Bottalico: riforme istituzionali, un segnale positivo

“Sebbene il vero cambiamento di cui necessita il Paese si giochi sul piano delle politiche economiche e sociali, con una legge di stabilità 2015 capace di interrompere la recessione causata dalle politiche di austerità, il voto sulle riforme al Senato rappresenta un segnale nel complesso positivo”. È questa la valutazione di Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, sul voto di oggi al Senato sul Disegno di legge Costituzionale per la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione.

“Il superamento del bicameralismo perfetto – sostiene Bottalico – dovrebbe consentire un iter legislativo più spedito e se appare ragionevole la riduzione a cento del numero dei senatori, meno convincente risulta che la loro scelta venga sottratta al suffragio universale, analogamente a quanto fatto per le nuove Città metropolitane. Ma la questione posta dalla fine del bicameralismo perfetto è quella della legge elettorale. Con una sola camera che dà la fiducia al governo costituirebbe un pericolo per la democrazia la sopravvivenza sotto mentite spoglie di un sistema elettorale troppo simile al porcellum. Per questo auspichiamo il governo ricerchi un larghissimo consenso sulla nuova legge elettorale, rinunciando ad interlocuzioni privilegiate.

Altri punti del ddl costituzionale approvato oggi al Senato appaiono di puro buon senso, come la modifica del Titolo V che rimedia ai danni provocati dalla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, o le nuove disposizioni sui referendum, in particolare per l’introduzione del referendum propositivo.

Nella nuova architettura amministrativa dello stato – conclude il presidente delle Acli – rimane una perplessità di fondo. Si è proceduto solo per amputazione di uno dei livelli di governo, le province, la cui soppressione lascerà irrisolti i problemi di area vasta per la stragrande maggioranza dei comuni che non partecipano alle Città metropolitane. Ma nel nostro ordinamento province e regioni simul stabunt, per questo è auspicabile che la cancellazione delle prime dalla Costituzione avvii un dibattito per un profondo cambiamento anche delle seconde – nel segno della riduzione dei loro costi e nel segno della loro effettiva utilità – che possa portare a ripensare interamente i livelli di governo del territorio”.

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