Cooperare è un verbo che va coniugato

Il mese di febbraio 2013 Anna Tosetti ha terminato il suo anno di servizio civile in Kosovo con il progetto Limes di IPSIA. Questa una riflessione di Anna sulla sua esperienza.
Cooperare è un verbo che va coniugato. Io coopero. Tu cooperi. Egli coopera. Noi cooperiamo. Voi cooperate. Essi cooperano.
Durante quest’anno di servizio civile in Kosovo ho maturato la seguente riflessione. Il verbo coniugato è corretto grammaticalmente in tutte le sei persone, ma l’unica cooperazione davvero efficace è quella della seconda persona plurale. Plurale perché la cooperazione ha l’alto compito di coinvolgere una pluralità di soggetti, che non sono più (o non dovrebbero essere più) donatore-beneficiario, ma attori che traggono beneficio da un percorso comune. Bene, ma le persone plurali sono tre: noi, voi ed essi. Se a cooperare sono i ‘voi’ e gli ‘essi’ significa che ‘noi’ ci stiamo escludendo da quest’azione. Purtroppo l’Italia a livello di cooperazione internazionale è più spettatrice che protagonista; ha bisogno di rilanciare la sua partecipazione, non solo in termini di investimenti, ma anche, e (credo) soprattutto in termini di modalità e indirizzi.
Ma durante quest’anno ho avuto modo di vedere come il noi sia la via migliore, forse la più difficile, ma sicuramente quella che implica il coinvolgimento di tutti gli attori e le scelte condivise. Durante quest’anno in Kosovo con IPSIA ho visto come si sviluppa un progetto di cooperazione internazionale (in questo caso si trattava di un progetto MAE dal titolo Formazione, microcredito, sviluppo agricolo in Kosovo). Al di là del progetto e dei risultati, ho provato a capire qual è la cooperazione più partecipata, più efficace, più concreta (non solo secondo me, ma cercando di pensare qual è, se c’è, un paradigma comune di cooperazione).
La cooperazione che ci piace è quella che vede due apicoltori di diverse nazionalità scambiarsi idee sulla produzioni di miele, darsi consigli in una lingua intermedia e ridere quando si realizza che molte più sono le somiglianze che le differenze. La cooperazione che ci piace è quella che vede due scuole di musica (una italiana e una kosovara) pensare ad un progetto di scambio musicale, con la certezza che la cultura sia ciò che fa crescere le nostre due realtà. La cooperazione che ci piace è quella che impone di lavorare fianco a fianco con persone con cultura e idee diverse, che porta a scontrarsi e a mediare, che invita a scambiare idee e a trovare un compromesso. La cooperazione che ci piace a volte non funziona, e allora va ripensata e rimodulata, ci chiede di rimetterci in gioco, partendo dalle relazioni. La cooperazione che ci piace è quella che vede tre piccole istituzioni di micro finanza che nel corso del progetto si formano e riflettono sul fatto che ‘dar credito alle donne, paga’. La cooperazione che ci piace è quella che vede giovani italiani e kosovari, impegnati nel progetto di animazione estiva Terre e Libertà, con un risultato atteso che è quello di far giocare i bambini, ma con un alto valore aggiunto, che si quantifica in nuove amicizie, zaini pieni di momenti condivisi, incontri e conoscenze di luoghi e culture diversi. La cooperazione che ci piace è quella che abita il presente, mettendo al centro le persone e le comunità, con la certezza che solo la logica del noi ci permetta di affrontare le sfide globali.
IPSIA Cremona ha raccolto tutte i racconti e le riflessioni di Anna durante il suo servizio civile in una speciale sezione chiamata “Prendiamoci un caffè”: una pausa per leggerci il racconto di un’esperienza importante, un momento rituale per immergerci anche noi, un poco alla volta, nelle abitudini e nelle caratteristiche della terra kosovara grazie alla penna di una testimone di eccezione.

Cooperare è un verbo che va coniugato
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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