Campagna 005: Sì a tassa sulle transazioni finanziarie per titoli di Stato

I detrattori della tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf) sostengono che la sua applicazione ai titoli di debito pubblico può essere pericolosa. Si legge spesso su giornali e riviste che la Ttf causerebbe l’aumento degli interessi dei rendimenti dei titoli emessi, aggravando così le già fragili condizioni finanziarie degli stati nazionali. Inoltre, sovente viene sollevato anche il dubbio sulla effettiva capacità dei governi di raccogliere il gettito sperato. In base a queste congetture, dunque, dovremmo concludere che la tassazione dei titoli di debito pubblico potrebbe risultare inutile e anche dannosa, in altre parole un boomerang.

Queste supposizioni purtroppo non cadono nel vuoto, soprattutto quando sono supportate da efficaci azioni di lobbying internazionale. Esse, infatti, hanno il potere di condizionare l’agire dei governi, che finiscono per rinunciare alla tassa, oppure, quando decidono di applicarla, lo fanno in modo blando e inefficace. Ciò sembra particolarmente evidente in Italia, i cui titoli di stato non sono soggetti alla Ttf. La nostra Tobin tax, inoltre, non viene neanche applicata alle singole operazioni, ma agli stock giornalieri. In tal modo il gettito raccolto rischia di risultare decisamente modesto e inferiore alle aspettative, mentre il contrasto alla speculazione è praticamente nullo.

Alcune voci contrarie a questa tassazione parziale e incompleta si sono levate sia dalla società civile sia dalla politica. La Campagna 005 sostiene che l’applicazione della Ttf ai titoli di debito pubblico scambiati sui mercati secondari sia utile e proficua da un punto di vista economico e da quello della stabilità finanziaria. Inoltre, di recente (luglio 2013) è stata depositata una proposta di legge (di cui il sottosegretario Bobba, già presidente delle Acli Nazionali, è cofirmatario) che prevede l’applicazione della  Ttf a tutti i prodotti derivati, compresi i titoli di Stato. In sostanza, secondo gli autorevoli esponenti della Campagna 005 e dei parlamentari firmatari del citato disegno di legge, la tassazione del debito sovrano è non soltanto possibile, ma non causa gli aumenti dei rendimenti tanto temuti dai suoi detrattori.

Chi avrà ragione, i sostenitori della Ttf o le lobby?

A sostegno delle tesi in favore dell’inclusione dei titoli di Stato nell’imponibile della Ttf citiamo i risultati di uno studio commissionato dall’organizzazione Stamp Out Poverty resi pubblici recentemente (si veda l’allegato). L’indagine empirica dimostra la bontà delle argomentazioni dei sostenitori della Ttf.

Dallo studio emerge che gran parte dei titoli di Stato emessi rimangono in ambito “domestico”. Per cui il rischio di non riuscire a raccogliere il gettito è chiaramente infondato, dato che i governi incassano di fatto gran parte dei ricavi, che risultano anche in aumento (almeno fino all’esplosione della crisi economica internazionale).

Per quel che riguarda la possibilità dell’aumento del rendimento, l’indagine mette in luce che esso potrebbe avvenire soltanto in presenza di un mercato molto elastico. Non è il caso dei titoli di Stato: tradizionalmente gli investitori che comprano questi prodotti tendono a mantenerli fino alla loro scadenza “naturale”. Ciò significa che soltanto una piccola parte viene scambiata prima del termine e che il sistema tende alla stabilità. Inoltre, dato che la Ttf solitamente viene applicata alle transazioni sui mercati secondari, il problema dell’aumento delle rendite può essere considerato trascurabile.

Qualora i governi avessero ancora dei dubbi, lo studio suggerisce anche alcune precauzioni per fugarli. Ad esempio, viene proposta l’implementazione progressiva della Ttf sui titoli, che, in un primo momento, potrebbe essere applicata solo parzialmente e poi, dopo una valutazione d’impatto, aumentata gradualmente fino alla sua piena applicazione.

Campagna 005: Sì a tassa sulle transazioni finanziarie per titoli di Stato
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR