Brescia: Il fisco ostacola la famiglia

“In Italia, fare famiglia sembra una pratica finanziariamente estrema, una sfida alla logica economica”. Lo scrivono le Acli bresciane nel documento provocazione “10 buoni motivi per non sposarsi in Italia oggi” scritto in vista della 47 Settimana sociale dei cattolici e presentato a Brescia il 9 settembre 2013. Il documento, che le Acli invieranno ai parlamentari bresciani e a tutti i consiglieri regionali della Lombardia, vuole far riflettere sugli ostacoli che lo Stato deve rimuovere per favorire la famiglia. Sono dieci motivi: dall’Isee, agli asili nido all’assegno di integrazione al reddito che dimostrano come “lo Stato discrimina e penalizza chi decide di mettere su famiglia rispetto a chi non lo fa o a chi lo fa in forma non ufficiale”. “Nel nostro Paese – si legge nel documento delle Acli bresciane – il mancato riconoscimento fiscale delle famiglie di fatto, paradossalmente, è discriminante nei confronti delle famiglie riconosciute. Questa discriminazione andrebbe superata parificando, almeno ai fini fiscali le famiglie non sposate a quelle sposate”. “In conclusione – scrivono le Acli bresciane – bisogna far sì che le persone non siano costrette, per avere una convenienza o un risparmio, a separarsi o a non formare famiglia, perché, paradossalmente, queste pratiche risultano più vantaggiose”. Di seguito i 10 motivi analizzati nel documento. 1) Indicatore Isee: valuta la situazione economica di un nucleo familiare residente nella stessa abitazione. Due coniugi fanno sempre parte dello stesso nucleo anche se non vivono insieme. Al contrario, in caso di due genitori non sposati e non conviventi, uno dei due genitori non rientra nel nucleo familiare e di conseguenza il suo reddito e il suo patrimonio non rientra nel calcolo Isee che sarà più basso. 2) Detrazioni Irpef per figli a carico. La detrazione è proporzionale al reddito. Più il reddito è basso e maggiore è la detrazione spettante. Nel caso di coppie sposate l’agenzia delle Entrate può incrociare i dati e i nomi per verificare se i genitori stanno beneficiando delle detrazioni in modo corretto, ma è impossibile nel caso di coppie non sposate. 3) Assegni al nucleo familiare: sono calcolati in base al reddito familiare. Il nucleo di riferimento è composto dal richiedente, dal coniuge none effettivamente e legalmente separato, dai figli. Il reddito deve essere formato per almeno il 70% da lavoro dipendente. In caso di due genitori non sposati e conviventi risulta più conveniente costituire un nucleo familiare composto dal genitore con reddito da lavoro dipendente più basso e dai suoi figli così da poter beneficiare di un assegno di importo superiore. Il reddito dell’altro genitore non rientra nel reddito familiare. 4) Esenzione ticket. Per le varie esenzioni rispetto ai ticket sanitari inerenti ai figli, si tiene conto del reddito di entrambi i genitori. Quindi, se questi non risultano sposati, viene considerato il reddito di un solo genitore. 5) Asili nido. Gli enti locali assegnano un punteggio maggiore per i figli di genitori soli: non poche coppie, per favorire l’ingresso del figlio al nido, dopo la nascita del pargolo, decidono di separarsi in modo fittizio. Su questa scelta incide anche la possibilità di usufruire del nido a prezzi agevolati. Il contributo richiesto è infatti calcolato sulla base dell’Isee: a un Isee più basso corrisponderà una fascia di contribuzione più bassa. 6) Case popolari. “In molti casi, i bandi favoriscono uomini e donne sole con figli a carico. Anche in questo caso, la regola è giusta ma il gioco è fin troppo ovvio: la domanda è presentata dalla donna, che autocertifica di essere rimasta sola con figlio a carico. Ma in realtà la situazione non è proprio così: il marito o convivente continua a vivere con lei, anche se, ufficialmente, ha residenza anagrafica altrove”. 7) Sostegno all’affitto. È una prestazione garantita nel caso l’affitto richiesto sia superiore al 30% del reddito del nucleo familiare. Anche in questo caso, per molti è meglio denunciare uno stipendio anziché due. 8) Assegno sociale. È una prestazione di sostegno ai coniugi con oltre 65 anni di età. Lo stato di bisogno economico si valuta sul reddito coniugale se il richiedente è sposato. Il reddito di riferimento è quello personale nel caso di richiedente solo, non sposato oppure legalmente ed effettivamente separato. 9) Integrazione al trattamento minimo e maggiorazioni sociali. In caso di coniugi separati o di coppie non sposate l’integrazione al reddito si valuta solo sulla base del reddito personale e non di quello coniugale come nel caso delle coppie sposate. 10) Pensione di reversibilità. Per due vedovi entrambi titolari di pensione di reversibilità che vogliono avere una vita insieme, è più conveniente scegliere la convivenza che non il matrimonio. In questo modo si assicurano una doppia prestazione che altrimenti verrebbe meno.

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Fonte UNHCR
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