Collaborazioni a progetto dopo la riforma Fornero

Da 4 anni lavoro in un ufficio commerciale come impiegato, per 8 ore al giorno con un contratto a progetto. Cosa succede al mio contratto con le tante riforme di cui ho sentito parlare?

Il contratto a progetto, introdotto dalla legge Biagi nel 2003, prevedeva che le collaborazioni coordinate e continuative dovessero essere prive di vincoli di orario e di subordinazione, ma comunque finalizzate alla realizzazione di un progetto lavorativo. Inoltre, il compenso del collaboratore doveva essere paragonabile al compenso previsto per analoghe prestazioni di lavoro autonomo.

Dopo quasi 10 anni, ed in seguito ai numerosi e diffusi abusi che ne sono stati fatti, il legislatore ha scelto di intervenire, per riscrivere molte norme del lavoro a progetto: la legge 92/2012 (riforma Fornero) specifica che “il progetto non può essere una mera riproposizione dell’oggetto sociale dell’impresa, ma deve individuare specificatamente il risultato finale che dovrà essere perseguito”.

Il progetto, inoltre, “non potrà comportare lo svolgimento di compiti ripetitivi e meramente esecutivi che potranno essere individuati dalla contrattazione collettiva”.

Dunque per la prima volta si fa riferimento per i collaboratori a progetto, ai mansionari dei contratti collettivi: non è per esempio più possibile svolgere mansioni di contabile o impiegato amministrativo con un contratto a progetto in un’azienda del settore commercio, in quanto tali mansioni sono esplicitamente previste nel contratto collettivo per un lavoratore dipendente.

La riforma Fornero afferma pertanto che “la mancanza di un progetto specifico determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato”.

Anche per quanto riguarda il compenso del collaboratore, la legge rinvia alla contrattazione collettiva, disponendo in particolare che “il compenso del collaboratore non può essere inferiore ai minimi stabiliti per ciascun settore di attività dai contratti collettivi sulla base dei minimi salariali applicati alle mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati”.

Dal punto di vista previdenziale i collaboratori a progetto sono iscritti presso la “Gestione separata” dell’Inps: l’aliquota contributiva applicabile ammonta, per il 2014, al 28,72%, di cui 2/3 a carico del committente, e 1/3 a carico del collaboratore.

Se il collaboratore è iscritto ad altra gestione previdenziale, o è titolare di pensione diretta, l’aliquota da versare alla gestione separata è del 22%.

 

Per informazioni: www.patronato.acli.it

 

Collaborazioni a progetto dopo la riforma Fornero
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR