Congresso: 981.467 iscritti. +14% dal 2004

Olivero: «Bene, ma bisogna innovare la nostra presenza sul territorio».960.957 iscritti in Italia, più 20.510 all’estero. 8048 strutture territoriali, tra cui circa 4000 circoli, 105 sedi provinciali e 21 regionali. Con questi numeri le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani si presentano al loro 23° Congresso nazionale, che si svolgerà a Roma dal 1° al 4 maggio, con il titolo: ‘Migrare dal Novecento, abitare il presente, servire il futuro. Le Acli nel XXI secolo’. A 4 anni dall’ultimo congresso nazionale di Torino, il sistema Acli – che comprende le associazioni Acliterra, Anni Verdi, Cta, Fai, Fap Acli, Unione sportiva Acli, Unasp e Lega Consumatori – cresce del 14% in termini di iscritti (+124.962), passando dagli 856.505 tesserati del 2004 agli attuali complessivi 981.467. Anche le strutture territoriali crescono, dalle 7697 del 2004 alle 8048 di oggi (+4%), mentre all’estero le Acli possono contare una presenza stabile in quasi 30 Paesi dall’Europa al Nord America, dal Brasile e l’Argentina al Sudafrica, dal Kenya e il Mozambico ai Balcani (Kosovo, Bosnia Erzegovina, Albania). In Italia, le regioni più ‘acliste’ sono la Lombardia (128.534), il Piemonte (109.593), e il Veneto (93.022), seguite da Sicilia (91.997), Campania (68.802), Puglia (58.580) e Lazio (56.611). Le province con più tesserati sono Milano (52.532), Torino (43.233) e Cuneo (42.378), Roma (33.094) e Napoli (26.598). Per il presidente Andrea Olivero: «questi numeri ci danno la misura di un radicamento ampio delle Acli sul territorio, sia in termini di iscritti che di strutture di base. Un radicamento che ovviamente ci conforta, ci dà forza, ma non ci illude. Perché da una parte ci chiama ad una grande responsabilità: sentiamo di dover rappresentare gli interessi e le aspirazioni di questi cittadini, non solo gli iscritti ma anche le persone e le famiglie che incontriamo nei nostri circoli e nei nostri servizi. Dall’altra ci spinge nella convinzione di dover anche noi ‘migrare dal 900’ per innovare la nostra presenza sul territorio, intercettare i nuovi bisogni e ricostruire attorno a questi un’identità culturale e politica solidale. Per questo compito arduo, più che i numeri contano la dedizione degli iscritti e le decine di migliaia di ore di volontariato svolte sul territorio dai nostri dirigenti». Il radicamento delle Acli ed il rapporto stretto con la società sono del resto testimoniati dall’elevato gradimento manifestato dai contribuenti in sede di opzione ai fini del 5 per mille Irpef: 182.876 sono state le preferenze espresse nel 2006, per un contributo intorno ai 3,5milioni di euro (per altro non ancora giunti a destinazione), 233.842 le indicazioni dei cittadini per il 2007. Le Acli rivendicano una presenza significativa nella società anche dal punto economico. Il valore della produzione 2007 – con riferimento alle sole strutture nazionali – si è infatti attestato sui 109 milioni di euro, in linea con il 2006, ultimo esercizio consuntivo. Il 65% dei proventi è prodotto dalle associazioni e i servizi sociali, il 24% è attribuibile alle imprese a vocazione sociale e il restante 11% alle imprese di tipo strumentale. Il margine operativo lordo, con riferimento al 2006, è stato di poco superiore ai 2milioni di euro (2.032.539) ed è imputabile soprattutto alle imprese, coerentemente con la differente finalità lucrativa. Il risultato finale complessivo dopo le imposte è positivo per 2,4 milioni di euro. In significativo progresso anche il consolidamento dei valori patrimoniali delle associazioni, che sono saliti oltre quota 51 milioni (51.076.725). «Un dato che testimonia – commenta Olivero – il grande lavoro compiuto negli anni scorsi e che ci rafforza anche nel rapporto con gli associati, perché gli edifici che ospitano le nostre sedi assumono anche una valenza identitaria»

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Fonte UNHCR
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