Contempliamo il mistero dell’amore

La liturgia in questo giorno delle Palme offre il lungo racconto della passione perché il cristiano che celebra l’eucarestia alla domenica possa attraversare con Gesù la morte per giungere alla pasqua di resurrezione. Il racconto si può dividere in cinque scene.

 

L’ULTIMA CENA (14,1-25)

I sommi sacerdoti e gli scribi cercano il modo di uccidere Gesù, ma non vogliono farlo durante la festa di pasqua per non creare tumulti (14,1-2).

Prima dell’ultima cena, Marco narra di un’altra cena in cui una donna lo unge con un olio molto costoso ed è Gesù che interpreta questo gesto come anticipazione della propria sepoltura (14,3-9).

Giuda prende l’iniziativa di andare dai sommi sacerdoti per consegnare loro Gesù. Non sappiamo perché Giuda abbia deciso di compiere questo passo, forse aveva una diversa concezione del regno di Dio e non comprendeva più quello che Gesù annunciava e faceva (14,10-11).

Gesù manda due discepoli per preparare la cena pasquale in cui si celebrava la liberazione dalla schiavitù dall’Egitto (14,12-16). A cena è Gesù che prende l’iniziativa di annunciare il tradimento di uno dei discepoli, che reagiscono interrogando Gesù: «Sono forse io?». Essi non sanno più bene chi sono e non sono così sicuri di voler seguire Gesù sulla strada che sta percorrendo. In qualche modo condividono le perplessità di Giuda, anche se non compiono il passo di consegnarlo ai sommi sacerdoti (14,17-21).

Gesù compie poi due gesti di condivisione con il pane e il vino e ne spiega il significato. Il contesto è quello dell’alleanza in cui il Signore si è legato a Israele mediante il sangue del sacrificio (Es 24). Il sangue è la vita che, versato sull’altare e sul popolo, indica che entrambi condividono quella relazione in cui la vita dell’uomo viene promossa e custodita dalla vita del Signore.

Gesù attualizza l’alleanza del Sinai offrendo la sua esistenza (il suo corpo e sangue) come realtà che la rende definitivamente vera. Egli ci ha mostrato come si può vivere di quella relazione vitale con il Signore.

 

L’ARRESTO NELL’ORTO DEGLI ULIVI (14,26-52).

Il monte degli ulivi si trova al di là di una piccola valle, uscendo dalle mura di Gerusalemme. Da lì si può vedere il tempio e la città. Qui Gesù compie tre gesti: annuncia l’abbandono dei discepoli (14,26-31), prega il Padre (14,32-42) e si lascia arrestare (14,43-52).

Gesù cita il profeta Zaccaria (13,7) per indicare come gli apostoli reagiranno allo scandalo della sua morte: lo lasceranno solo. Quell’alleanza di comunione, appena celebrata insieme, sarà “carta straccia” per i discepoli, ma non per Gesù. A Pietro, che con maggiore insistenza proclamava la sua volontà di non rimanere scandalizzato, Gesù annuncia il triplice rinnegamento.

Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, che erano stati coinvolti da lui nella sua trasfigurazione al monte Tabor (Mc 9,2-8). Li invita a fargli compagnia nella sua preghiera personale al Padre, perché sente paura e angoscia.

Gesù li fa partecipi della tristezza che lo fa sentire come morto. Non è detto esplicitamente di cosa Gesù ha paura, di che cosa è angosciato e triste. Possiamo immaginarlo consapevole che i suoi amici più cari non comprendono quello che sta succedendo, che hanno altre idee sulla sua missione e sul modo con cui realizzarla. Ne ha avuto più volte i riscontri nel tempo vissuto insieme, per esempio dopo i tre annunci del mistero pasquale e dopo la trasfigurazione. E anche ora vede che non riescono a vegliare con lui.

Gesù forse ha paura della morte, è forse angosciato dalla sproporzione tra quanto gli sta accadendo e ciò che comprende essere la via della salvezza che Dio ha scelto di operare attraverso di lui. La sua preghiera, che Marco ha ricostruito per noi, ci mostra il suo rapporto di Figlio con il Padre. Gesù inizia con una confessione di fede in Dio in quanto Dio che ama la sua creatura: «Padre! Tutto è possibile a te», prosegue con la richiesta: «allontana da me questo calice!». Ma Gesù ci sorprende con l’ultima parola, che testimonia la sua fiducia di Figlio nel Padre: «Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».

La narrazione ci invita a condividere questi sentimenti di Gesù (cfr. la seconda lettura): fede filiale, umiltà, conoscenza dei modi con cui Dio salva e obbedienza al desiderio di vita del Padre per tutti gli uomini. Ora Gesù è pronto a consegnarsi al traditore e ai sommi sacerdoti, perché possano verificare definitivamente chi è lui.

 

IL PROCESSO DAVANTI AI GIUDEI (14,53-72).

Il sinedrio, cui era a capo il sommo sacerdote, aveva il compito, tra gli altri, di riconoscere il Messia inviato da Dio per la salvezza del popolo.

Molti testimoniano il falso per poter trovare un capo d’accusa per metterlo a morte, ma ogni menzogna viene smascherata (14,55-59). Il sommo sacerdote comprende che l’unico che può dire la parola definitiva e vera su di sé non è che Gesù e lo invita a difendersi dalle false accuse. Gesù però non prende in considerazione questa richiesta e tace, perché già sono cadute in quanto non sostenute da sufficienti prove testimoniali. Il momento è drammatico.

Il sommo sacerdote si decide a fare la domanda risolutiva: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù risponde affermativamente con un’immagine che paragona il Figlio dell’uomo a Dio, mostrandolo seduto alla sua destra. Questo non era concepibile per gli ebrei di quel tempo. Infatti solo dopo l’incontro con il Risorto, i discepoli hanno potuto constatare la verità di questa affermazione. E anche oggi solo chi crede nella resurrezione di Gesù afferma che egli è Dio.

Al sommo sacerdote basta questo per essere certo che Gesù non è il messia che il popolo aspettava, tutti sono stati testimoni di questa affermazione di Gesù su di sé, che essi hanno compreso come una bestemmia, in quanto si è fatto come Dio. Gesù, in quanto bestemmiatore, è dunque da condannare a morte (14,60-65). Pietro è coinvolto dal clima di menzogna e rinnega la sua relazione con Gesù per tre volte, dicendo di non conoscerlo.

 

IL PROCESSO DAVANTI AI ROMANI (15,1-15).

Il sinedrio non aveva però il potere di condannare a morte una persona, in quanto questo diritto i romani lo avevano riservato per sé. Per questo il sinedrio consegna Gesù al procuratore dei romani, Pilato. Marco ci narra che anche questo processo è simile al primo: falsi testimoni che non concordano tra loro.

L’accusa che Pilato rivolge a Gesù e che lo interessa è se  lui è il re dei Giudei, traduzione per il potere romano del messia atteso da Israele. Gesù risponde con: «Tu lo dici», come a prenderne le distanze. Gesù infatti si è sempre sottratto a coloro che volevano farlo re e decide di tacere di fronte alle false accuse. Pilato, non avendo il coraggio di liberare Gesù, in cui non riconosceva una colpa contro il potere che rappresentava, lo consegna ai soldati per crocifiggerlo.

 

LA CROCIFISSIONE E LA MORTE (15,16-47).

Marco ci mostra il percorso che porta alla crocifissione e sepoltura di Gesù.

Nel cortile del pretorio, Gesù viene svergognato e deriso dai soldati nella pretesa a lui attribuita di essere il re dei Giudei. Poi lo conducono al Golgota, facendosi aiutare da un certo Simone di Cirene, ricordato dalla comunità cristiana per questo suo gesto cui è stato costretto (15,16-23).

Sotteso al racconto ci sono molte citazioni implicite dell’antico Testamento, in particolare dal Salmo 22 e dal quarto canto del servo (Is 52,13-53,12). Marco descrive la vicenda come il compimento delle Scritture, sottolineando il fatto che Gesù non usa la sua potenza per salvare se stesso, dopo aver salvato altri.

Gesù, per la propria salvezza, si è rimesso nelle mani del Padre, da cui riceve la vita vera, prima e dopo la sua morte, vita caratterizzata dalla relazione di comunione reciproca tra il Padre e il Figlio.

Quando Gesù muore cita l’inizio del Salmo 22, salmo che mostra la sofferenza di un uomo perseguitato, che si lamenta dell’abbandono da parte di Dio, ma che si conclude con un canto di ringraziamento davanti a tutta l’assemblea liturgica per la salvezza ricevuta.

E’ un centurione, un pagano, che vedendo il modo con cui Gesù muore, lo riconosce come un uomo capace di mostrargli cosa vuol dire essere Figlio di Dio (15,24-39). Marco rimanda così all’inizio del suo vangelo: «Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio», che possiamo tradurre così: Inizio della buona notizia che Gesù è il messia e il Figlio di Dio.

Nel riconoscimento del centurione c’è la risposta di tutti coloro i quali, vedendo il modo con cui Gesù è morto senza usare la sua potenza per distruggere gli avversari, riconoscono in lui il Figlio di Dio che, come il Padre, ama gli uomini.

Il racconto si conclude con la sepoltura fatta ad opera di Giuseppe di Arimatea, membro autorevole del sinedrio e che aspettava la venuta del regno di Dio, sotto gli occhi attenti di alcune donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea.

 

29 marzo 2015 – Domenica delle Palme – Anno B

Marco 14,1-15,47

14,1 Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. 2 Dicevano infatti: “Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo”. 3 Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. 4 Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: “Perché questo spreco di profumo? 5 Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!”. Ed erano infuriati contro di lei. 6 Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. 7 I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8 Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”.

10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. 11 Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno. 12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?”. 13 Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. 14 Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi”. 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

17 Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 25 In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

26 Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27 Gesù disse loro: “Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. 28 Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea”. 29 Pietro gli disse: “Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!”. 30 Gesù gli disse: “In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai”. 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: “Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò”. Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

32 Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”. 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”. 35 Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. 36 E diceva: “Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu”. 37 Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: “Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. 39 Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. 40 Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. 41 Venne per la terza volta e disse loro: “Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”. 43 E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”. 45 Appena giunto, gli si avvicinò e disse: “Rabbì” e lo baciò. 46 Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47 Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. 48 Allora Gesù disse loro: “Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!”. 50 Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. 51 Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. 52 Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

53 Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. 55 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56 Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. 57 Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58 “Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”. 59 Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde.

60 Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. 61 Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”. 62 Gesù rispose: “Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”. 63 Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: “Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. Tutti sentenziarono che era reo di morte. 65 Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: “Fa’ il profeta!”. E i servi lo schiaffeggiavano. 66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: “Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù”. 68 Ma egli negò, dicendo: “Non so e non capisco che cosa dici”. Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69 E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: “Costui è uno di loro”. 70 Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: “È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo”. 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quest’uomo di cui parlate”. 72 E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: “Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai”. E scoppiò in pianto.

15,1 E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. 2 Pilato gli domandò: “Tu sei il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. 3 I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. 4 Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!”. 5 Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. 6 A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. 7 Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. 8 La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9 Pilato rispose loro: “Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?”. 10 Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11 Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. 12 Pilato disse loro di nuovo: “Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”. 13 Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”. 14 Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Ma essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!”. 15 Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

16 Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. 17 Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. 18 Poi presero a salutarlo: “Salve, re dei Giudei!”. 19 E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. 20 Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. 21 Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. 22 Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, 23 e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 24 Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. 25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26 La scritta con il motivo della sua condanna diceva: “Il re dei Giudei”. 27 Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.  [28]  29 Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: “Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, 30 salva te stesso scendendo dalla croce!”. 31 Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 32 Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!”. E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. 33 Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 34 Alle tre, Gesù gridò a gran voce: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. 35 Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Ecco, chiama Elia!”. 36 Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere”. 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. 38 Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39 Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”. 40 Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41 le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. 42 Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, 43 Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. 44 Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. 45 Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46 Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. 47 Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

 

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Contempliamo il mistero dell’amore
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR