Bambini “con” e “senza”. Il peso della disuguaglianza

Sull’onda dei dati pubblicati in questi giorni da “Save the children” nel sesto “Atlante dell’infanzia”, è importante fare qualche riflessione sulla disuguaglianza e su come questa abbia effetti dannosi incalcolabili sin dai primi anni di vita delle persone.

Il lavoro di ricerca portato avanti dall’associazione s’intitola “Bambini senza” e denuncia uno stato di deprivazione veramente preoccupante a cui purtroppo, tocca dirlo, ci stiamo abituando.

Sembra strano perché la nostra è apparentemente una società di “bambini con”: bambini nati in Paesi opulenti, che si definiscono democratici e sviluppati, le cui grandi promesse, però, sono diventate dei fardelli di cui si libereranno difficilmente.

“I bambini sono un gruppo speciale. Non si scelgono i genitori, né tantomeno le condizioni in cui nascere. Non hanno le stesse capacità degli adulti di proteggersi o occuparsi di se stessi ed è per questo che la comunità internazionale ha adottato la Convenzione sui diritti del bambino nel 1989”. Così Stiglitz parla dei bambini in una sua riflessione sulla disuguaglianza dei minori americani.

La Convenzione riconosce, per la prima volta espressamente, che anche i bambini, le bambine sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici, che devono essere promossi e tutelati. La Convenzione dice che ogni bambino ha il diritto di vivere uno sviluppo armonioso e completo della sua personalità e di crescere in un ambiente familiare, in un clima di felicità, amore e comprensione.

Dal 1989 ad oggi tutti i Paesi del mondo, tranne Stati uniti e Somalia, si sono impegnati a rispettare e a far rispettare nel proprio territorio i principi generali e i diritti fondamentali in essa contenuti. L’Italia l’ha ratificata con Legge n. 176 del 27 maggio 1991.

Gli Stati uniti, come ricorda Stiglitz, con la loro “adorata immagine di paese delle opportunità”, dovrebbero rappresentare un esempio virtuoso di come si trattano correttamente i bambini. In realtà, con il loro darwinismo da animal spirit in cui il fine è solo l’utile nell’immediato presente, “sono un caso di fallimento, che contribuisce alla lentezza globale sui diritti dei bambini nell’arena internazionale”. La disparità tra la ricchezza del Paese e la condizione dei bambini è ineguagliabile, ammonisce lo studioso. Circa il 14,5% della popolazione americana è povera, ma il 19,9% dei bambini  – circa 15 milioni di individui – vivono in povertà.

Questo sono gli Usa, che la Convenzione non l’hanno ratificata. Ma i Paesi europei, che la Convenzione l’hanno firmata, stanno rispettando i propri obblighi verso i minori? E il nostro Paese cosa sta facendo? I numeri purtroppo parlano chiaro. Sono 27 milioni i bambini a rischio povertà o esclusione sociale in Europa: più di 1 minore su 4 (28%) nei Paesi Ue28; la povertà investe tutte le nazioni, compresi i Paesi nordici, con un welfare più diffuso. Dunque anche quelle realtà con un Pil elevato hanno una significativa percentuale di minori a rischio povertà o esclusione sociale. Nei Paesi europei membri del G8 i minori a rischio vanno da un minimo di 1 su 5 fino a 1 su 3, mentre in Irlanda, che ha uno dei Pil pro capite più elevati (33.000€), la fascia a rischio tocca il 34%.

Riguardo al nostro Paese, lo studio di “Save the children” denuncia non solo la povertà materiale dei giovanissimi (circa 1 bambino su 20 non può contare su due paia di scarpe l’anno e non riceve un pasto proteico al giorno), ma anche la povertà in salute, per cui, a causa dei nuovi stili di vita delle società “opulente”, quasi un bambino su 3 è in eccesso di peso, con picchi nelle regioni del Sud (prima la Campania).

Ma le bambine e i bambini di oggi sono interessati anche da una forte deprivazione culturale e ricreativa: nel nostro Paese, poco meno di un minore su due ha visitato una mostra o un museo (44,8%) e appena uno su tre un’area archeologica. Quasi 1 su 10 non può permettersi di invitare a casa gli amici, festeggiare il compleanno, comprare libri non scolastici. 1 su 6 non ha la possibilità di frequentare corsi extrascolastici (musica, sport, ecc.). A questo aspetto è fortemente legato anche il deficit emerso dalle indagini Pisa sulle competenze dei quindicenni: ben il 24,7% non raggiunge il livello minimo in matematica, mostrando forti carenze nella capacità di utilizzare formule, elaborare dati, compiere operazioni, ecc.

Se a questo grandissimo spreco di umanità e di sviluppo dovessimo aggiungere quanto viene effettivamente sottratto ai minori a causa della diffusione della criminalità e della corruzione, capiremmo il peso della mancanza di considerazione che oggi stiamo loro lasciando: più di mezzo milione vive in uno dei 153 comuni sciolti negli ultimi 17 anni per “accertati collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata”. A ciò si aggiunga che, secondo la Corte dei conti, circa 740mila minori vivono in 173 tra comuni e province dichiarati in dissesto, quindi non in grado di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, tra cui quello alla salute. Un esempio su tutti, la realtà della Terra dei fuochi.

Le nostre istituzioni, che devono tener fede alla firma della Convenzione, stanno mantenendo i loro impegni verso l’infanzia? Sicuramente no. Infatti nell’ultima legge di Stabilità non è stata destinata alcuna risorsa per la diffusione degli asili nido, trascurando interventi a favore della famiglia e in particolare lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.

La mancanza di interesse per i bambini è sottolineata anche nell’ultimo rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che riferisce “Il sistema organico di politiche per l’infanzia” su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato”.

Appare chiaro che gli Stati uniti non sono il modello da seguire, eppure prediligere le agende politiche che incoraggiano un’economia “selvaggiamente disuguale” sembra la scelta per ora adottata dalla maggior parte della nostra classe politica.

La disuguaglianza, occorre ricordarlo, non è il frutto della tanto richiamata crisi economica, ma il risultato di precise scelte politiche che, non investendo sull’istruzione e la tutela dei minori, avranno le conseguenze peggiori proprio su chi dovrebbe costruire il futuro del Paese.

Bambini “con” e “senza”. Il peso della disuguaglianza
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR