Contratto prevalente, la proposta delle Acli per la riforma del lavoro

Il presidente Andrea Olivero la illustra al ministro Elsa Fornero

Un contratto prevalente a tempo indeterminato per tutti i lavoratori dipendenti neoassunti, con i primi tre anni in cui è possibile la risoluzione del rapporto di lavoro, pena il pagamento di un’indennità crescente con l’anzianità lavorativa. Riduzioni degli oneri contributivi per le aziende che alla fine del triennio stabilizzano i lavoratori. E’ la proposta di riforma del mercato del lavoro presentata nel pomeriggio di venerdì 13 gennaio dalle Acli al ministro del Lavoro delle Politiche sociali Elsa Fornero. Restano in vigore, nel progetto delle Acli, le sole altre forme contrattuali del lavoro dipendente riconducibili all’apprendistato, alle assunzioni a termine per sostituzione, al lavoro stagionale e alla somministrazione di lavoro, al telelavoro e al contratto di stage. I contratti a collaborazione, per i quali va adottata la stessa aliquota contributiva del lavoro dipendente, sono utilizzabili solo per qualifiche e specializzazioni elevate, per una retribuzione non inferiore ai 30 mila euro annui.   Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, le Acli sollecitano uguali tutele per tutti i lavoratori, estendendo il trattamento di cassa integrazione e i contratti di solidarietà a tutti i settori produttivi e a tutte le tipologie contrattuali, prevedendo che le risorse necessarie derivino in parte dall’assicurazione obbligatoria e in parte da fondi di origine contrattuale gestiti dagli enti bilaterali.   Per il presidente Andrea Olivero «l’Italia necessita di una profonda riorganizzazione del mercato del lavoro in direzione innanzitutto di una maggiore equità, per superare il dualismo oggi esistente tra lavoratori e comparti economici protetti e altri lavoratori e settori di produzione completamente senza tutele».   Ma il mercato del lavoro necessità anche di «maggiore efficienza». Per Olivero occorre «favorire l’incontro domanda-offerta di lavoro migliorando i servizi e riorganizzando l’intera filiera dell’istruzione, superando il disallineamento tra saperi e competenze che ogni anno rende irreperibili oltre 100mila opportunità occupazionali».   Le Acli propongono di estendere ad ogni lavoratore il diritto alla formazione permanente, introducendo un sistema di certificazione delle competenze acquisite e forme graduali di detraibilità fiscali delle spese sostenute per la formazione.   La questione centrale rimane l’esigenza di «realizzare un forte investimento verso le giovani generazioni». L’associazione ha sottoposto al ministro un ulteriore documento di proposte in vista di un “piano nazionale per l’occupazione giovanile”. Il piano si fonda su cinque linee strategiche di azione: un più esteso impiego del nuovo apprendistato, per farlo diventare il principale contratto di accesso al mondo del lavoro; l’utilizzo generalizzato degli stages e dei tirocini, nella logica dell’alternanza scuola lavoro; un’azione nazionale di riqualificazione dell’istruzione tecnica e il potenziamento dell’offerta della formazione professionale; il miglioramento delle politiche attive per ciò che riguarda l’inserimento lavorativo e l’intermediazione di manodopera; la fiscalità di vantaggio per l’imprenditoria giovanile.

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Fonte UNHCR
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