Colf: E se l’abitazione è anche studio professionale?

Sono un libero professionista e voglio assumere una colf per la mia abitazione, in cui ho una stanza adibita a studio professionale: posso farle un unico contratto o devo “isolare” le ore che la colf dedicherebbe alla pulizia dello studio e farle un contratto a parte?

I connotati essenziali del lavoratore domestico ruotano intorno alla rilevanza dell’ambiente di lavoro: per poter applicare il regime riservato a tale settore, le attività del lavoratore devono essere dirette ad assicurare sostegno e supporto al normale “svolgimento della vita familiare” o meglio, devono essere specificatamente organizzate “per il soddisfacimento delle esigenze familiari del datore di lavoro e del suo nucleo familiare”.

Si tratta dunque di una connotazione finalistica, in cui l’elemento fondamentale è costituito dalla dimensione familiare del soggetto destinatario delle prestazioni rese dal lavoratore, che può essere inquadrato come colf se:

svolge le normali incombenze della vita familiare (la colf, la baby sitter, l’assistente familiare);

svolge servizi di tipo diverso, a favore della famiglia o di un suo componente (il giardiniere, l’autista);

soddisfa le esigenze personali di una comunità di tipo familiare o parafamiliare (comunità di suore, convivenze militari, Casefamiglia), là dove il “gruppo” trova la sua immediata ragion d’essere nella riproduzione dei canoni “familiari” di convivenza, comunanza di vita e solidarietà reciproca in totale assenza di fini di lucro, politico, culturale, sportivo o di svago.

 Con Circolare n. 89/1989, l’Inps ha chiarito che qualora il lavoro sia prestato esclusivamente presso il domicilio del datore di lavoro, “può confermarsi il rapporto assicurativo domestico, ancorché una stanza dell’abitazione sia adibita a studio professionale e sempre che l’attività non sia connessa all’esercizio della professione”, mentre deve escludersi “qualora, invece, l’attività si svolga soltanto presso i locali dell’impresa o dello studio professionale, fuori dall’abitazione del datore di lavoro: il rapporto sarà soggetto alle norme comuni”.

Per quanto concerne, infine, il caso di prestazioni rese sia presso la famiglia che presso l’azienda o lo studio professionale fuori dall’abitazione del datore di lavoro, trattandosi, nella fattispecie di due distinti rapporti di lavoro, ciascuno di essi deve essere assoggettato alla relativa disciplina assicurativa e pertanto dovranno essere costituite due posizioni, una nel settore domestico e l’altra nel settore comune.

 

Perinformazioni: aclicolfonline

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Fonte UNHCR
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