Aprile 1954: Dino Penazzato è il terzo presidente delle Acli

Nell’aprile di 60 anni fa Dino Penazzato divenne il terzo presidente delle Acli. La sua nomina non avvenne in seguito al IV Congresso Nazionale – Napoli, 1-3 novembre 1953 -, ma dopo un’operazione finanziaria sbagliata, che rischiò di portare il movimento al tracollo economico (evitato grazie anche al determinante intervento di Mons. Montini) e che condusse al cambio di presidenza. Così a Ferdinando Storchi – presidente dal 1945 al 1954 – successe il vicentino Dino Penazzato, il 4 aprile 1954.

L’opera di Penazzato, che era stato da poco eletto parlamentare nelle liste Dc, va collocata nel suo tempo, dentro le coordinate dell’unità partitica dei cattolici e dell’anticomunismo.

Di fronte alla grave crisi del comunismo del 1956 – in seguito all’insurrezione anti-sovietica dell’Ungheria e alla conseguente brutale repressione dell’Urss – le Acli rafforzarono la loro proposta sulla convinzione che il comunismo sarebbe stato sconfitto unicamente da una grande politica economica e sociale, realizzabile nella democrazia. In questo senso va letto il pronunciamento, dopo le elezioni amministrative del 1956, a favore dell’ “allargamento della base democratica”, prima dichiarazione di apertura a sinistra.

Il nome di Penazzato è rimasto per sempre legato al discorso delle tre fedeltà, che sintetizzano ancora oggi l’architrave politico-spirituale delle Acli. Fu pronunciato il 1°maggio del 1955, in occasione dell’immenso raduno di aclisti a Roma per i festeggiamenti del decennale di vita del movimento. Evento solennizzato dall’udienza e dal forte discorso di Pio XII che, proprio in quell’occasione, trasformò la festa del lavoro, fino ad allora tradizionalmente socialista, in una festa anche cristiana, istituendo il 1° maggio cristiano.

Una triplice fedeltà guida e illumina il nostro impegno di oggi e di sempre.

Fedeltà alla classe lavoratrice. È una fedeltà che ci è facile, che è naturale, che abbiamo nel sangue, perché noi siamo lavoratori, perché viviamo e operiamo nelle fabbriche, negli uffici, nei campi; perché il nostro pane esce dalla nostra fatica; è la fedeltà a noi stessi, alle nostre origini, alle nostre famiglie. È la fedeltà alle lotte di ieri, ai sacrifici di coloro che ci hanno preceduto: a quei lavoratori che forse meglio noi chiamiamo con i nomi di nostro padre e di nostra madre. […]

Fedeltà alla democrazia. Alla democrazia del nostro Paese, e ancor meglio al nostro Paese, nelle sue tradizioni e nelle sue leggi, nella sua storia e nel suo divenire. […] La democrazia nel nostro Paese è stata in pericolo e non ha cessato di esserlo: qui rinnoviamo il nostro impegno – che nasce dal nostro ideale e da una realistica valutazione dei veri interessi del nostro mondo del lavoro – di essere vigili e fermi contro ogni ingannevole lusinga, di essere forti nella libertà, per essere forti nella giustizia, come uomini, non come servi o strumenti.

Fedeltà alla Chiesa. Una fedeltà dolce e forte che segna e accompagna tutta la nostra vita. È la fedeltà gioiosa che libera e promuove, che rende potente anche la pochezza e sicuro il cammino di là da ogni incertezza: la splendida fedeltà nella verità. […] In questa fedeltà – che non è fatica, ma gioia – noi proviamo ancora una volta alla classe lavoratrice che non esiste dissidio o frattura fra la Chiesa e il mondo del lavoro.

(dal discorso pronunciato da Dino Penazzato a Roma il 1° maggio 1955)

La sua avventura di presidente iniziò si  concluse con le sue dimissioni. Le Acli nel VII Congresso Nazionale – Milano, 6-8 dicembre 1959 – dichiararono il principio dell’incompatibilità parlamentare, in sostanza chi era deputato non poteva ricoprire cariche direttive nelle Acli, seppure con possibilità di deroga. E la prima deroga fu proprio per Penazzato, che fu dunque rieletto presidente. In seguito, però, alle polemiche suscitate da questa decisione, egli fu costretto a dimettersi dopo pochi mesi dalla sua rielezione: il 10 aprile 1960.

Morì prematuramente a Roma il 15 giugno 1962 all’età di 49 anni.

Per conoscere meglio la vita e l’impegno politico di questo amato presidente consigliamo il libro scritto da Domenico Rosati La fabbrica della speranza. Dino Penazzato, la politica, tra memoria e futuro, Editoriale Aesse, Roma, 1995. 

Per saperne di più sulla storia dei presidenti delle Acli è possibile consultare l’ Archivio Storico delle Acli Nazionali

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