Nucleare iraniano, le Acli: un accordo che può dare molti buoni frutti di pace

«Lo storico accordo sul nucleare iraniano raggiunto a Vienna tra l’Iran e il gruppo dei 5+1 (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Russia e Cina) promette importanti e positive ripercussioni in almeno quattro principali direzioni». Lo afferma Alfredo Cucciniello, responsabile Pace delle Acli nazionali.

«La prima è il miglioramento delle relazioni tra Washington e Teheran – prosegue Cucciniello – dopo anni di reciproche demonizzazioni: gli Usa non sono il “grande satana” e l’Iran non è pronto a incenerire i suoi vicini con armi nucleari che non ha mai avuto, e adesso accetta i controlli sull’uso esclusivamente civile dei suoi impianti nucleari.

L’accordo, inoltre, ridisegna il quadro delle strategie in tutto il Medio Oriente, dilaniato non solo dalle guerre portate dall’Occidente nell’ultimo quarto di secolo, ma da uno scontro fratricida (testimoniato anche dalla guerra in corso nello Yemen nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale) fra il mondo sunnita, soprattutto nella sua componente wahabita e il mondo sciita. Questo accordo costringerà alla non belligeranza, e quindi anche all’accettazione dello status quo in Siria, almeno per i prossimi anni. Paesi come Arabia Saudita, Emirati del Golfo (in primo luogo il Qatar), Turchia dovranno assumere una posizione che non dia più adito ad ambiguità nei confronti dei terroristi del sedicente stato islamico. Terroristi che trovano proprio nell’Iran l’avversario che sinora li ha combattuti con maggiore decisione.

In terzo luogo, alla luce di questo accordo, appare non più sostenibile la mancata attuazione degli accordi di pace tra Israele e Palestina con la soluzione a due stati. E per favorire tale processo continuiamo a chiedere al governo italiano l’immediato riconoscimento dello Stato di Palestina. L’accordo sul nucleare iraniano, inoltre, mette in risalto il fatto che Israele rimane una grande potenza atomica che non ha aderito al Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, e che non consente all’Aieia, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, il controllo del suo arsenale nucleare.

Il quarto e più importante risultato dell’accordo stipulato a Vienna consiste nel miglioramento del clima nelle relazioni internazionali. Le trattative sul nucleare iraniano sono la dimostrazione che la governance multipolare del mondo di questo 21° secolo risulta efficace. E, paradossalmente, riassegna agli Stati Uniti un ruolo guida nel momento in cui questi dimostrano di puntare sulla cooperazione con le nuove potenze emergenti e di riconoscerne, come ha fatto il presidente Obama, ottenendo un grande successo diplomatico, il ruolo determinante nel raggiungimento dell’accordo. L’auspicio, a questo punto è che Stati Uniti, Russia, Europa e Cina sappiano continuare questa collaborazione, creando una forte coalizione contro il terrorismo e per disinnescare i molti conflitti in corso, opponendo alla creazione del caos e alla destabilizzazione, la ricerca del dialogo e della pace.

Noi come società civile possiamo contribuire a creare questo nuovo clima di pace anche attraverso iniziative come la difesa civile e nonviolenta per la quale abbiamo presentato una proposta di legge di iniziativa Popolare. Le Reti della società civile nelle quali ci riconosciamo e con le quali facciamo quotidianamente pezzi di cammino, indicano che è possibile ragionare in termini nuovi di sicurezza e di difesa del Paese. Auspichiamo anche che si riconsideri la distribuzione delle risorse, in quanto, pur nella crisi che attanaglia il nostro Paese, non ravvisiamo un sostanziale ridimensionamento delle risorse destinate alle spese militari. Anzi dobbiamo registrare, a venticinque anni dalla sua istituzione, un sostanziale aggiramento della legge 185/90 che disciplina l’esportazione delle armi italiane all’estero e che ne vieta la vendita ai Paesi in guerra. Chiediamo al Governo di ripristinare trasparenza e rigoroso rispetto dei limiti fissati dalla legge sulla vendita di armi all’estero.

Tutte queste cose insieme, la diplomazia internazionale e l’azione dal basso dei movimenti per la pace, contribuiscono ad alimentare la speranza che presto si possa superare, come ha avvertito Papa Francesco, quel “clima di guerra” che aleggia sull’Europa. Dopo le sanzioni all’Iran devono cadere subito le sanzioni e le contro-sanzioni che hanno riportato indietro le lancette della storia in Europa.

Rimane il rammarico – conclude Cucciniello – per l’esclusione dal tavolo dei negoziati di un Paese chiave come l’Italia, che prima dell’embargo era il principale partner commerciale di Teheran, e per il fatto che al tavolo dei negoziati l’Europa non sia stata capace di una rappresentanza unitaria. Un rammarico in qualche modo mitigato dal contributo dato dall’Alto Rappresentate della politica estera europea Federica Mogherini».

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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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