Arezzo: Sindaci, l’acqua costa troppo

I sindaci della provincia di Arezzo devono tutelare i cittadini contro le storture di Nuove acqua, società privata che gestisce il sistema idrico nell’Aretino.
La richiesta arriva dalle Acli, Mcl, Comitato acqua pubblica Arezzo, Arco, Lega Consumatori, associazione amministratori di condominio (Anaci) e Federconsumatori Arezzo che insieme hanno lanciato un appello per chiedere una soluzione sull’acqua e le sue tariffe.

Le associazioni contestano che Nuove acque continui avere la gestione dell’acqua nonostante il parere contrario espresso dai cittadini con il referendum del 2011. In più le tariffe applicate dalla società sono sempre più alte e non tengono conto della crisi economica.

A pagare il prezzo sono i cittadini: “La società di gestione – scrivono le associazioni – ha aumentato le tariffe applicando un incremento percentuale 20 volte superiore all’inflazione, +5,2% rispetto ad un misero zero virgola, peraltro ripromettendosi di aumentarle nuovamente l’anno prossimo di un ulteriore 6,5%. Lo scorso mese di luglio è stato imposto un ulteriore esborso agli utenti con l’introduzione in bolletta del deposito cauzionale, calcolato sul consumo medio di un trimestre, con prelievi forzosi che vanno dai 55-100 euro per un’utenza domestica e arrivano a toccare i 1000 e anche i 2000 euro per artigiani, commercianti e altre attività produttive. Inoltre Nuove Acque si appresta a recuperare nelle prossime due fatture 2.371 milioni di euro mediante un adeguamento retroattivo della tariffa di depurazione, aumentandola di 25 centesimi per metro cubo consumato nel corso del 2012. Per una famiglia media significa dover sborsare dai 20 ai 40 euro in più in aggiunta ai consumi correnti”.

A fronte dell’aumento delle tariffe e di utili che toccano i 3,9 milioni nel solo 2013, la società di gestione “non ha ancora effettuato conguagli a rimborso degli utenti per le maggiori tariffe praticate nel biennio 2012- 2013 dovute a incrementi non autorizzati dall’Aeegsi, l’autorità nazionale cui compete la regolazione e il controllo sul metodo tariffario del servizio idrico. Gli investimenti calano e quelli programmati non sono tutti effettivamente realizzati”.

Solo i sindaci possono risolvere la situazione “per bloccare le ingiuste pratiche e correggere le storture insite nell’attuale modalità di gestione del servizio idrico, a tutela dei diritti dei loro concittadini e nell’interesse dell’intera collettività”.

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Fonte UNHCR
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