“Ai cattolici è chiesto un nuovo protagonismo”. Andrea Olivero apre l’Incontro di studi di Orvieto

“Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale“. Ha scelto una citazione di Alcide De Gasperi il presidente delle Acli, Andrea Olivero, per aprire il 45° Incontro nazionale di studi delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, ad Orvieto, dedicato al tema dei “Cattolici per il bene comune. Dall’irrilevanza al nuovo protagonismo”.

La prospettiva proposta dal presidente delle Acli nella sua relazione è innazitutto internazionale. La crisi economica ma soprattutto la crisi delle istituzioni – “il bisogno di politica” – è globale, non solo nazionale. Olivero richiama le esortazioni di Giovanni Paolo II a costruire “un grado superiore di ordinamento internazionale”, gli inviti di Benedetto XVI, nella Caritas in Veritate, alla civilizzazione dell’economia e della politica, le “coraggiose proposte” del magistero della Chiesa per la riforma delle istituzioni politiche ed economiche internazionali, a partire dalla “riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale” (il documento del Pontificio Consiglio Iustitia e Pax pubblicato nel dicembre 2001). Quindi l’appello dei vescovi europei per “una comunità europea di solidarietà e responsabilità”, la proposta – a fronte della acclarata “incapacità regolativa dei mercati” –  di una tassa sulle transazioni finanziarie, la limitazione dei compensi dei top manager, il mantenimento della promessa di destinazione ai Paesi poveri dello 0,7% del Prodotto interno lordo.

Il tema dell’Europa è un passaggio importante: “La sfida è quella di riportare il nostro Paese a svolgere un ruolo chiave nel rilancio del progetto di unificazione politica”. La direzione è quella della “costruzione degli Stati uniti di un’Europa federale“.

La politica italiana. Il presidente delle Acli parla di “scenario sconfortante” e rilancia le parole recenti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nei giorni scorsi a Mestre parlava di “perdita di autorità” e “infiacchimento della vita democratica” dei partiti, invitando il Parlamento a lavorare per la revisione del sistema di finanziamento dell’attività politica e al rafforzamento delle norme anticorruzione.

Olivero ha riconosciuto il ruolo di “supplenza (anche etica) alla politica” svolto dal governo Monti ed ha espresso l’auspicio che “almeno lo stile istituzionale e l’attenzione all’Europa che hanno caratterizzato l’attuale governo siano fatti propri anche dai futuri governi”.

Le prospettive. “Il berlusconismo ha lasciato ferite profonde nel tessuto civile del Paese” ha detto il presidente delle Acli: “nessun restyling potrà oscurare le sue responsabilità di aver badato più al benessere di uno che al bene comune”. C’è da “rifondare il patto di convivenza civile, affinché ogni cittadino sia e si senta parte e protagonista della vita del Paese”.

“Le tendenze demagogiche e qualunquiste non ci affascinano” ha  aggiunto Olivero. “Nè possiamo condividere le fughe indifferenti del partito del non voto”. “Ma non per questo siamo estranei all’insofferenza verso l’attuale sistema partitico”. “Nell’antipolitica si può annidare passione per la democrazia e interesse per il bene comune che non vanno dispersi ma rappresentati”. Ma i partiti devono recuperare “credibilità e legittimazione”. E i cattolici possono fare molto per la “rinascita democratica del Paese“.
Ai cattolici è chiesto un nuovo protagonismo” ha detto il presidente delle Acli, e “a nessuno è lecito tirarsi indietro”. “E’ tempo di nuove scelte, nuove proposte, nuove prospettive da condividere e maturare insieme“. C’è una tradizione – quella del cattolicesimo sociale e democratico – “da aggiornare e re-interpretare alla luce del presente” (“coniugando questione sociale e questione antropologica”). C’è un patrimonio di “grandi idee”: la partecipazione democratica, la giustizia sociale, i diritti di cittadinanza, il lavoro decente e dignitoso, il welfare equo e universale, la cultura della pace, l’interessa per la comunità territoriale in un orizzonte europeo. Ma “c’è bisogno di una laicato maturo, competente e responsabile” – ammonisce Olivero – “che ritrovi il coraggio dell’autonomia nell’ordinare le cose temporali in una società plurale e aperta, post-secolare”.
Non c’è bisogno di un partito cattolico” – ha ribadito il presidente delle Acli – ma di una “presenza visibile e autentica” dei cattolici impegnati in politica, “radicata sul territorio e capace di rappresentare la comunità cristiana e l’intera cittadinanza”. La presenza in diversi schieramenti è “legittima e opportuna”, ma lo stile non può che essere quello “che guarda agli ultimi prima che ai ricchi, che chiede attenzione alla persona e alla sua dignità prima che all’interesse dei capitali, che ricerca una nuova etica del convivere nella diaspora individualistica”.

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