciuto tramite il passaparola – risponde la Carletti – a volte sono inviate dai Sert. Spesso hanno già provato la strada della comunità ma non hanno risolto il problema e alla fine si rivolgono a San Patrignano che ha l’80% di casi risolti. Il percorso San Patrignano è qualcosa che fa paura: è lungo, ti chiede di metterti in gioco e guardarsi dentro come in uno specchio e non tutti ne hanno il coraggio. La droga infatti non è la malattia ma il sintomo di un disagio e se non si cura quello le persone ricadono”.

Lo sportello, aperto tutti i giovedì mattina, fa parte di un percorso di prevenzione più ampio che le Acli hanno iniziato con il Comune e con i circoli sul territorio. Mannelli ricorda che “avevamo incontrato i precedenti assessori ai giovani e alle politiche sociali che avevano mostrato un certo interesse al nostro progetto, quello cioè di portare lo spettacolo di ‘We free’ nelle scuole, ma con la nuova giunta dobbiamo ricominciare tutto da capo. Nello stesso tempo, vogliamo portare anche i dirigenti scolastici all’interno di San Patrignano perché finché non vedono che cos’è e come funziona non capiscono”.

L’impressione generale è che proprio la prevenzione generale sia venuta meno negli ultimi anni, sia per i tagli che hanno subìto nei vari anni il sistema della salute e del welfare sia perché, ed è l’opinione di Anna Maria Carletti, il problema è meno visibile “e se non lo vedi non c’è. Non vedi più i tossici senza denti e che non si reggono in piedi, la dipendenza da cocaina si vede solo quando può fare danno, le canne non spaventano. Ecco allora che il problema sparisce”.

Eppure l’Italia rispetto ad altri paesi europei è al 23° posto per consumo di cannabis, al 18° posto per cocaina, al 26° posto per uso di anfetamine e al 29° per l’ecstasy. Ed è proprio il centro Italia a consumare più cannabis, cocaina ed eroina. I dati sono tutti nella “Relazione annuale al Parlamento sull’uso di uso di sostanze stupefacenti e tossicodipendenze in Italia” del dipartimento Politiche antidroga del Consiglio dei ministri fatta nel 2014.

Nella stessa relazione si evidenzia che dal 2013 al 2014 in Italia la spesa regionale per la prevenzione universale si è ridotta del 44,2%, mentre la spesa per la prevenzione selettiva rivolta a persone a rischio è scesa del 38,9%. “Questo aspetto – si legge a pagina 47 – assume ancora più rilevanza se viene associato all’aumento dei consumi di cannabis e di altre sostanze stimolanti, registrato nel 2013 e nel 2014 nei giovani”.

A settembre le Acli inizieranno un percorso di prevenzione contro la droga anche nei circoli, nel frattempo continua la lotta dell’associazione alle dipendenze da gioco d’azzardo: “Solo il 2-3% dei nostri circoli – chiude Mannelli – sono ancora legati per motivi contrattuali alle macchinette mangiasoldi. Per chi vuole affiliarsi è la conditio sine qua non”. E in fondo, se anche S. Patrignano ha una divisione dedicata al gambling, qualcosa vorrà pur dire…

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Fonte UNHCR
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