Benevento: Riforma della scuola non garantisce il lavoro

13 ottobre 2010 – «Non ci sono più alibi se tante piccole imprese non trovano personale, mentre quasi il 30 per cento dei nostri giovani resta disoccupato, è perché il sistema di istruzione è rimasto ingessato». Lo ha detto Filiberto Parente, vicepresidente delle Acli sannite, commentando il rapporto della curia beneventana presentato l’11 ottobre con il titolo “Il lavoro e i giovani prima di tutto. Riflessioni sul lavoro quale fonte di prosperità per le persone e per il territorio”.Nel documento la curia affronta il tema dell’importanza di un lavoro in condizioni di libertà, sicurezza, dignità e uguaglianza a cui vengano corrisposte adeguata retribuzione e protezione sociale; il lavoro inoltre è visto come espressione della dignità essenziale di ogni uomo e ogni donna e che in quanto tale deve lascia uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale.

Sono tematiche care alle Acli che però hanno sottolineato, attraverso Filiberto Parente, vicepresidente provinciale dell’associazione, le difficoltà dei giovani a entrare nel mondo del lavoro e l’importanza di sostenere un lavoro dignitoso, anche appoggiando e rilanciando «la proposta presentata dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, e dal premier spagnolo, Luis Zapatero, di introdurre una mini tassa pari allo 0,05% del valore di ogni transazione sui mercati finanziari, in grado su scala mondiale di generare fino a 665 miliardi di dollari l’anno» da utilizzare «per sconfiggere la povertà e promuovere il lavoro dignitoso».Poi le Acli hanno puntato il dito contro la riforma della scuola secondaria che non ha garantito ai giovani l’accesso al mondo del lavoro. «A sette anni dal varo della riforma della scuola secondaria – ha detto Parente – l’istituto “dell’alternanza scuola-lavoro”, ritenuto uno dei provvedimenti più significativi, ha dato ben modesti risultati. Solo un giovane su tre incontra il lavoro durante il suo percorso scolastico: pochissimi sotto la veste di vera e propria attività lavorativa retribuita, ma pochi anche sotto la forma di stage e tirocinio. Persino nelle filiere tecnica e professionale le cose non vanno diversamente».«Anche i percorsi di laurea universitaria – ha aggiunto il vicepresidente delle Acli sannite – non danno segno di voler invertire la rotta. Se nel 2000 era solo il 35 per cento dei laureati che poteva vantare nel proprio curriculum uno stage lavorativo, quasi dieci anni dopo la percentuale è migliorata di soli sei punti. Con questi ritmi rischiamo di metterci mezzo secolo per avere quel salutare innesto tra saperi, competenze e lavoro che è la principale manchevolezza della scuola italiana».«Il paradosso – ha detto ancora Parente – è che proprio la formazione professionale, che pure può vantare di saper mettere in stage lavorativo il 100% dei propri allievi, è stata confinata in un angolo da una stagione di controriforma seguita ai pregevoli proclami degli inizi degli anni 2000. In tutto questo, si attende ancora che venga data concreta attuazione alle “Linee guida per la formazione nel 2010” concordate a inizio anno dal governo con le Regioni e le parti sociali».Insomma, se «quasi il 30 per cento dei nostri giovani resta disoccupato, è perché il sistema di istruzione è rimasto ingessato».

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