Cina, sospesi i funzionari dell’aborto forzato

Dopo la rivolta sul web, questa è la prima volta che le autorità del family planning si scusano per la loro opera violenta. I tre avevano obbligato una donna ad un aborto al settimo mese, deponendo il corpo del figlio nel suo letto. Sono arrivate le scuse delle autorità. E “perfino” la sospensione dei funzionari colpevoli dell’orrore. Ma nessuno restituirà a Feng Jianmei, una donna di 22 anni, il figlio di sette mesi abortito forzatamente per ordine delle autorità provinciali di Ankang (Shaanxi) e poi adagiato sul letto a fianco della madre stravolta. Quelle foto erano state pubblicate su internet, scatenando un’ondata di indignazione. Adesso il web ribolle contro la legge del figlio unico e definisce i responsabili del family planning “nazisti”.
Feng, scrive l’agenzia missionaria Asianews, ha già una figlia di cinque anni e un secondo figlio le è proibito dalla legge. Gli impiegati del family planning l’avevano minacciata: «O paghi una multa di 40mila yuan (circa 4mila euro, quattro anni di salari, ndr) oppure devi subire l’aborto». Ma, osserva Asianews, l’aborto dopo il sesto mese è proibito.
Un commento riportato dall’agenzia Afp in queste ore diceva: “Sono gli stessi metodi usati dai nazisti e dai diavoli giapponesi. Eppure succede anche qui e senz’altro non è il solo caso. Quegli uomini (gli impiegati del family planning, ndr) dovrebbero essere condannati a morte”.
Le autorità di Ankang, dunque, si sono scusate e hanno confermato le violenze su Feng Jianmeie. I tre impiegati che hanno ordinato l’aborto forzato sono stati sospesi. Si tratta di Jiang Nenghai, capo dell’ufficio per il figlio unico; Chen Pingyin, sindaco di Zengjia, la città di Feng; Ren Longchun, impiegato. I tre sono andati a visitare all’ospedale la donna ancora sotto shock, assicurandole che le avrebbero permesso di avere un altro figlio.
Il marito della donna, Deng Jiyuan ha commentato con amarezza: “Il governo non dovrebbe avere il potere di dirci quando e come dobbiamo avere un figlio”. L’uomo non è soddisfatto delle sole scuse e pensa di denunciare le autorità.
In ogni caso la prontezza delle scuse da parte delle autorità stupisce molto gli osservatori. La legge sul figlio unico, voluta da Deng Xiaoping alla fine degli anni ’70 è sempre stata elogiata nel “Celeste Impero” per aver ridotto di 400 milioni di persone la popolazione cinese e dato il via allo sviluppo economico del Paese. Ma essa si scontra con la cultura tradizionale della Cina, sempre favorevole alla vita e alle famiglie numerose. In più, per decenni, la legge è stata imposta con violenza, attraverso aborti, sterilizzazioni forzate, pestaggi, multe e sequestri .
Questa è la prima volta che le autorità del family planning si scusano per la loro opera violenta. In passato Chen Guangcheng, l’attivista cieco, ora negli Usa per studi, ha subito condanne in prigione e arresti domiciliari proprio per aver denunciato migliaia di aborti e sterilizzazioni forzate nello Shandong. Oltre la Grande Muraglia dei diritti negati, qualcosa di muove.
*fonte: VaticanInsider

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