Canone d’affitto: La cedolare non sempre conviene

Vorrei affittare un appartamento che ho a disposizione, ma prima di fare una scelta vorrei capire quali sono le diverse tipologie di tassazione che vengono applicate sui canoni d’affitto. Potete aiutarmi?
Le due più importanti categorie dei contratti di locazione sono quella a canone libero (4+4) e a canone concordato (3+2). Nel primo caso il canone viene stabilito sulla base di un libero accordo tra l’inquilino e il proprietario; nel secondo caso, invece, dev’essere fissato sulla base degli accordi locali siglati tra le associazioni di inquilini e di proprietari.
Dal punto di vista fiscale, la stipula di un contratto d’affitto sottopone il reddito o alla tassazione ordinaria, con Irpef, addizionali, imposte di registro e di bollo, oppure alla cedolare secca. In pratica con la tassazione ordinaria il canone sarà inglobato nel reddito complessivo, sul quale verrà poi calcolata l’imposta dovuta. Una cosa importante da considerare sono le deduzioni forfettarie. In caso di contratto libero si ha infatti diritto a una deduzione del 5% sul canone annuo, mentre sui contratti a canone concordato la deduzione resta fissata al 30%.
Viceversa la cedolare secca, introducendo un’aliquota applicata sempre in misura fissa al 21% sull’intero canone di locazione, solleva il locatore dal versamento delle imposte tradizionali (Irpef, addizionali, ecc.), senza però la possibilità di godere degli aggiornamenti Istat (l’aliquota scende al 19% nei comuni con carenze di disponibilità abitative). Adempimento fondamentale è la spedizione all’inquilino di una raccomandata a/r con la quale comunicare la scelta della tassazione sostitutiva e di conseguenza la rinuncia a qualunque aumento del canone.
Si tenga comunque presente che la convenienza della cedolare rispetto alla tassazione ordinaria non sempre si verifica: questa dipende infatti dal reddito del locatore e dalla presenza o meno di altri oneri deducibili e/o detraibili.
 
Per informazioni: www.caf.acli.it

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