Come i migranti, spogliati della nostra identità

L’11 settembre le Acli saranno a Pozzallo per La marcia delle donne e degli uomini scalzi, iniziativa promossa a Venezia da personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Camminare a piedi nudi significa mettersi in una condizione di vulnerabilità, mettersi nei panni di qualcun altro, di chi sta vivendo un dramma senza precedenti.

Non solo. Camminare a piedi nudi a Pozzallo ha un altro grande portato simbolico. Questo luogo, che dovrebbe rappresentare la fine di un viaggio, a volte infernale, e l’inizio di un nuovo cammino di speranza, si rivela per molti l’ingresso in un girone dantesco fatto di precarietà e sofferenze, assurgendo a simbolo del fallimento delle politiche migratorie europee “dell’ognun per sé”.

L’Europa ha degli standard minimi per l’accoglienza dei profughi che sono stati continuamente disattesi durante l’ingente flusso di profughi che ha interessato in particolare le nostre frontiere e quelle greche. Solo adesso le istituzioni europee, in seguito all’emorragia di migranti, che attraverso la nuova rotta balcanica sta colpendo direttamente il cuore dell’Europa, sembrano interessati a fronteggiare in maniera responsabile la crisi umanitaria in atto.

Secondo i dati Unhcr il totale degli arrivi nel Mediterraneo nel 2015 è pari a 347.000 dei quali 115.500 in Italia, quasi 230.000 in Grecia e circa 2.000 in Spagna. Nel solo mese di luglio gli arrivi di migranti nel nostro continente hanno raggiunto la cifra record di 107.500, più del triplo dello stesso periodo 2014. Sono 2.778, invece, i migranti che attraverso le rotte del Mediterraneo non sono riusciti ad arrivare in Europa. Il quadro si è ulteriormente complicato con la risposta dell’Ungheria, paese d’arrivo della nuova ondata di migranti. Negli ultimi due mesi oltre 40mila persone – per lo più provenienti da Siria, Afghanistan e Kosovo – hanno attraversato la rotta balcanica dalla Turchia fino all’Ungheria da dove i migranti contano di passare nei Paesi prosperi del nord Europa.

Finora l’Ue ha reagito a questa crisi umanitaria senza lungimiranza né coraggio, abbandonando Paesi come Italia e Grecia (accoglienti seppur disorganizzati) e guardando inerme quei governi che, all’opposto, hanno risposto all’emergenza con barriere materiali e immateriali. Finalmente ieri nel suo discorso davanti al Parlamento europeo il presidente della Commissione Juncker ha pronunciato la frase: “E’ il tempo dell’umanità”.  La portata copernicana delle sue dichiarazioni è tutta nell’espressione “agire insieme” con cui si è lanciato il nuovo programma europeo che, tra gli altri punti, prevede il tanto discusso meccanismo di redistribuzione permanentedei profughi tra i Paesi dell’Unione.

Che sia uno spiraglio questo dentro la coltre di egoismo che abbiamo respirato in questi ultimi anni? Lo vedremo. Certo è che l’Europa ha davanti a sé un cammino lungo e tortuoso che non può non implicare un cambiamento radicale delle politiche migratorie comunitarie: un sistema unico di asilo e il superamento della logica del “fai da te” che fino ad ora non ha portato a nulla, anzi, ci ha spogliati della nostra identità europea.

Come i migranti, spogliati della nostra identità
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR