Capire la crisi

Sono 5 anni che la parola “crisi” si affaccia in almeno la metà delle pubblicazioni e delle notizie che ascoltiamo. Sono passati 5 anni ed è già tempo, anzi, è necessario fare memoria. Per tentare di comprendere la crisi e i suoi motivi. Massimo Calvi ha scritto Capire la crisi proprio per provare a fare il punto di una situazione che non può essere ancora trattata come un fenomeno passeggero. Qui siamo di fronte a una lunga transizione, un passaggio epocale verso un nuovo equilibrio di cui non conosciamo sostanzialmente nulla ancora.Calvi, ricostruendo il filo degli eventi e delle concause dallo scandalo Lehman Brothers in poi, ci fa intendere che una crisi così lunga non si risolverà in un tempo breve. Anche perchè si tratta – e lo vediamo bene anche in Italia – di una crisi di sistema che interessa l’economia, la finanza, la politica, la cultura e molti altri aspetti del nostro vivere. Questa crisi prima che dovuta a fattori tecnici è frutto di una deriva di carattere morale. Una crisi di senso, come è stato rilevato da diverse parti, intendendo con questo la perdita diffusa del significato ultimo delle nostre azioni, economiche e non solo.Quella per cui “gli ingegneri finanziari di una grande banca della virtuosa Europa hanno inventato un prodotto di investimento decisamente originale: permette di scommettere sulle aspettative di vita di un campione di vecchietti americani. Se i nonni vivono fino a 12 mesi oltre la data prevista per il decesso, l’investitore guadagna il 6 per cento; se, invece, restano al mondo più a lungo si perde la scommessa. Il «Deutsche Bank Kompass Life 3» ha la parola «vita» nel nome, ma è stato giustamente ribattezzato «bond morte»“.Ma abbiamo imparato la lezione? Leonardo Becchetti nell’introduzione al libro, promosso dalla Fondazione Achille Grandi per il bene comune, non ne è convinto. A non convincerlo è la stessa capacità autoassolutoria dei mercati e del mondo della finanza, che contribuisce a scaricare le colpe solo sulle istituzioni pubbliche che, prima non hanno controllato a dovere, e poi, non sono state in grado di fermare lo tsunami. Si calcola che la crisi economica sua costata almeno 5.000 miliardi di dollari: “Con questi soldi – spiega Becchetti – avremmo potuto ripagare più volte il nostro debito pubblico e assicurare per un centinaio di anni l’istruzione elementare obbligatoria nel mondo”.

Massimo CalviCapire la crisiRubbettino, 2012

Capire la crisi
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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