Strade separate per sempre?

“La campagna elettorale ha dimostrato che sono poche le biografie di cattolici DOC quindi provenienti da realtà cattoliche organizzate; ha dimostrato altresì che i partiti che si ispiravano alla storia dei cattolici in politica non sono stati premiati e che i temi tipici di un certo mondo cattolico non sono stati dibattuti. Da questi tre aspetti dobbiamo cogliere l’occasione per cambiare registro e quindi ridefinire il profilo dei cattolici in politica, con un programma che sia di grande apertura, per costruire la democrazia del XXI secolo, uscendo da alcuni luoghi comuni cattolici”.

 

 

STRADE SEPARATE PER SEMPRE NEL NUOVO PARLAMENTO. I DEPUTATI PROVENIENTI DALL’ASSOCIAZIONISMO SONO QUASI SCOMPARSI. ANALISI DI UNA CRISI SENZA PRECEDENTI” (a cura di Francesco Anfossi) L’irrilevanza dei cattolici in politica si vede anche nella composizione del nuovo Parlamento. Lo spiega Rosy Bindi, già esponente della Democrazia Cristiana ai tempi di Martinazzoli: «In questi anni c’è stata la desertificazione delle culture e in Parlamento non abbiamo più esponenti dell’associazionismo cattolico. Perché? Perché non sono stati candidati e i pochi presenti nelle liste sono stati messi in collegi a rischio. Il risultato è stato che non ci sono più esponenti dell’Azione cattolica, delle Acli, della Cisl, della Coldiretti, di Libera». Eppure, sottolinea la Bindi, «solo un riformista credente può governare al meglio l’Italia». Il panorama sconfortante è confermato da Roberto Rossini, presidente delle Acli: «Oltre al fatto che ci sono pochissimi parlamentari provenienti dal mondo cattolico, i partiti che si riferivano espressamente a idee cattoliche (come “Noi con l’Italia”) hanno raccolto scarsi consensi. Del resto, il buongiorno si vedeva dal mattino: la campagna elettorale ha dimostrato che non c’è stato alcun dibattito sui temi cari alla dottrina sociale della Chiesa: fine vita, famiglia, unioni civili, scuola paritaria. Un problema ce lo dobbiamo porre. Che sia terminata in politica la “differenza cristiana”, parafrasando Enzo Bianchi?». A conferma di questa tesi c’è poi un fatto incontrovertibile: l’elettorato cattolico non è diverso dal resto dei votanti. Spiega Mando Pagnoncelli, sondaggista e politologo dell’Università Cattolica: «Non ci sono grandi differenze tra voto cattolico e voto generale. E infatti il primo partito dei cattolici è il Movimento 5 Stelle, con il 31 per cento, e il secondo il Pd di Renzi». Per il presidente dell’Ipsos, insomma, «la politica italiana non fa che riflettere la frammentazione del messaggio evangelico da parte degli italiani». Gli italiani tendono a crearsi una fede “fai da tè”, “à-la-carte”. Scelgono del Vangelo ciò che li aggrada e lasciano il resto. I leader politici, da Salvini a Berlusconi a Renzi, lo hanno capito benissimo. È finito il collateralismo tra Chiesa e politica. Il leader della Lega Salvini al comizio finale ha sbandierato il Vangelo in piazza Duomo nonostante le sue tesi sull’immigrazione non corrispondano alla dottrina di papa Francesco, che ci invita ad accogliere chi viene da un mondo di bisogno e sofferenza. E l’ex scout Renzi si è proclamato soddisfatto per la legge sulle unioni civili. « Così come il messaggio evangelico conforma sempre meno il comportamento dei credenti, i quali accettano o rifiutano ciò che è in sintonia con il proprio stile di vita, analogamente il voto è disgiunto dai contenuti della fede», continua Pagnoncelli. Ma c’è ancora uno spazio per i cattolici in politica? AUTOREFERENZIALITÀ. Secondo Matteo Truffelli, presidente di Azione cattolica, il problema non è delle persone ma dei contenuti. La sparizione e l’irrilevanza dei cattolici in questa legislatura è evidente ed è un segno della «chiusura della politica nell’autoreferenzialità». Non solo, ma riflette «le difficoltà del mondo cattolico a tradurre le tante cose importanti in elaborazione politica». Secondo Salvatore Martinez , presidente di Rinnovamento nello Spirito, «si ripropone, a distanza ormai di un Secolo, quanto lo stesso don Luigi Sturzo affermava: “Cattolici deputati o deputati cattolici?” Nella legislatura che sta per inaugurarsi prevale nettamente la seconda tesi, certamente figlia della fine del “partito unico” dei cattolici (di fatto pensionato 25 anni fa), ma soprattutto della crisi di un credibile e attuabile “programma politico” di ispirazione cristiana, onorato da tutti a prescindere dalle appartenenze.». Se i parlamentari eletti che si riconoscono dentro l’esperienza cristiana, conclude Martinez, «lasciano prevalere al primato dei valori e delle buone prassi religiose il realismo dei capi partito, che impongono principi e condotte in pieno contrasto con l’idealismo cristiano contrastanti, allora non c’è soluzione alla crisi della rappresentanza vigente dei cattolici in politica. Prima che di insignificanza, occorre parlare di coerenza. Prima che di “condotta di partito” occorre rivedere la coscienza del bene comune! Non si tratta di innalzare un muro e di trincerarsi dietro una “ideologia cristiana”, quanto di rivelare il contenuto “umano e umanizzante” della nostra fede, della nostra laicità per il bene del Paese intero. Dunque una riaffermazione netta, appassionata, gioiosa della nostra identità cristiana; una disponibilità e capacità di dialogo con tutti, capace di rifecondare questo tempo ricco di povertà». Ne saranno all’altezza i “deputati cattolici”, ovvero ciò che rimane di un mondo così importante in passato ma che è rimasto alla porta della diciottesima legislatura?

 

Da “Strade separate per sempre”
Fonte: Famiglia Cristiana

Strade separate per sempre?
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR