Come in mare così in terra

Alcune vicende giudiziarie di questi tempi ci inducono a riflettere sul tema dell’accoglienza verso gli extracomunitari, dovunque, in mare e in terra.
La prima
Il 22 settembre scorso, sono stati assolti in appello i comandanti di due pescarecci tunisini che nel 2007, mentre si trovavano a pesca a circa 40 miglia dalle coste di Lampedusa, avevano intercettato alla deriva su un gommone e salvato in mare 44 profughi africani (tra i quali  anche due bambini, di cui uno disabile, e due donne in stato di gravidanza).
  Le forze dell’ordine di pattuglia nel Canale di Sicilia, scortato il convoglio fino al porto di Lampedusa, avevano poi arrestato i 7 pescatori in flagranza di reato, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fini di lucro, ex art. 12, comma 3 e 3 bis, TU  sull’immigrazione. Ai due comandanti era anche stata contestata l’accusa di “violenza a nave da guerra” e resistenza a pubblico ufficiale.  Essi, infatti, oltre a cambiar rotta contravvenendo al codice di navigazione, decisero anche di far sbarcare i migranti nel porto sicuro, cioè a Lampedusa. In primo grado i pescatori furono assolti mentre i capitani furono condannati. A distanza di quattro anni dai fatti, ora la terza sezione della Corte d’appello del tribunale di Palermo ha assolto con formula piena i due comandanti tunisini perché il fatto non costituisce reato in quanto nell’azione di salvataggio ricorreva un evidente stato di necessità.

La seconda
Dopo i recenti disordini durante i quali il centro di accoglienza di Lampedusa è stato dato alle fiamme dagli ospiti tunisini che non volevano essere rimpatriati, 700 di loro sono stati “accolti” su tre navi poi ormeggiate al porto di Palermo. Per quanto la “Moby Fantasy”, l “Audacia” e la “Moby Vincent” siano più grandi dei due pescarecci tunisini, la soluzione ha suscitato dubbi. L’Unione camere penali italiane ha subito chiesto al Ministro dell’Interno se questa misura restrittiva della libertà personale del tutto atipica (il trattenimento in una nave) sia stata attuata con il vaglio dell’autorità giudiziaria, e l’assistenza effettiva di difensori. I penalisti, in particolare hanno sollevato il dubbio che il  trattenimento a bordo di un’imbarcazione “possa ritenersi conforme  alla Costituzione, alla normativa europea ed alla disciplina interna  dei rimpatri” che “obbligano lo Stato a  garantire al migrante un trattamento che salvaguardi la dignità dell’individuo”. Essi hanno chiesto se sia stata rispettata la norma (art.13 TU immigrazione) che impone la  convalida, previa audizione dell’interessato, delle misure  interdittive della libertà personale; se sia stato garantito il diritto di difesa, informando adeguatamente i migranti della possibilità di essere assistiti da un  difensore di fiducia, ovvero, in mancanza, da un difensore di ufficio; e ancora, se comunque vi sia stata la presenza, nelle eventuali  udienze di convalida, di un difensore di ufficio o di fiducia.
La terza
Nello stesso periodo la Cassazione (sent. 31.08.11 n. 32934) ha affermato che il datore di lavoro che ha assunto uno straniero credendolo erroneamente in regola non può giustificarsi asserendo che il lavoratore gli aveva assicurato di avere il permesso di soggiorno. Avrebbe dovuto controllare lui stesso. Ad evitare il rischio che questa pronuncia, rendendo più gravosa la posizione del datore di lavoro, potesse scoraggiare lo spirito di accoglienza di chi accetta di assumere uno straniero, è opportunamente intervenuto un “Parere della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro”  ( vedi parere n. 21 del 20.09.11 nel sito dell’ASGI www.asgi.it).
“Il principio affermato dalla Suprema Corte – hanno precisato gli esperti – riguarda, però, il passato, poiché per i fatti accaduti dopo il 23.05.2008 trova applicazione la nuova normativa secondo cui il reato in questione si configura solo se c’è il dolo (e non la mera colpa) dell’imprenditore”. Il D.L. 23 maggio 2008, n. 92 infatti ha modificato l’art. 22, comma 12 del TU immigrazione, inasprendo la pena ma trasformando questo reato da contravvenzione in delitto. In altre parole il fatto non è più punito anche quando non era voluto dall’agente, ma lo è solo se c’è stato dolo. Ora si incorre nella sanzione solo se l’assunzione dello straniero non in regola con il permesso di soggiorno è dolosamente “preveduta e voluta dal datore di lavoro come conseguenza della sua azione od omissione”. La condotta colposa di omessa verifica del permesso di soggiorno dei lavoratori ormai non costituisce reato.  La Cassazione ha giudicato così perché il processo si riferiva a fatti accaduti prima di questa miniriforma anche se – ricordano i Consulenti del Lavoro – un’altra “recente sentenza della Cassazione (Cass. Pen.  Sez. I, 11.03.2011, n. 9882) ha ritenuto applicabile la nuova normativa anche a fatti avvenuti prima della riforma del 23.05.2008”.
Morale sull’accoglienza
1. Non tutti quelli che accolgono lo fanno per il bene di chi è accolto2. Anche se oggi la cultura e le norme non favoriscono l’accoglienza e invitano a pensare ai fatti propri, talvolta è bene farsi i fatti degli altri, specialmente se questi altri sono nei guai e hanno bisogno di noi3. Se è vero che quando si accoglie non si deve guardare tanto per il sottile e lasciare prevalere le leggi del cuore, non si possono nemmeno dimenticare le leggi dell’intelligenza che ci impongono di fare tutto per bene, con ordine, in modo duraturo e possibilmente agire nella legalità4. Anche se criteri come “è meglio che ciascuno viva a casa sua”, o “non possiamo accogliere tutti altrimenti non li possiamo aiutare come si deve” sono indubbiamente espressioni di buon senso, se dovessero prevalere avremmo chiuso con l’accoglienza; accanto ad essi va riabilitato il criterio della solidarietà: essa più che dividere le risorse le moltiplica e così rende possibile l’accoglienza anche là dove sembrava a prima vista impossibile
5. L’accoglienza è prima di tutto un atteggiamento mentale: se nella mente e nel cuore siamo abituati a interessarci di quello che succede nel grande mondo, saremo anche capaci di ospitare nel nostro piccolo mondo – così in mare come in terra –  chi bussa alla nostra porta
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Come in mare così in terra
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR