Casa con fotovoltaico: nessuna modifica in catasto

So che di recente l’Agenzia delle entrate ha invitato i titolari di impianti fotovoltaici a procedere all’accatastamento nella categoria D1 – Opifici. Tale obbligo coinvolge anche le abitazioni che hanno installato sul tetto un impianto fotovoltaico?

La semplice abitazione che ha installato un impianto fotovoltaico sul tetto non ha alcun obbligo di “trasferire” l’accatastamento nella categoria D1, quella degli “opifici”.

Al paragrafo 2 della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 36/E dello scorso 19 dicembre si legge che “gli immobili ospitanti le centrali elettriche a pannelli fotovoltaici devono essere accertati nella categoria D/1 (opifici) e che nella determinazione della relativa rendita catastale devono essere inclusi i pannelli fotovoltaici, in quanto ne determinano il carattere sostanziale di centrale elettrica e, quindi, di opificio”.

Viceversa, prosegue l’Agenzia, “con riferimento alle installazioni fotovoltaiche poste su edifici e a quelle realizzate su aree di pertinenza, comuni o esclusive, di fabbricati o unità immobiliari censiti al catasto edilizio urbano, si precisa che non sussiste l’obbligo di accatastamento come unità immobiliari autonome, in quanto possono assimilarsi agli impianti di pertinenza degli immobili. In proposito, si chiarisce che è tuttavia necessario procedere, con dichiarazione di variazione da parte del soggetto interessato, alla rideterminazione della rendita catastale dell’unità immobiliare a cui risulta integrato l’impianto fotovoltaico, allorquando lo stesso impianto ne incrementa il valore capitale di una percentuale pari al 15% o superiore, in accordo alla prassi estimativa adottata dall’amministrazione catastale”.

Di conseguenza l’obbligo di accatastamento nella categoria degli opifici non è rivolto alle semplici abitazioni che hanno sul tetto un impianto fotovoltaico, ma precisamente agli immobili che ospitano delle vere e proprie centrali elettriche adibite alla produzione di energia mediante i panelli fotovoltaici (parliamo dunque degli impianti di tipo industriale di grandi dimensioni che hanno una propria autonomia funzionale).

Oltretutto, conclude l’Agenzia, “non hanno autonoma rilevanza catastale, e costituiscono semplici pertinenze delle unità immobiliari, le porzioni di immobili ospitanti gli impianti di produzione di energia di modesta entità, in termini dimensionali e di potenza, come, ad esempio, quelli destinati prevalentemente ai consumi domestici. In particolare, non sussiste alcun obbligo di dichiarazione al catasto, né come unità immobiliare autonoma, né come variazione della stessa, qualora sia soddisfatto almeno uno dei seguenti requisiti:

la potenza nominale dell’impianto fotovoltaico non è superiore a 3 chilowatt per ogni unità immobiliare servita dall’impianto stesso;

la potenza nominale complessiva, espressa in chilowatt, non è superiore a tre volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto, indipendentemente dalla circostanza che sia installato al suolo oppure sia architettonicamente o parzialmente integrato ad immobili già censiti al catasto edilizio urbano;

per le installazioni ubicate al suolo, il volume individuato dall’intera area destinata all’intervento (comprensiva, quindi, degli spazi liberi che dividono i pannelli fotovoltaici) e dall’altezza relativa all’asse orizzontale mediano dei pannelli stessi, è inferiore a 150 metri cubi, in coerenza con il limite volumetrico stabilito dall’art. 3, comma 3, lettera e) del decreto ministeriale 2 gennaio 1998, n. 28”.

 

Per informazioni: www.caf.acli.it

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