Alla ricerca di una identità nazionale condivisa

Il 19 settembre 2012 è stato presentato a Roma presso la sede Cnel il Rapporto Ocse 2012 “International Migration Outlook”.
Hanno preso la parola il presidente del Cnel Marzano, il presidente delegato dell’Organismo nazionale di coordinamento per le Politiche di integrazione sociale degli stranieri Alessandrini, il direttore generale dell’Immigrazione e delle Politiche di integrazione Forlani, l’on.le Livia Turco, l’on.le Rocco Buttiglione, l’on.le Alfredo Mantovani, Jonathan Chaloff dell’Ocse e Carla Collicelli del Censis.
Dall’incontro sono emersi i punti salienti e critici del Rapporto i quali si identificano con: rallentamento della migrazione verso i Paesi Ocse; aumento dell’immigrazione per motivi di studio nei paesi europei; i lavoratori immigrati sono tendenzialmente meno istruiti degli autoctoni; la maggioranza dei governi ha adottato politiche sempre più restrittive.
L’economia globale è in forte crisi; l’economia italiana è stata in recessione nel 2008-2009 ed ora è in ripresa debole. Ciò ha causato un aumento della disoccupazione e un calo di stabilità diffuso a livello generale. La crisi, come si diceva, ha portato a un’inflessione dei flussi e parallelamente ha colpito il mercato del lavoro che all’interno dei paesi Ocse ha evidenziato per gli immigrati un tasso di disoccupazione incrementato del 4%. Sui lavoratori a lungo termine la crisi ha segnalato un aumento dei contratti a tempo determinato o part-time. Nello specifico per i giovani immigrati questa situazione ha significato rimanere tagliati fuori dal mercato del lavoro rendendo sempre più difficile con  il passare del tempo riuscire a trovare un impiego. La crisi ha colpito inizialmente più gli uomini provocando, come reazione, l’entrata massiccia delle donne nel mercato del lavoro. Il Rapporto ci parla anche della tipologia di lavoratore e la sua qualifica. Emerge che in Europa gli immigrati hanno maggiore peso a livello di soddisfazione delle richieste del mercato del lavoro ma hanno un profilo meno formato a livello professionale. La metà dei lavoratori con un livello di bassa qualifica, nei paesi Ocse, sono lavoratori immigrati.
Sempre nel Rapporto si evidenzia, inoltre, che gli sconvolgimenti economici degli ultimi anni hanno avuto e hanno come esito una variazione delle motivazioni che spingono le persone a emigrare. Infatti, nei paesi Ocse, si sta abbandonando l’ingresso per motivi di lavoro. I pull factors per gli immigrati di oggi sono diventati i datori di lavoro, le università e il ricongiungimento famigliare. Per queste ultime categorie va evidenziato come l’Asia abbia fornito ai paesi Ocse il 60% dei lavoratori qualificati.
L’immigrazione per studio ha influenza su periodi di medio e lungo termine e facilita l’integrazione, sottolinea il presidente Cnel Marzano. Infatti, giovani formati e accompagnati nell’inserimento nella società e nel sistema politico economico del paese d’accoglienza sono soggetti che, in futuro, sapranno gestire la doppia appartenenza – d’origine e d’adozione.
Resi espliciti i dati significativi del Rapporto si è passati a un’analisi della della situazione da un punto di vista più ampio includendo i fattori politici e sociali. I governi che si confrontano con questa realtà, sottolinea Marzano, non possono continuare a tendere verso politiche restrittive ignorando la migrazione e i giovani immigrati. Se si ignora questo passaggio storico importante si crea tensione. Infatti, sarebbe fondamentale che si adottassero politiche integrative soprattutto in periodo di crisi per far si che non si crei esclusione sociale. Per questo è importante considerare i giovani immigrati soggetti attivi e promotori di politiche allo sviluppo.
Con Marzano concorda Giorgio Alessandrini, presidente delegato dell’Organismo nazionale di coordinamento per le Politiche di integrazione sociale degli stranieri del Cnel. Egli suggerisce una riflessione da parte delle forze politiche volta all’aggiornamento della lotta allo sfruttamento del lavoro sia in campo effettivo, come può essere l’attuale emersione in corso, sia a livello amministrativo. Su quest’ultimo punto si propone di razionalizzare le politiche dei flussi, la gestione degli irregolari presenti sul territorio italiano e l’integrazione tra percorsi di domanda offerta con i paesi d’origine.
Sarebbe, perciò, importante una riprogrammazione delle politiche con priorità a: integrazione delle famiglie: è da questo percorso che dipende anche la coesione sociale del nostro Paese. Questa integrazione potrebbe inizialmente seguire le vie della cittadinanza ai nascituri su territorio italiano “ius soli” e il voto amministrativo. Scuola: inteso come luogo in cui si gettano le basi per una società futura coesa con un’integrazione riuscita. Ciò è auspicabile nell’ottica di una ripresa di interventi concreti e politiche che rimettano in carreggiata la scuola nel caso italiano. Inserimento lavorativo: il centro per l’impiego che si occupa della correlazione tra domanda e offerta al momento è inefficiente e non collegato, come sarebbe auspicabile in futuro, con i paesi di provenienza degli migranti. Politica dei flussi: la quale andrebbe rivista profondamente.  Sarebbe necessaria una programmazione perché i soggetti non siano considerati solo a livello mercantile. Il problema è quello di capire come rendere la programmazione indipendente dal susseguirsi delle varie legislature in collegamento con i paesi d’origine.
Per concludere, essendo il Rapporto fonte di molteplici stimoli, i punti emersi e condivisi che si sono rivelati essere terreno fertile per una riflessione futura condivisa sono stati quelli di avere una missione globale dell’immigrazione in una prospettiva futura legata allo sviluppo, vedendo gli immigrati, sottolinea l’on.le Livia Turco, come elemento transnazionale. Tener presente della trans nazionalità significherebbe, infatti, alimentare le relazioni positive di sviluppo valorizzando le comunità, i territori e la portabilità dei diritti non solo dell’essere umano ma anche dell’essere cittadino. In Italia queste politiche, concordano politici ed esperti presenti, saranno attuabili solo se si supererà, in raccordo costante con i Paesi Ue, l’idea di emergenzialità legata al fenomeno migratorio.

Alla ricerca di una identità nazionale condivisa
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Fonte UNHCR
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