Adama’h: la terra che (ri)genera l’uomo

13 ettari, una decina di lavoratori e un circolo Acli: con questi ingredienti ha preso vita Adama’h Factory, un’impresa agricola di S. Aquilina affiliata alle Acli di Rimini. All’interno, lo psicologo e presidente dell’associazione, Luca Fabbri, e alcuni volontari aiutano persone con disabilità mentale lieve a migliorare la propria condizione e a costruirsi una professionalità.

“La nostra storia – racconta Luca Fabbri – è abbastanza semplice. Nel 2013 ho tenuto un corso con rifugiati politici. Avevamo a disposizione un pezzettino di terra di 1.000 metri quadri per fare un orto biologico. Poi ho pensato di fare qualcosa di più e di più concreto per aiutare le persone. Quando ho conosciuto questo fazzoletto di terra e ho visto che poteva essere la molla per attività sociali non l’ho più abbandonato”.

I presupposti per dar vita ad Adama’h Factory c’erano tutti e quando l’Enaip di Rimini ha dato in gestione gratuita i 13 ettari, sono iniziate le attività. “Col tempo, è arrivata anche l’affiliazione alle Acli perché ne condividevamo i principi e il metodo educativo”.

Da un punto di vista clinico i benefici sono enormi: i frequentanti prendono meno farmaci, riducono il loro peso, sono più attivi e motivati. “Quello che mi ha colpito – ricorda Fabbri – è il passaggio di mentalità dall’assistenzialismo puro alla volontà di mettersi in gioco in prima persona dei nostri utenti. Il lavoro è faticoso ma è un vantaggio e li aiuta con le loro patologie. Per me stare in uno studio e fare lo psicologo tradizionale sarebbe più comodo, ma questa attività mi piace di più e dà più soddisfazioni”.

A ottobre 2014 i volontari e gli utenti hanno cominciato a preparare il terreno, ampliato l’orto, sistemato gli ulivi e la vigna, poi sono iniziati anche i corsi gratuiti finanziati dalla Provincia di Rimini. Gli utenti – in media una decina per corso – sono segnalati dai servizi sociali e hanno patologie psichiatriche lievi o problemi di dipendenza da sostanze.

Dopo il corso, gli allievi svolgono un tirocinio nelle aziende agricole del territorio e qualcuno riesce anche a trovare un lavoro. “Una persona – ricorda ancora il presidente – è stata assunta in un vivaio legato a un progetto Sprar per i rifugiati, altri hanno lasciato il curriculum e sono stati chiamati per i lavori stagionali per la raccolta delle olive e della frutta. Alcuni studenti infine stanno cercando dei terreni per gestirli in autonomia e avere un’indipendenza economica. Abbiamo avuto grandi riscontri, ci fanno i complimenti per la preparazione dei ragazzi”.

Adama’h Factory produce olive e uva, ma anche frutta, pomodori e ortaggi. Tutti rigorosamente biologici. “La certificazione non è ancora arrivata, perché ci vuole tempo, ma stiamo andando in quella direzione – spiega Luca Fabbri che aggiunge – il nostro obiettivo è diventare più grandi, vendere i prodotti fuori. Al momento invece li portiamo nei circoli Acli e riceviamo un’offerta libera in cambio”.

Oltre alla linea biologica, Adama’h Factory produce anche un altro tipo di frutta e verdura: sono quelli che nascono nell’orto sinergico attivo dal 2015. “L’orto sinergico – spiega Luca Fabbri – è un modo diverso di coltivare la terra, più naturale, con meno macchinari. Si sta scoprendo che le lavorazioni profonde degradano la terra. I batteri che vivono a 80 centimetri dentro al suolo non possono vivere in superficie e viceversa. Va mantenuto l’equilibrio degli strati. Invece le coltivazioni tradizionali e le coltivazioni intensive distruggono questo equilibrio e con il lungo andare impoveriscono il terreno, cosa che non accade con l’orto sinergico”.

Questo tipo di coltivazione apre ulteriori sbocchi lavorativi a chi frequenta i corsi: molte aziende della provincia riminese hanno infatti intrapreso questa modalità di coltivazione e cercano persone esperte.
Inoltre, l’orto sinergico è un modo per ribadire la filosofia di attenzione all’ambiente già espressa nel nome. Adama’h infatti in ebraico indica sia la terra fertile e vitale dalla quale nasce Adamo sia lo stesso legame tra l’uomo e il suolo da amare e rendere fertile.

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Fonte UNHCR
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