Bottalico su motivazioni sentenza su legge elettorale

Dalla Consulta un invito ad un maggior rispetto della rappresentanza del voto.

“Le motivazioni della sentenza dello scorso 4 dicembre con la quale la Corte Costituzionale ha stabilito l’illegittimità del premio di maggioranza e delle liste bloccate della legge elettorale 270/2005, meglio conosciuta come porcellum, manifestano – sostiene Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – ad un tempo un segnale di grande vitalità del nostro sistema giuridico e costituzionale ed un profondo segnale di allarme per l’indolenza della politica nell’affrontare i nodi cruciali per il Paese.

Infatti si deve constatare che il superamento del porcellum si è prodotto grazie alla volontà di rivolgersi alla magistratura di un gruppo di appena venticinque cittadini-elettori che ha messo in moto l’iter che alla fine ha portato al pronunciamento della Consulta.

In questi anni non erano in ballo dei cavilli giuridici, bensì la questione assolutamente fondamentale relativa al rispetto del principio di democrazia da parte della legge elettorale votata dal centro desta nel 2005. Su questo aspetto si è fondato il giudizio della Consulta che ha cancellato il premio di maggioranza e le liste bloccate poiché “contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto”.

Vista l’inerzia della politica sul tema della riforma elettorale appare rassicurante il fatto che la Corte Costituzionale, nel pieno rispetto delle prerogative del parlamento in ordine al cambiamento della legge elettorale, abbia agito per il pieno ripristino di legittimità costituzionale della vigente legge elettorale, dimostrando che gli effetti delle sue decisioni ci consegnano comunque una legge elettorale utilizzabile nel deprecabile caso di elezioni senza l’approvazione di una nuova legge elettorale da parte del parlamento.

Le motivazioni della sentenza della Consulta sul porcellum spiegano con disarmante semplicità ciò che molti settori dell’opinione pubblica faticano a riconoscere: il fatto che il premio di maggioranza ha prodotto solo una “una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”, che “ incentivando il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, si porrebbe in contraddizione con l’esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o uno o più partiti che ne facevano parte ne escano”. L’effetto opposto a quanto voluto, che si è puntualmente verificato nella scorsa legislatura.

L’iniziativa adesso – conclude Bottalico – è di nuovo nelle mani del parlamento che dovrà far tesoro delle considerazioni espresse a motivazione di questa sentenza anche laddove invita a ponderare con ragionevolezza i meccanismi distorsivi del voto insiti in ciascun modello elettorale, nella ricerca del miglior equilibrio possibile tra rappresentanza e stabilità. E senza lasciarsi più ammaliare dalle tentazioni di scorciatoie incompatibili con il sistema di governo parlamentare, come quella evocata dal modello per l’elezione dei sindaci”.

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