Beati voi

Celebrare la solennità di Tutti i santi vuol dire fare festa per tutti coloro che sono stati fedeli a Dio nella loro vita, che hanno creduto in lui e hanno amato i fratelli. I santi non sono solo coloro che la Chiesa ha – come si dice – elevato agli onori degli altari, per indicarli come esempi significativi alla Chiesa pellegrina sulla terra, ma tutti coloro che si sono mantenuti fedeli al Signore della vita.

La liturgia della solennità di tutti i santi ci propone il brano delle beatitudini, tra i più famosi dei Vangeli, per rivelarci che i santi sono coloro che hanno vissuto questa esperienza di presenza del Regno di Dio, che rende beato (che in greco significa felice) al massimo grado chi lo ha accolto come una presenza di vita e di amore per sé e per la società intera.

Gesù, annunciando la beatitudine per varie categorie di persone, non le colloca nel tempo escatologico della fine dei tempi, ma nell’oggi della loro storia, perché il regno di Dio è già presente tra gli uomini. Inoltre il regno di Dio non è solo per qualcuno, ma per tutti, in quanto questo discorso è rivolto ai discepoli e a coloro che lo seguono «dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano» (Mt 4,25).

Infine Gesù stesso ha vissuto le beatitudini in prima persona, sia come colui che da povero, mite, misericordioso, ecc. ha conosciuto la presenza del Padre nei suoi confronti, sia come colui che ha reso presente il Padre tramite la sua azione di annuncio del regno di Dio e di guarigione/salvezza: «Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo» (Mt 4,23).

I poveri in spirito sono coloro che si fanno poveri perché Cristo era povero. Il discepolo vede nei poveri il Cristo povero e si fa povero nello spirito perché ha fiducia in Cristo e vive della fede in lui. Inoltre il discepolo si fa povero anche materialmente per essere libero e a disposizione dei fratelli.

Coloro che piangono sono coloro che piangono sulla sorte di Gerusalemme, sulla rovina del popolo di Dio (Is 40,1-2; 61,2-3), come ha fatto Gesù (Lc 19,41-44). Il discepolo si preoccupa delle difficoltà del regno di Dio e soffre per la disunione della comunità che non rende visibile la presenza del Signore.

I miti sono coloro che si uniformano a Cristo. Essi si impegnano per la giustizia, ma non ricorrono alla violenza, perché sono consapevoli che la loro difesa è Dio stesso, nel suo amore e nella sua giustizia. La terra che erediteranno è quella promessa in cui si vive in giustizia e fraternità.

L’attesa del tempo messianico come un tempo di giustizia è finalmente giunto. Il desiderio di giustizia sarà finalmente sfamato, perché se ne avrà a sufficienza e produrrà la pace. Gesù è saziato dal Padre e sazia gli uomini della giustizia di Dio.

La misericordia è la caratteristica fondamentale di Dio. Il discepolo non può fare altro che accoglierla e trasmetterla ai fratelli, da cui saranno accolti nella misericordia del perdono reciproco. Così ha fatto Gesù.

I puri di cuore sono coloro che non hanno un cuore doppio o sospettoso, e proprio per questo sanno cogliere la presenza di Dio nelle pieghe della storia, là dove si rende presente in modo originale, ad avere gli occhi puri dagli idoli. Così è il cuore di Gesù.

Gli operatori di pace si uniformano a Cristo nostra pace (Ef 2,14-18) che ha fatto degli ebrei e delle nazioni un uomo nuovo in se stesso. Tutti diventano così figli di Dio.

Coloro che sono perseguitati per la giustizia sanno che così accade nella storia, dai profeti fino a Gesù. Essere fedeli al regno di Dio, cui si sono consegnati per amore, comporta disagi e sofferenze, che trovano pace in Gesù risorto.

Essere discepoli di Gesù vuol dire subire ciò che ha subito lui stesso per avere annunciato il regno di Dio, fino alla morte, per giungere alla resurrezione. Di questo bisogna gioire e non essere rattristati, perché la felicità di essere in compagnia del Signore supera ogni contrarietà che si può subire a causa sua.

Paolo è l’esempio di colui che può affermare per esperienza:

«Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,35-39).

Così sono i santi di cui oggi festeggiamo la loro comunione con il Signore che dà la vita e a cui speriamo di unirci alla nostra morte, felici di aver accolto il regno di Dio.

 

1 novembre 2015 – Solennità di Tutti i santi

Matteo 5,1-12

In quel tempo, 1 vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

4 Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

5 Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

10 Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

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Beati voi
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR