Censimento: conta chi non conta

Lo aveva già detto qualche giorno fa l’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, interpellato da alcune associazioni che avevano riscontrato una discriminazione nei bandi emessi da molti comuni italiani per una selezione pubblica finalizzata alla formazione di graduatorie per il ruolo di rilevatore per il prossimo Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni che si svolgerà dal 17 ottobre 2011 al 29 febbraio 2012.

Come si sa, ogni 10 anni, noi italiani ci contiamo. E’ un appuntamento molto importante per fare il punto della situazione su quanti siamo e chi siamo sul nostro territorio. Quest’anno poi la conta pare che servirà anche per determinare quali sono i comuni e le province troppo piccole per esistere autonomamente. Insomma, per contare quante persone vivono in Italia, i comuni hanno seguito le istruzioni dell’Istat ma nei bandi per reclutare il personale necessario hanno inserito un requisito che l’Istat non si era sognato di richiedere: la cittadinanza italiana o almeno europea. Come dire: gli extracomunitari non possono partecipare a queste delicate operazioni. Forse qualche amministratore zelante ha pensato che tanto era inutile far conto su di loro: gli immigrati – si sa – non possono  accedere al pubblico impiego. Ma ad occhi un po’ più attenti è stato subito chiaro che questa volta questo parziale divieto non c’entra nulla. Dapprima si è pronunciato l’Unar (vedi il sito www.unar.it). Ma siccome una cittadina peruviana – con l’ausilio delle solite agguerrite associazioni (Asgi, Avvocati per niente) – aveva impugnato davanti al giudice il diniego della domanda di partecipazione, è ora arrivata la prima sentenza, quella del tribunale di Milano. La Corte ha rilevato il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dal Comune di Milano consistito nell’avere previsto tra i requisiti per la partecipazione alla selezione pubblica per soli titoli finalizzata alla formazione di una graduatoria di rilevatori quello della cittadinanza italiana. La sentenza è importante perché non solo afferma che il tipo di contratto riservato ai rilevatori (prestazione occasionale) esclude una riserva di cittadinanza e, anzi, impone di applicare il principio di parità tra cittadini e stranieri nell’attività contrattuale fissato dall’art. 2, comma 2, del T.U. immigrazione, ma ribadisce che neppure i rapporti di pubblico impiego sono più soggetti al vincolo della cittadinanza se non quando comportino mansioni che richiedono l’esercizio di pubbliche funzioni (e non è il caso dei rilevatori). Vista la necessaria sollecitudine che la procedura organizzativa del censimento impone, ha imposto all’amministrazione locale di pubblicare un nuovo bando che consenta la presentazione delle domande anche da parte dei cittadini extracomunitari fissando un nuovo congruo termine per la presentazione delle domande di ammissione.Magra soddisfazione, ché non risolve alla radice il problema dell’accesso al pubblico impiego da parte degli immigrati ma almeno un certo valore simbolico questo dietro front ce l’ha: chi di solito conta poco o nulla, o viene contato gonfiando ad arte numeri da invasione, stavolta avrà l’onore di partecipare con i cittadini italiani all’importante compito di contare scientificamente quanti – cittadini e no – vivono in Italia. Chi non conta stavolta conta.

Censimento: conta chi non conta
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR