Congresso Acli Colf: integrare lavoro di cura e politiche sociali

Maioni, resp. Acli Colf: passare da un welfare familistico a misure di sostegno al reddito e detrazioni.

Bottalico: dalle Colf una spinta alla globalizzazione della solidarietà. Sull’Ucraina: guardare al bene di quel Paese, Russia e Unione Europea non sono alternative ma complementari.

“Il lavoro di cura in Italia è una derivazione del lavoro domestico che, nel corso del tempo ha assunto una valenza socio-sanitaria, fino a divenire un sistema di cura privato erogato presso l’abitazione della persona assistita”. Lo ha affermato Raffaella Maioni, responsabile nazionale delle Acli Colf, nel seminario che si è tenuto il 29 novembre a Roma sul tema “Il lavoro di cura nel welfare che cambia. Antiche sapienze e nuova professione”, con il quale si è aperta l’Assemblea congressuale delle Acli Colf, che proseguirà fino a domenica.

In questi anni è sorto un welfare familistico, fai-da-te, che ha visto come protagonisti principali le famiglie datrici di lavoro e le lavoratrici straniere – ha proseguito Raffaella Maioni – nel vuoto delle politiche pubbliche per i servizi alla famiglia. Per questo occorre oggi prevedere per la famiglia meccanismi di sostegno al reddito, come l’intera detraibilità del costo del lavoro di cura, e servizi idonei al suo fabbisogno”.

In base ai dati INPS sui rapporti di lavoro regolarmente registrati, nel 2011 in Italia si contano oltre 881mila lavoratori impegnati nel settore del lavoro domestico. Di questi l’80,3% (ca. 707mila) è di origine straniera (nel dettaglio, gli extracomunitari sono il 55,1%, ca. 486mila), mentre i restanti 173mila lavoratori sono di origine italiana. Si pensi che solo nel 2001 i lavoratori del settore erano ca. 270mila. In un decennio il lavoro domestico è esploso, triplicando il numero di addetti al settore.

La responsabile delle Acli Colf ha quindi avanzato la richiesta “di una maggiore integrazione del lavoro domestico e di cura con i servizi sociali, e con le politiche sociali. Ciò darebbe anche un contributo all’emersione dal nero del lavoro domestico e di cura, per un pieno riconoscimento della sua dignità e della sua qualità, in un quadro di legalità”.

Alla massiccia presenza di migranti – ha affermato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli chiudendo i lavoro – si affianca nelle Acli Colf una altrettanto prevalente componente femminile. Le Acli sostengono le battaglie per i diritti e la dignità della donna nel mondo del lavoro in ogni parte del mondo e per combattere la tremenda piaga del lavoro schiavo, che riguarda soprattutto le donne. Basta con questa “globalizzazione dell’indifferenza”, come l’ha definita Papa Francesco. Dobbiamo passare ad una globalizzazione dei diritti e della solidarietà!”.

Vista la numerosa presenza tra le collaboratrici domestiche di persone di nazionalità ucraina, il presidente delle Acli Bottatico ha commentato anche la mancata firma a Vilnius da parte della repubblica ex sovietica dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, come fatto, invece, dalla Georgia e dalla Moldavia: “Sarebbe un errore porre l’Ucraina di fronte ad una falsa alternativa tra la scelta di un rapporto con l’Unione europea o con la Russia. L’Ucraina come paese cerniera tra l’Est e l’Ovest ha invece bisogno del rapporto con entrambi questi mondi per il suo sviluppo. Russia e Unione Europea – ha concluso Bottalico – non sono alternative ma complementari”.

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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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