Altro che disabili

Ad Aosta l’ex mensa Acli diventa un ristorante “aperto”: un luogo di aggregazione per il territorio, che impiega anche persone con disabilità.

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è anche la Giornata mondiale delle persone down.
E ad Aosta proprio il 21 marzo scorso ha aperto, il ristorante “Altro che”, un progetto di imprenditoria sociale nuovo e coraggioso, voluto dalla cooperativa Enaip Valle d’Aosta e dall’associazione Girotondo, per avviare al lavoro persone con disabilità fisica o psichica.

Il locale era gestito un tempo da un circolo Acli – spiega Luisa Trione, presidente dell’Enaip VdA e delle Acli aostane –  ed è da sempre conosciuto dalla gente della zona come ‘mensa Acli’. La parrocchia dell’Immacolata che è proprietaria del locale dopo altri tentativi falliti a un certo punto ha richiamato le Acli e ora sono entusiasti. Perché l’idea è che questo sia anche un punto di aggregazione per il territorio, per stare insieme ma anche per incontri pubblici ed eventi”.

Un nostro presidente del Consiglio, tempo fa, a chi gli chiedeva conto della crisi economica, rassicurò il Paese dicendo che, anzi, i ristoranti in Italia gli risultavano sempre tutti pieni. Ma di sicuro tenere in piedi un’attività economica e che dà lavoro vero non è cosa semplice. Come coniugare inserimento professionale di persone svantaggiate, capacità imprenditoriale e, quindi, autonomia finanziaria?: “Tra le cose su cui ci siamo subito trovati d’accordo – dice la Trione –  con gli amici di Girotondo, c’era l’idea chiara che volevamo mettere su un’impresa vera: dobbiamo stare in piedi in quanto ristorante, con il progetto imprenditoriale che abbiamo costruito. Esempio: avevamo visto altri possibili locali, ma questo ha dalla sua una storia come luogo di aggregazione e ristorazione e, inoltre, di essere in una zona centrale, popolare e dove ci sono tanti uffici e scuole. Ci siamo fatti i conti e sappiamo quanto ci costa ogni giorno”.

Insomma, zero assistenzialismo: proprio per “permettere a noi ragazze e ragazzi ‘imperfetti’ (ma tutti gli uomini sono imperfetti e ognuno è portatore di talenti) di essere adulti, protagonisti della società in cui viviamo, sviluppando al massimo il nostro senso di responsabilità e la nostra autonomia sociale e personale”, come recita la presentazione dell’associazione Girotondo.

Ce lo conferma Paolo Salomone, vicepresidente di Girotondo e papà di un ragazzo down di 27 anni: “In Valle d’Aosta questa è una novità assoluta. In Valle c’è attenzione al disagio e ci sono tantissime iniziative assistenziali, alcune anche molto belle. Noi vogliamo però sollecitare l’attenzione dei privati e mostrare come la persona con disabilità, non tutte certo e con le dovute attenzioni, possa inserirsi con successo nel mondo del lavoro ‘normale’ e possa così riacquistare anche la dignità che merita”.

La serietà imprenditoriale del progetto si fonda anche sugli accordi presi con alcune altre realtà produttive e non, una filiera solidale e di qualità: le divise del personale del ristorante sono state realizzate dalla Cooperativa sociale “L180” di Trieste mentre le tovaglie verranno inviate alla lavanderia del carcere, gestita dalla Cooperativa Mont Fallère. E c’è un accordo per le materie prime che arriveranno dagli orti curati dalla Cooperativa Les Relieurs. E c’è la collaborazione stretta con la rete del consorzio “Trait d’Union” che appunto riunisce tutte le cooperative sociali della Valle.

“Noi – aggiunge Luisa Trione – abbiamo portato l’esperienza e la competenza sull’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e nell’imprenditoria sociali. Ci mancava l’esperienza nella ristorazione che abbiamo trovato poi proprio nella rete di Girotondo. E così è arrivato il nostro signor Mario, lo chef, che ci ha seguito anche nella valutazione dei fornitori e nella selezione del personale, immaginando anche l’obiettivo di avere degli inserimenti lavorativi”.

“Altro che” avvierà a lavoro, dal mese di aprile, due persone con disabilità con un tirocinio part-time cui potrebbe seguire l’assunzione (sempre part-time) oppure il collocamento presso altre strutture. I due candidati hanno fatto numerosi colloqui con il Centro per l’impiego.
Intanto, una persona con invalidità civile è stata già assunta a tempo pieno con gli incentivi e le facilitazioni previsti dalla legge 68/99. Ma come ci tiene a ribadire Salomone “a parte i benefici della legge 68, il nostro è un progetto assolutamente autonomo da fondi regionali e in questo innovativo per il sociale in Valle, soprattutto per imprese di piccole dimensioni”.

“La sfida che lanciamo – conferma la Trione – è che, anche in un tempo di crisi economica, noi crediamo che questa cosa si possa fare. Non siamo la regione più in difficoltà nel Paese, ma la crisi si sente per tutti anche qui. Anche su questo, non vogliamo “nascondere” le persone con disabilità: a volte si ha paura di metterle in vista. Abbiamo costruito mansioni adatte a loro e se ci sarà bisogno in cucina, lavoreranno in cucina, se in sala, andranno in sala. Saranno assolutamente formati e preparati per fare bene il loro lavoro”.

Dicono le cronache che l’inaugurazione sia andata benissimo, almeno 150 persone e tanto entusiasmo. E al primo giorno di apertura, a pranzo, ristorante pieno.
Appuntamento quindi ad Aosta in Via Pollio Salimbeni, 9 angolo via Capitano Chamonin. E buon appetito!

Altro che disabili
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Fonte UNHCR
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