Consiglio nazionale Acli: riscrivere agenda politica con la persona al centro

«Le Acli, impegnate a definire un percorso interno di riorganizzazione e di rilancio – afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – verso l’Assemblea straordinaria dell’Associazione, delle Associazioni specifiche e professionali e dei Servizi, che incrocerà il prossimo anno le celebrazioni per il loro settant’anni di storia, non rinunciano a dibattere i temi dell’attualità politica e sociale, e gli obiettivi dell’impegno dei cattolici in politica nella convinzione che la ridefinizione della strategia dell’Associazione nel mutato contesto sociale si costruisce proprio attraverso l’analisi e le proposte sulle emergenze che interessano il Paese».

Così nella relazione con cui il presidente delle Acli ha aperto questo pomeriggio i lavori del Consiglio Nazionale, si auspica che, «dopo la preoccupante astensione dal voto nelle recenti elezioni regionali dell’Emilia Romagna e della Calabria, si cerchi il più largo consenso possibile sulla nuova legge elettorale che restituisca agli elettori il potere di scelta dei candidati. Un tale accordo potrebbe favorire anche l’intesa sul nuovo presidente della Repubblica, su una personalità il cui prestigio e la cui esperienza siano riconosciuti da tutti».

«Il primo compito dei cattolici impegnati in politica – ha aggiunto Bottalico – ritengo sia quello di dare un contributo per riscrivere l’agenda della politica. Si deve partire dalle priorità della vita di tutti, e non dalla priorità di assicurare il maggior profitto per pochi, che è stata la stella polare della rivoluzione neoliberista degli ultimi trent’anni».

Uno dei temi che, secondo le Acli, va incluso fra queste nuove priorità per la politica è quello della lotta alla povertà.
Ieri, l’Alleanza contro la povertà in Italia, un vasto cartello di associazioni che chiede l’avvio di un Piano nazionale di lotta alla povertà, ha deciso di seguire la via della proposta di legge di iniziativa popolare come strumento per far crescere l’attenzione nel Paese sull’emergenza povertà e per dotare anche l’Italia di una misura di contrasto come il Reddito di inclusione sociale.

Bottalico ha anche ricordato al Governo che «l’ipotesi del dimezzamento dei tagli al Fondo Patronati, da 150 a 75 milioni, seppur costituisce un indizio positivo della disponibilità del governo a rivedere il proprio orientamento, risulta ancora insostenibile ed insufficiente a scongiurare il rischio di mettere in ginocchio la tutela gratuita assicurata dai patronati. Invitiamo il governo a considerare che i tagli al fondo patronati finiscono per colpire i soggetti più deboli, come anziani, disabili, immigrati e cittadini in genere che si rivolgono ai nostri sportelli per ricevere assistenza nei confronti della amministrazione pubblica. Per questo continueremo a sostenere la campagna di sensibilizzazione del Cepa verso le istituzioni e il Parlamento in considerazione dell’importanza per i cittadini delle tutele assicurate in modo universale dai Patronati, che sono costituzionalmente previste». Intanto in meno di un mese la petizione “No al taglio ai patronati”, ha già raccolto 845.308 firme, delle quali circa un quarto, 184.151, raccolte dal Patronato Acli.

C’è una sproporzione tra l’entità degli investimenti che l’emergenza lavoro richiede e le risorse effettivamente utilizzate: «questo – ha affermato Bottalico – rischia di essere anche il limite del Jobs act, al di là delle opposte passioni ideologiche che suscita il nodo dell’articolo 18 e che in questi mesi abbiamo sempre ritenuto interesse di tutti non esasperare».

Emblematico è il caso della “Garanzia giovani”. L’Enaip, l’ente di formazione professionale delle Acli, ha svolto un interessante studio sui dati resi dal servizio di monitoraggio del ministero del Lavoro, da cui emerge che il numero degli iscritti in sette mesi è di circa 300 mila giovani che costituiscono appena un quinto dell’insieme della popolazione giovanile, i cosiddetti “né – né”, indicata come beneficiaria nel Piano di attuazione italiano della Garanzia per i Giovani. Inoltre, fra questo quinto di iscritti solo 98.240, il 32%, sono stati presi in carico e profilati. E dal rapporto di monitoraggio del Ministero sembra che la presa in carico consista essenzialmente nella chiamata a colloquio per la profilazione. «Ciò è indicativo – ha concluso il presidente delle Acli – di quanto c’è da fare nel campo dell’orientamento, dell’istruzione e della formazione professionale insieme a politiche industriali e di sostegno alle imprese, a politiche di welfare giovanile».

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