C’è confusione tra lavoro ed economia

La partecipazione al lavoro è in una fase delicata. L’economia cresce, l’occupazione ristagna, dicono. Alcune semplici tendenze statistiche non sempre sono esaustive, è importante integrarle tra loro, per diradare la confusione sempre più diffusa. E capire meglio cosa significa uscire dalla crisi economica.

Uno studio della Federal reserve di New York, mostra la difficoltà di paragonare i dati di Usa e Unione europea: mentre la disoccupazione nel vecchio continente ragiunge il 12%, negli Stati Uniti è del 6,6%. Il dato non dice tutto, se non viene letto insieme al tasso di partecipazione della forza lavoro della popolazione. Si scopre allora che dal 2010 molti lavoratori americani, il 3,3%, abbandonano la ricerca di un’occupazione. In Europa invece non assistiamo alla rinuncia della ricerca lavoro. La partecipazione nel nostro continente è tenuta alta dalle donne over 45 che hanno anzi aumentato il loro peso specifico sul totale, negli ultimi vent’anni sono passate in Francia e in Germania dal 30% al 40% e in Italia dal 18% al 30%.

Traiamo tre conseguenze, quando si apprezzano i segnali di ripresa economica oltre oceano:

il confronto tra la disoccupazione Usa e Ue va fatto al netto di chi rinuncia;

la partecipazione femminile al mercato del lavoro sta cambiando la struttura del mondo produttivo in Europa;

la ripresa economica a scapito dell’occupazione alimenta la sfiducia tra le persone e le allontana dal mercato del lavoro.

Forse introdurre una dimensione etica nell’economia potrebbe aiutare. Alcune indicazioni le possiamo trarre dalla Evangelii Gaudium di Papa Francesco

La prima ci indica di combattere la cultura dello scarto (53): 

Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”.

La seconda di abbandonare l’ideologia della mano invisibile (204):

Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. Lungi da me il proporre un populismo irresponsabile, ma l’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi.

La terza è una raccomandazione di un metodo, che preferisce il tempo allo spazio (223):

Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione.

Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci.

Forse proprio attraverso questo metodo si potrebbe ricominciare a mettere ordine alla confusione, anche nel mondo della produzione.

C’è confusione tra lavoro ed economia
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR