Al Patronato Acli si rivolge il 4% della popolazione carceraria

Le domande di natura previdenziale e assistenziale, dalle pensioni ai trattamenti di invalidità civile, dalle indennità di disoccupazione ASpI e Mini-ASpI agli assegni sociali, seguono il canale telematico per l’invio all’Istituto. Canale di per sé precluso alla popolazione carceraria. Per ovviare a queste difficoltà molti operatori e volontari del Patronato Acli offrono il loro servizio in oltre trenta case circondariali o di reclusione su tutto il territorio italiano, in collaborazione con l’amministrazione penitenziaria e con tutti gli operatori del settore.
Questa azione coinvolge 71 sedi provinciali del Patronato Acli che entrano con frequenza periodica negli istituti di detenzione accompagnando circa il 4% della popolazione carceraria per richieste di riconoscimento di invalidità, assegni ai nuclei familiari, pensioni, assegni sociali, richieste di indennità di disoccupazioni e pratiche varie per gli immigrati.

Sono alcuni dei dati emersi al seminario “Mondi aperti. Diritti alla persona: il valore delle relazioni”, organizzato dal Patronato Acli.

“Questi dati mettono in risalto – ha affermato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, – quanto sia diffusa la presenza e collaborazione del Patronato Acli con gli istituti penitenziari e più in generale il valore sociale dei servizi che offriamo ai cittadini”.

“Mentre procedono le riforme avviate dal governo per il terzo settore e per la pubblica amministrazione,– ha sostenuto Paola Vacchina, presidente nazionale del Patronato Acli – siamo impegnati a fare la nostra parte, i Patronati sono una delle realtà che va valorizzata per il futuro del Paese. Siamo assolutamente pronti a svolgere anche nuove funzioni.”.

Ruolo riconosciuto da Enrico Costa, vice ministro alla Giustizia: “il Patronato accompagna per mano i cittadini e pone all’attenzione di chi deve legiferare, i loro problemi. Dobbiamo riaffermare la finalità rieducativa della pena e le statistiche ci dicono che il rapporto tra detenuti che lavorano e recidiva è molto basso. Dobbiamo quindi incentivare la collaborazione fra carceri e terzo settore, perché sono ancora tropo pochi i detenuti a cui si può offrire la possibilità di lavorare”.

Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro, ha ribadito il fatto che “in questa stagione di forti cambiamenti le rendite di posizione non ci sono più per nessuno, ripensarsi entro prospettive nuove è elemento indilazionabile. Il governo sta dando uno straordinario riconoscimento al ruolo del terzo settore, che rappresenta qualcosa di cruciale in questa Italia che vuole cambiare. La riforma del governo vuole aprire una stagione di fioritura del terzo settore”.

Al Patronato Acli si rivolge il 4% della popolazione carceraria
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR