Appello Acli post voto: non eliminate il Rei «Si migliori ma non si azzeri la misura»

II reddito di inclusione è già realtà: «Però mancano 4 miliardi. Il rischio è che si elimini per marcare la discontinuità»: Appello Adi post voto: non eliminate il Rè «Si migliori ma non si azzeri la misura» II reddito di cittadinanza è sicuramente uno degli elementi che maggiormente ha fatto presa sugli elettori, specialmente nelle regioni meridionali. «Å’ un dato che va letto in termini di richiesta di sicurezza sociale e di semplificazione sostiene Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà oltre che presidente delle Adi – e che merita una riflessione approfondita.

Sarebbe necessario finalmente un grande dibattito pubblico su come immaginiamo il futuro del welfare, al di là della campagna elettorale». In materia di welfare, attualmente esiste il Rei, il Reddito di inclusione. Che però – lo rilevavano proprio le Adi locali su GV – ha dei criteri di attribuzione estremamente stringenti, per una platea alquanto ridotta. Come valuta questa misura? Per certi versi il Rei potrebbe rappresentare il primo gradino di questo discorso. Va nella direzione di garantire un livello minimo di sicurezza, non ancora la necessaria semplificazione, che pure come Alleanza abbiamo chiesto più volte. Il nostro welfare prevede tante misure che spesso si sovrappongono e finiscono per disorientare i cittadini. La filosofia di fondo è la stessa o ci sono delle dif ferenze? L’identità del Rei è chiara. E’ una risposta al problema della povertà che si articola in un contributo economico e in un progetto d’inclusione attraverso la presa in carico da parte dei servizi di welfare locale.

Un progetto che prevede, tra l’altro, l’impegno alla ricerca attiva del lavoro e alla formazione. Il reddito di cittadinanza è rivolto a una platea più vasta, non solo i poveri ma anche gli inattivi. Bisogna capire bene per poter dare una valutazione precisa. Anche il contesto è importante. E’ una misura che si aggiunge alle altre o le sostituisce? Che fine farebbero le altre misure che il welfare già comprende? Penso, solo a titolo di esempio, ai trattamenti d’invalidità. Come sta procedendo l’attuazione del Rei, che è partita all’inizio dell’anno? Mi sembra che dal punto di vista della cultura degli operatori ci sia stato uno scatto molto importante: sta cambiando l’atteggiamento nei confronti della povertà. Anche la diffusione delle informazioni mi pare che sia stata buona. Ci vorrà ancora qualche mese per avere dei numeri significativi. Però intendiamoci: per valutare seriamente gli effetti di interventi di questa por tata occorrono sette-otto anni, non sei mesi. Ma i tempi della politica, oggi, sono ben altri… Proprio per questo, prima delle elezioni, come Alleanza abbiamo proposto a tutti i partiti un ‘lodo Rei’, per chiedere che non si tornasse indietro rispetto al cammino intrapreso, indipendentemente dall’esito del voto e da chi sarebbe andato al governo. La tentazione da evitare è quella della ‘riforma della riforma’. Il Rei è uno strumento flessibile, che consente aggiustamenti e miglioramenti, ma un conto è lavorare per attuare una riforma correggendola via via dove apparisse necessario, un conto è ripartire ogni volta da zero. Cosa chiedete con il lodo da voi proposto? Il documento ricorda che la storia del welfare italiano è piena di esempi di esecutivi a tutti i livelli, nazionali e locali, che una volta insediati hanno modificato profondamente le norme varate dai loro predecessori al solo scopo di trasmettere un messaggio di discontinuità e con il solo risultato di rendere più difficile la fruizione da parte dei cittadini degli interventi necessari. Al nuovo governo, quando ci sarà, che cosa chiederete, in particolare?

Il Rei ha bisogno di essere rafforzato economicamente per raggiungere tutte le persone in situazione di povertà assoluta. Così com’è, può arrivare a poco più della metà dei 4,75 milioni di poveri stimati dall’Istat. E’ necessario anche adeguare l’importo del contributo economico. Rispetto agli stanziamenti previsti di qui al 2020 mancano oltre 4 miliardi di euro/ un obiettivo a cui si può arrivare gradualmente, con un piano plu riennale compatibile con le esigenze del debito pubblico. Stefano De Martis Roberto Rossini, presidente nazionaie delle Adi e portavoce dell’Alleanza contro la povertà: chiede che non si la misura del Reddito di inclusione, ma piuttosto che la si potenzi ²² Reddito di inclusione ha dei criteri di assegnazione molto stretti: «Può rivolgersi a poco più di metà dei 4,75 milioni di poveri» -tit_org- Appello Acli post voto: non eliminate il Rei «Si migliori ma non si azzeri la misura»

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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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